“Passiamo all’altra riva” – XII domenica ordinario B

Passiamo all’ altra riva!
Il Signore Gesù ci ha chiamato e ci chiama ogni giorno ad essere suoi discepoli e anche a noi, che ascoltiamo  e spezziamo la Parola Domenica dopo Domenica, Eucaristia dopo Eucaristia, oggi fa questa proposta quello di fare “ una traversata”, in un’ ora un po’ insolita. Siamo verso sera, verso il finire del giorno, quando scende la notte e le cose non sono più così visibili.

Un po’ come quando nella nostra vita vi sono i momenti di difficoltà, i momenti di prova e d’incertezza; i momenti in cui sembra  che non solo tutti ci abbandonino, ma che  Dio stesso sia lontano, “ addormentato sul cuscino a poppa”. Quello che conta, però, è: accettiamo di compiere questa traversata, su “ un mare” che non è poi così limpido, perché di notte l’acqua non è cupa! La notte, il buio incutono sempre un po’ di timore.Come discepoli, decidiamo di ubbidire a questo comando del Signore.
Ma qual è la traversata che dobbiamo compiere e su quale mare dobbiamo navigare?
La traversata che il discepolo è chiamato a compiere, e quindi anche ciascuno di noi, è quella di passare dalla incredulità alla fede. Non è una traversata facile, la perplessità, il dubbio, la tentazione di mollare, soprattutto quando la fede diventa difficile sono sempre in agguato. Si tratta di attraversare “il mare”, della nostra vita dove spesso “la tempesta”  scoppia improvvisa, oppure tutta la vita è una tempesta.
Si tratta anche di navigare nel grande “mare” del mondo. Un mare in bonaccia quando Dio fa comodo, è utile , ma che si scatena quando Dio, volendo essere Dio, interpella l’ uomo e il mondo.

Allora,  la tempesta si scatena con tutta la sua forza contro quella “barca” in cui il discepolo è salito per compiere la sua traversata, che è la Chiesa. Che sia così lo tocchiamo con mano oggi. Il mondo plaude per l’Enciclica sull’ Ecologia, ma scatena tutta la sua rabbia e la sua forza subdola e distruttiva quando, in nome di Dio, si afferma il valore della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna, chiamati nella loro diversità unica a completarsi e ad arricchirsi. La tempesta si scatena quando si afferma che i figli per crescere armoniosamente hanno bisogno di un papà e di una mamma e non di genitore uno e genitore due, o di due papà o di due mamme.

Fra le tempeste del mondo, la barca della Chiesa, su cui siamo anche noi con le nostre tempeste, con le nostre paure, i nostri dubbi, imbarca acqua. L’ acqua impedisce di respirare e abbiamo paura , l’ acqua spegne il fuoco e anche la fiamma della fede viene meno. Ma, sulla barca, c’è anche Gesù. Quel Gesù di cui così spesso ci dimentichiamo, perché la sua è una presenza viva, vera, reale, eppure discreta … silenziosa come quella  del pane Eucaristico.

Signore dove sei, ti abbiamo preso con noi, così “ come sei”. Non è mica stato tanto facile.
Non sei un Dio facile da accettare. Ti vorremmo un po’ più deciso nel condannare i peccatori e mandarli in quattro e quattr’otto all’ inferno, ma tu “condanni il peccato e salvi il peccatore che  si converte e vive”, ma allora la giustizia? Noi vorremmo l’“occhio per occhio, dente per dente” e tu ci dici che bisogna non vendicarsi, anzi che bisogna pregare anche per i nemici; non ti basta che perdoniamo “sette volte, ma settanta volte sette”, cioè sempre! Poi con quel comandamento dell’ amore …!

Sei un Dio complicato e adesso cosa fai? Dormi!!  Non t’ importa che affoghiamo?

Quante volte con questo sentimento, forse, abbiamo pensato a Dio anche noi!  Stamani mi hanno telefonato per dirmi di una persona che sta morendo di un male incurabile; durante la settimana un’altra persona, con la quale ho un rapporto è stata portata in condizioni critiche all’ ospedale, ora, per fortuna, sembra riprendersi. Anche loro, forse, si sono ritrovanti in questo stato d’ animo: “Signore dove sei? Non ti importa? Perché?”
Al Signore non importa nulla di noi?

Certo che gli importa; gli importa tanto da stare con noi e di affidarsi a noi per guidare la barca della Chiesa e anche della nostra vita. Si fida di noi e non si sostituisce a noi. Noi che siamo così poco esperti di navigazione pur ritenendoci esperti navigatori. Gesù condivide con noi e con noi affronta la tempesta.
Noi vorremmo un Dio un po’ mago, che con la bacchetta magica risolvesse tutto e subito. Gesù, invece, ci fa conoscere un Dio che sta accanto e che soffre assieme a noi, che affronta la tempesta e non ha paura. Ecco perché è un Dio che non è facile da accettare! Sconcerta e allora dubitiamo. Ma ecco, che per tranquillizzarci, calma il vento e il mare!
Nello stesso tempo dice ai discepoli e a ciascuno di noi: “ Perché avete paura? Non avete ancora fede?”

Coraggio, quindi, rimaniamo saldi sulla barca della Chiesa, anche se la tempesta è forte, anche se la barca sembra essere sommersa, compiamo anche noi la nostra traversata,  “passiamo all’ altra riva”.  Da quella riva contempleremo ciò che non abbiamo mai visto! Una nuova alba, meravigliosa, di un giorno senza tramonto! Vedremo con chiarezza quello che nella nostra vita ci è apparso nebuloso, o che abbiamo solo intuito.
Soprattutto contempleremo Dio stesso “faccia a faccia” come Egli è. In Lui avremo tutte quelle risposte che cercavamo e non abbiamo trovato, quella felicità che abbiamo inseguito per un vita. Gesù sta navigando con noi e il porto è un approdo sicuro: la risurrezione e la vita eterna nella gioia, nella felicità, nella bellezza di una realtà che non conosce né ombre, né paure!

Solo A dio lode e gloria nei secoli
qydiacdon    

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