Quando pensi siano gli altri a “stressare” … leggi questo articolo…

 

Un sacerdote andò da Jung ( psichiatra, “padre” della psicologia analitica ): “ Non riesco a far fronte agli impegni di una giornata di quattordici ore”, spiegò. Dopo un lungo colloquio, Jung disse: “ Se vuoi guarire, devi cambiare  il tuo stile di vita. Lavora per otto ore al giorno, cena e poi rimani tranquillo da solo fino al momento di andare a letto”. Il sacerdote gli fu molto grato: “ Farò tutto ciò che dice, dottore, se questo mi aiuterà a sentirmi meglio”. Il giorno seguente lavorò per otto ore, cenò poi si ritirò

 nel suo studio. Ma ben presto cominciò ad agitarsi, così ascoltò qualche brano di musica per pianoforte di Chopin e finì di leggere un romanzo di Hesse. Il giorno dopo si comportò allo stesso modo, ascoltò Mozart e iniziò a leggere un romanzo di Thomas Mann. All’ ora di andare a letto stava male come sempre.

Il mattino seguente ritornò dal dottor Jung: “ Ho seguito le sue istruzioni”, si lamentò, “ma non per questo mi sento meglio”. Dopo aver ascoltato come aveva trascorso la serata, Jung gli disse: “ Non hai capito. Non volevo che passassi il tuo tempo con Chopin, Hesse, Mozart o Mann. Volevo che restassi solo con te stesso”. Allora il sacerdote disse in tono allarmato: “Non posso pensare ad una compagnia peggiore”. E Jung replicò: “Pensa che questa è la parte di te che fai subire agli altri per quattordici ore al giorno”.

(S.Messina, P. Raimondo, Avvenga secondo la vostra fede,ed Effatà)

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