“Siate saggi, fate buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi”. XX Domenica ordinario B

Nella seconda lettura S. Paolo scrive ai Galati esortandoli ad “ Essere saggi facendo buon uso del tempo perché i giorni sono cattivi”.

Ci mancava pure S. Paolo a ricordarci che stiamo vivendo dei tempi brutti e difficili, a mettere una nota grigia nella festa. Il Tempo, questa realtà così importante nella nostra esperienza umana, terrena, perché finché siamo in cammino su questa terra siamo nel tempo, anche se noi siamo destinati all’eternità.

Per la nostra realtà nulla c’è più misterioso e sfuggente del tempo; esso ci appare come la forza più grande ed inarrestabile dell’universo, che ci accompagna inesorabilmente dalla culla alla tomba.
Che cos’è dunque il tempo? Molti filosofi, scienziati, poeti e artisti hanno cercato di dare una qualche risposta a quello che è uno dei grandi interrogativi irrisolti dell’uomo.
Nel VII secolo Sant’Agostino nelle Sue Confessioni diceva: “Se nessuno me lo chiede, so cos’è il tempo, ma se mi si chiede di spiegarlo, non so cosa dire”.

Altri hanno cercato di definirlo:
“Il tempo è la moneta della tua vita. E’ l’unica che possiedi e che puoi decidere come spendere. Stai attento non permettere ad altri di usarla al tuo posto”
[Carl Sandburg]

Il tempo è gratis ma è senza prezzo.
Non puoi possederlo ma puoi usarlo.
Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo.
Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro.
[Harvey MacKay]

Il tempo è l’ unica cosa che nessuno,
nemmeno una persona riconoscente,
ci può restituire.
[Seneca]

La percezione che ne abbiamo di volta in volta è mutevole. Quando dobbiamo consegnare un lavoro, il tempo ci passa sempre troppo in fretta. Quando aspettiamo una persona ritardataria o non riusciamo a prendere sonno, il tempo non passa mai.
In genere ci manca sempre! Occorre far tesoro del tempo che ci è regalato, perché non lo produciamo noi, tentiamo di gestirlo, con risultati che sono quelli che sono…! Paolo, scrivendo agli Efesini, li invita a fare buon uso del tempo, perché sembra che anche allora i tempi non fossero così semplici: “ i tempi sono cattivi”.
Il tempo di cui fare tesoro è quello della nostra vita, perché è in questo tempo che noi prepariamo l’ ingresso a quella realtà senza tempo: l’eternità, che potrà essere felice, beata, oppure disperata.
Tutto dipende da come viviamo il tempo che ci viene concesso.
S. Paolo dice di comportarsi da saggi e non da stolti, a non essere sconsiderati, ma a comprendere la volontà del Signore. E volontà di Dio è credere in Colui che il Padre ha mandato. Leggiamo nel vangelo di Giovanni:
“ Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in Lui abbia la vita eterna e io lo risusciterò l’ ultimo giorno”.

Abbiamo celebrato proprio ieri la solennità dell’Assunzione della vergine al cielo. Lei diventa per noi il modello. Maria ha creduto alla proposta di Dio, ha creduto che la sua storia di donna non fosse completamente sua, solo nelle sue mani, ma che si sarebbe realizzata mettendola nelle mani di Qualcun’ altro e questo non ha significato passare la mano, ma se ne è assunta tutta la responsabilità rimanendo fedele fino in fondo. Ha creduto che Dio possa abbassarsi, farsi uomo per prenderci per mano e condurci “ al cielo”, mostrandoci che la logica di Dio è esattamente il contrario di quella dei potenti e affini. E noi? Come ci troviamo a livello di fede?

Oggi Gesù, nel Vangelo ci chiede, ancora una volta, di credere in Lui, e credendo in Lui, di riconoscerlo come quel nutrimento assolutamente necessario per essere vivi.
“ Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in Lui … ci mangia di me, vivrà per me”.
Rimanere in Gesù …fare di Lui la vita della nostra vita! Verrebbe da pensare ai tanti che si ricordano del Signore una tantum, in qualche momento della loro vita. Ma cosa significa per me rimanere in Gesù? Ognuno pensi a se, io per primo. Prima di tutto riconoscerlo vivo e presente nell’Eucaristia, pensiamoci anche nell’ atteggiamento con cui noi veniamo a ricevere Gesù nella S. Comunione. Essere consapevoli che occorre poi “rimanere nel Signore”.
Rimanere nel Signore, significa assumerlo non solo in “bocca”, ma nella mia vita, attimo dopo attimo, vivendo per il Signore, morendo per il Signore, come accade a tanti cristiani oggi in tante parti del mondo. Mettendoci di buon animo sulla strada che percorre il discepolo, passo dopo passo fino all’ incontro in pienezza con il Signore glorioso.
Mi colpiva molto la frase di un commentatore: “Mangiare la carne di Cristo significa non (solo) fare tante comunioni, ma tanta comunione con me e con gli altri.” Costruire la comunione nella Carità …
Significa quello che ricorda Isaia: “ Togliere dalla vista ( del Signore) il male delle nostre azioni. Ricercare la giustizia, ( quella di Dio, non solo quella degli uomini, quella di Dio è la misericordia), soccorrere l’ oppresso, rendere giustizia all’ orfano, difendere la causa della vedova”. Riconoscere il tempo della mia vita come occasione favorevole, tempo di salvezza per la conversione e la riconciliazione con il Signore.

Oggi potremo accostarci all’Eucaristia con saggezza se saremo in questa dinamica oppure con stoltezza se, pur essendoci comunicati continueremo a ragionare così: “ Ama chi t’ama e frequenta chi ti frequenta. E dona a chi dona e non dare a chi non dà. Uno è solito dare a chi dona, ma nessuno dà a chi non dona” ( Esiodo).

Saggi o stolti dipende da noi!
Qydiacdon, Soli Deo Gloria!

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