Operazione Deconquista, il patto tra Islam e Sinistra. (Spagna)

La chiamano già deconquista, un’operazione di presa di possesso di antichi luoghi islamici nel cuore dell’Europa. E’ una delle vie che provano l’avanzata dell’islamizzazione del Vecchio Continente. Giovanni Paolo II vide un’invasione vera e propria, ma quanto sta accadendo in Spagna, dopo quello che abbiamo visto in Germania, dimostra che l’invasione non deve per forza usare scimitarre ed eserciti, ma più semplicemente l’utilizzo astuto e strumentale delle leggi. Ad esempio può occupare luoghi.

Ne è una prova lampante quanto sta accadendo silenziosamente da mesi in Spagna dove uno dei simboli della cristianità è diventato l’oggetto del contendere in un braccio di ferro che vede opposta la Chiesa alla comunità islamica che si è trovata come alleate le forze politiche più laiciste del Paese.

Siamo a Cordoba, città tra le più importanti dell’Andalusia ed è qui che la locale cattedrale rischia di diventare il primo avamposto di una conquista islamica di ritorno. Anzi, come è stata ribattezzata una deconquista, dato che è proprio grazie alla Reconquista che la cattedrale di Cordoba poté tornare ai cristiani nel 1236.

Da quell’anno, dopo la riconquista della città da parte di Ferdinando III di Castilla la titolarità della splendida moschea-cattedrale di Cordoba è in mano alla Chiesa che aveva così riavuto il tempio strappato e trasformato in moschea dai mori. Un tempio patrimonio dell’umanità, dove gli elementi architettonici originari islamici si mescolano e si fondono con gli interventi successivi di epoca rinascimentale e barocca. E infatti la mescolanza tra i diversi stili è diventata la scusa per cambiarne la titolarità: non più di proprietà della Chiesa, ma in mano allo Stato in modo che la gestisca affidandola ora agli islamici ora ai cristiani.

Una proposta folle, che adombra una coabitazione impossibile, che pure da queste parti per alcuni anni è stata tollerata prima che i mori definitivamente cacciassero i cristiani. A farsi portavoce di questa richiesta non è soltanto la giunta islamica locale, ma anche la Sinistra estrema di Podemos che chiede alla giunta regionale andalusa di convertire il tempio in un luogo dal culto misto e regolamentato dallo Stato. La presidente della giunta andalusa Susanne Diaz ha proposto una soluzione di compromesso affidando la titolarità all’ente pubblico, ma l’amministrazione alla Chiesa. Ma è anch’essa una soluzione inaccettabile per la Chiesa spagnola che si sta opponendo in ogni modo al progetto. Forte del fatto che in realtà l’architettura originaria, secondo recenti studi, non sarebbe propriamente islamica, ma bizantina. Quel che è certo è che anche la storia di Cordoba è la fotografia della repentina islamizzazione dell’Europa.

L’operazione di espropriazione è stata condannata dal vescovo di Cordoba Demetrio Fernandez e con lui l’amministrazione comunale della città spagnola. Ma il patto d’acciaio tra le forze laiciste e la comunità musulmana è forte proprio perché alimentato dal comune anticattolicesimo.

Con i numeri in crescita spaventosa per quanto riguarda la presenza musulmana in terra iberica. Secondo l’Ucide, Unione delle comunità islamiche di Spagna, alla fine del 2016 in Spagna vivevano 1.919.141 musulmani, pari al 4 per cento di tutta la popolazione. Di quei quasi due milioni di musulmani 515.482 risiedevano in Catalogna.

Non va meglio con la crescita delle moschee: 1.264 luoghi di culto islamici (moschee e sale di preghiera) nel più recente censimento, 109 dei quali possono essere indicati come aderenti alla tendenza salafita, cioè l’interpretazione fondamentalista dell’islam. Galizia, dove i convertiti a Maometto sono già 5000, Catalogna e Andalusia le regioni nelle quali più accentuata è la crescita della popolazione musulmana. Intanto però ci si scandalizza per quel monito affidato da Giovanni Paolo II ad un sacerdote: «Vedo la Chiesa del terzo millennio afflitta da una piaga mortale, si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente: dal Marocco alla Libia, dall’Egitto fino ai paesi orientali». In quella visione il Santo pontefice indicava anche il rimedio: una fede salda e forte. Che si attiva anche nel difendere i tesori della Cristianità da un’offensiva mortale che sembra avere il sopravvento su tutto, anche sul buon senso e sulla storia.

 

Andrea Zambrano – La NBQ

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