“Principi non negoziabili.” Esistono!

Affermazione cara a Benedetto XVI, ma che ora si teme di usare anche dal mondo cattolico ed ecclesiale.
Eppure esistono. La famiglia così come ci è stata consegnata dal Creatore per noi cattolici è uno di questi.
Per fare un po’ di chiarezza su cosa siano vi invito a leggere alcuni stralci di un interessante editoriale apparso su: La Nuova Bussola Quotidiana a firma di Riccardo Cascioli.(dqy)

Nella concezione della Dottrina sociale della Chiesa, i «princìpi non negoziabili» non sono sinonimo di valori, ma sono le basi, le fondamenta, su cui si può costruire una società veramente umana. È come una casa: è certo che ha bisogno di muri, di porte, finestre, tetto, arredamenti interni e così via (tutti valori) ma se non si fanno le fondamenta e non si fanno nel modo corretto, presto o tardi viene giù tutto.

Il fondamento di una società che persegua davvero il bene comune è la tutela e la promozione della dignità umana. E questo è anche l’interesse principale della Chiesa nell’arena pubblica. Da qui nascono i «princìpi non negoziabili», come li ha definiti papa Benedetto XVI in un discorso rivolto ai parlamentari del Partito Popolare Europeo il 30 marzo 2006: tra questi – disse papa Ratzinger – «oggi emergono particolarmente i seguenti:       


– tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale;
– riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale;
– tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli».

Su questi princìpi non ci può essere compromesso, ne va dell’intera società, non è un problema confessionale. Ancora Benedetto XVI, il 24 marzo 2007 ai partecipanti a un convegno sull’Europa: «Se il compromesso può costituire un legittimo bilanciamento di interessi particolari diversi, si trasforma in male comune ogniqualvolta comporti accordi lesivi della natura dell’uomo. Una comunità che si costruisce senza rispettare l’autentica dignità dell’essere umano, dimenticando che ogni persona è creata ad immagine di Dio, finisce per non fare il bene di nessuno».

In precedenza, novembre 2002, era stato ancora il cardinale Ratzinger a firmare per la Congregazione per la Dottrina della Fede, la Nota dottrinale circa alcune questioni riguardanti l’impegno dei cattolici nella vita politica, in cui si distingue tra scelte politiche contingenti nelle quali sono spesso «moralmente possibili diverse strategie per realizzare o garantire uno stesso valore sostanziale di fondo» (no. 3) e «principi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno» (no. 4), dove «allora l’impegno dei cattolici si fa più evidente e carico di responsabilità».

Quest’ultimo è evidentemente il caso in questione, dove – contrariamente a quanto sostiene Ichino – non sono in gioco valori equivalenti bensì il «principio non negoziabile» della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Per questo sul ddl Cirinnà non ci possono essere compromessi, va respinto in blocco. Così come, con buona pace di Avvenire e vescovi vari, se si ha a cuore il bene comune non ci può essere alcun riconoscimento delle unioni civili, anche se non equiparate alla famiglia.

Tratto da: Il bene comune impone: nessun compromesso, di Riccardo Cascioli.

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