Omelia per la Sollennità dell’ Assunzione di Maria 2021-

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza.
Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.
Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra.
Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito.
Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio.
Allora udii una voce potente nel cielo che diceva:
«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo».

Vangelo Lc 1,39-56

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Solennità di Maria Assunta in anima e corpo in cielo.  Se oggi, come ci suggerisce la liturgia, siamo invitati a guardare a questa donna, che aderendo al piano che Dio ha su di lei “è innalzata alla gloria del cielo”, io vorrei fermarmi a riflettere su Maria come donna di ogni giorno, come ce la presenta il Vangelo nel brano della visitazione. È, infatti vivendo questa ferialità, alla luce della sua fede, che giunge al cielo. Una ferialità che è quella di tante donne, spose e madri e che lavorano in questo mondo così complesso che ci siamo costruiti addosso.

Un documento del concilio Vaticano II scrive:” Maria viveva sulla terra una vita comune a tutti, piena di sollecitudini familiari e di lavoro”. Io credo che questo tolga ogni immagine ieratica di Maria, che qualcuno potrebbe pensare. Non era una donna che viveva fuori dal mondo, ma nel mondo, certo nel mondo del suo tempo. Donna concreta come lo sono tante del nostro tempo chiamate ad incontrarsi/scontrarsi con i problemi di ogni giorno.

“Viveva una vita comune a tutti.” Io ritengo che questo sia molto importante, soprattutto per noi cristiani. È nella vita comune di ogni giorno che si manifesta, con le nostre scelte, con gli atteggiamenti nei confronti degli altri un sì o un no, per  tutti, credenti o no un’ adesione a quei valori di umanità, di speranza, di libertà e per il credente di fede in cui sostiene di confidare.

A volte ci possono essere richiesti anche gesti eroici, ma è nella quotidianità nel silenzio, nel nascondimento, che manifestiamo quelli che sono i valori che professiamo. Sto pensando a tante donne che vivono tutto questo, senza chiasso, senza titoli sui giornali, ma che sono il perno attorno al quale si regge la famiglia, e questo, purtroppo noi uomini non siamo mica tanto capaci di riconoscerlo.

I Vangeli non dicono molto di questa ferialità di Maria ma questo non significa che lei non facesse quelle cose che facevano tutte le altre donne. Attingere l’acqua alla fontana, preparare il pranzo e la cena, occuparsi della casa e di quel figlio così speciale, diverso, come diversa era stata la modalità con cui era stato concepito. Forse anche lei avrà avuto i suoi problemi di salute, e il rapporto con Giuseppe, così taciturno, vi saranno stati forse dei momenti di silenzio incompresi. Forse ella stessa avrà provato la sofferenza a volte di non sentirsi compresa, come tutte le mamme, si sarà interrogata e avrà trepidato per l’adolescenza del figlio.

Non voglio togliere a Maria la sua aureola, la sua grandezza e la sua bellezza, la sua gloria che oggi contempliamo, ma dire a tutti noi che in questa ferialità, nell’ adesione e nel riconoscimento di un disegno più grande che ha avuto anche momenti e fatti straordinari e dolorosi, come vedere la morte di un figlio innocente, che si è realizzata, si costruisce e si realizza quella strada che conduce al cielo, come è accaduto per Maria. Per chi non vive l’esperienza della fede si realizza il dono della vita. Questa è una grande speranza per tutti noi.

Le donne oggi si occupano in modo diverso di cose simili a quelle di cui si occupava Maria, spesso questo non viene riconosciuto né in ambito sociale, lavorativo, ma anche e, purtroppo, in ambito familiare. Spesso bistrattate, vilipese, quando non di rado pagano sulla propria pelle.

Concludo:

“.. Maria insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la nostra storia, (di credenti e non credenti, ma di persone vere e coerenti che credono nella vita e nell’ amore). …Cammina discretamente con noi, creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata regina del cielo, hai ingoiato la polvere della nostra povera terra” (cfr. mons. Tonino Bello)

 

Deo gratias, qydiacdon

 

 

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