“Prendi la bicicletta e pedala …” Ascensione del Signore – C, (2016)

 

Quando in una famiglia nasce un bambino tutta la storia di quella famiglia subisce un cambiamento un svolta, entra in una dimensione nuova … così accade con la storia umana con la Risurrezione di Gesù, alla quale la festa dell’ Ascensione che noi stiamo celebrando è strettamente unita…. Siamo nel tempo ultimo di questa storia quel tempo in cui il Signore Gesù è presente/assente.
Assente, perché non viviamo più l’ esperienza di una presenza visibile, come quella che sperimentiamo fra noi quando ci incontriamo, quando ci salutiamo, ci parliamo.
Presente nella sua Chiesa a cui ha affidato il compito di annunciare e testimoniare la sua Pasqua, di “ predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati”.
La Chiesa a cui ha affidato i Sacramenti, che ne costituiscono il tesoro, perché sono la presenza del Signore stesso in fra noi, presenza misteriosa, ma reale, vera; La Chiesa a cui ha insegnato a vivere il comandamento dell’ amore/Carità.
Questa Chiesa qui, che è fatta di uomini e donne in cammino, fragili, deboli, peccatori, non perfetti lanciata nel mondo e investita di un compito che non è mica terminato. L’ l’ annuncio del Vangelo è ancora la prima carità, il primo gesto d’ amore per l’ uomo di ogni tempo e di ogni situazione storica.     

Pensando a questo …
mi viene alla mente quando da bambini si impara ad andare in bicicletta. Prima si hanno le ruote di sostegno e allora si va alla grande, ma arriva il giorno in cui vengono tolte. Allora si parte sostenuti dal braccio del papà o della mamma che poi ad un certo punto ti lascia. Subito continui ad andare poi a un certo momento ti ricordi che non hai più il sostegno, inizi ad aver paura e cadi…. Ti senti smarrito fino a quando arrivano papà o mamma, ti tirano su, ti rincuorano e riparti … e pian piano impari ad andare … qualcosa di simile succeda anche con l’ Ascensione.
Gesù ha mostrato, testimoniato quello che il Padre vuole per l’uomo, che è un destino di bellezza, di vita e di gioia, ma che richiede da parte nostra di ripercorrere la via che Lui ha mostrato. Ora tocca a noi battezzati, perché la Chiesa non è altro che questo: il popolo dei battezzati. Non possiamo più nasconderci dietro l’ombra di Gesù, dove si sta anche bene, ma non è sufficiente: occorre uscire allo scoperto. Non possono esistere cristiani anonimi, ma devono essere ben riconoscibili e identificabili con le parole e con la vita, perché le parole non bastano, ce lo dice Gesù : “ Non basta dire Signore, Signore …”.
Chiamati ad essere collaboratori del Signore, pensiamo quale grande fiducia ha in noi Gesù, affinché rendiamoci gli altri partecipi della nostra gioia, in quella consapevolezza che anche noi siamo in cammino, come ci ricorda S. Paolo scrivendo ai Corinti:”Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete saldi.”
Allora non si può rimanere a guardare in su, occorre tornare a guardare anche quaggiù e rimboccarsi le maniche e allenare le ginocchia, perché se il Signore ci dona lo Spirito Santo sapendo quanto sia impegnativo il compito che ci affida conoscendo la nostra inadeguatezza, la preghiera e la vita di grazia sono l’ ossatura che tutto sostiene per non cadere in quel attivismo filantropico che, pur buono sarebbe riduttivo della missione che ci viene affidata.
Concludo: con parole, che non sono mie, ma di un commentatore che scrive:” Allora io non devo soltanto predicare la povertà: io devo essere povero; io non devo soltanto predicare la pace: io devo essere pacifico; io non devo soltanto predicare la giustizia: io devo essere giusto: io non devo soltanto predicare la speranza: io devo sperare! Il mondo deve scoprire il cristianesimo nella vita vissuta dei cristiani.
Oggi è così? Poniamoci umilmente la domanda: io, tu, noi insieme siamo un argomento a favore di Cristo, come diceva Jacques Maritan, oppure siamo un ostacolo al suo Vangelo?” ( Card. A. Comastri in Una buona notizia per Te – anno C)

Deo gratias, qydiacdon

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