Se Dio è buono, perché la sofferenza?

Racconti allegorici, le parabole risultano essere potenti mezzi di annuncio della Parola. Fondatore con mons. Carré di CapMissio, la scuola di missione di Montpellier, padre René-Luc ha deciso di utilizzare il medesimo mezzo per evangelizzare.
È certamente la questione sulla quale i cristiani sono più interpellati: se Dio è buono, perché esiste la sofferenza? E la risposta è altrettanto capace di interpellare: per esercitare la nostra libertà.

Dio non ha creato il male, ha fatto dell’uomo una creatura intelligente, libera e quindi capace di dire no. A immagine di un padre che parla ai suoi figli per impedir loro di ferirsi e metterli in guardia dai molti pericoli che esistono, Dio ci interpella. Eppure non ci obbliga.

Nella Bibbia si parla di un Dio onnipotente, il Dio delle armate. Ma nei fatti si tratta di un Dio inerme di fronte alla nostra libertà, sottolinea padre René-Luc.

È necessario comprendere che l’essenza del male e della sofferenza che costeggiamo nel quotidiano viene dall’esercizio della nostra libertà.

Certo, le catastrofi naturali e le malattie sono pure quelle fonte di sofferenza e non sono legate alla nostra libertà. La morte resta sempre un mistero che ci oltrepassa e che bisogna legare all’origine del peccato – riconosce padre René-Luc –. Ma se tutti gli uomini esercitassero la loro libertà nel bene, mettendo in pratica gli insegnamenti di Dio, ci sarebbe già molta sofferenza in meno.

«Gesù non è venuto per sopprimere la sofferenza»
A fronte del male che ci oltrepassa e che non è dovuto alla nostra libertà, Dio ci dà una risposta. Questa risposta è Gesù. Che non vuol dire: «Credete in me e non conoscerete più la sofferenza», ma che ha preso questa sofferenza su di Sé come tutti gli altri, l’ha attraversata e l’ha trascesa.

Anche se attraversassi una valle oscura
non temerei alcun male,
perché tu sei con me: il tuo bastone
e il tuo vincastro mi dànno sicurezza,

possiamo leggere nel Salmo 22. Non esiste una sola sofferenza che Gesù non conosca. Nessuno tra noi ha sofferto come Gesù, e quando egli ci tiene la mano nelle prove ciò diventa fonte di senso, perché anche Lui ci è passato.

Gesù non è venuto a sopprimere la sofferenza, e neanche a spiegarla, ma ad abitarla con la sua presenza.

Paul Claudel
traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotulli
Aleteia

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