“ Nel deserto: “… preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” … innamorarsi di Dio.

 

2 Domenica di Avvento B

Vi è una buona notizia da dare, anzi meglio da gridare, e l’ evangelista Marco, a scanso di equivoci, pone subito in chiaro, ancora prima di presentarci Giovanni il Battista,  qual’ è questa buona notizia: “Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio”: La buona notizia è un qualcuno, Gesù, che non è solamente un uomo, ma che è   il Figlio di Dio.

Giovanni Battista grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri …

Il Deserto … dove oggi ci chiama il Signore…! Se tutti  pensiamo al deserto in termini negativi, è un luogo in cui è difficile vivere, arido, che mette a dura prova …  è un luogo non  pienamente umanizzato, si è soli,  cerchiamo di scoprirlo  sotto una luce diversa.

Per Israele il deserto fu il periodo dell’innamoramento fra lui e Dio come dice Geremia: Io ricordo di te la tua simpatica giovinezza, l’amore del tuo fidanzamento, il tuo venire dietro a me per il deserto, per una terra non seminata Ger 2,2. Nel deserto si fa esperienza dell’amore di Dio.

Il profeta Osea auspica un ritorno al deserto, ma per esprimere il desiderio di un nuovo inizio della storia d’Israele dopo la contaminazione con i culti cananei: La ricondurrò al deserto e parlerò al suo cuore (2,16).

Allora anche noi facciamo  di questo tempo di Avvento il tempo dell’ innamoramento e del fidanzamento fra noi, fra me e il Signore. Vi è la seria possibilità che anche noi ci siamo contaminati con i nuovi idoli che  ci vengono proposti. L’ autosufficienza, l’ egocentrismo, l’ indifferenza, la mancanza di gratuità, il desiderio di possedere oltre ogni modo e oltre ogni limite. Deserto come luogo di purificazione, di quella conversione, di quel tornare a rivolgersi a Dio e iniziare con Lui una storia nuova. È quell’ esortazione: “ Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.

 Ma come? Se andiamo a leggere il Vangelo di luca, alle folle che chiedevano: “ Cosa dobbiamo fare?”  il Battista  dava delle indicazioni molto concrete:

  • Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto … Condividi ciò che hai. È quel avevo fame e mi avete dato da mangiare … ero nudo e mi avete vestito che ascoltavamo nella Festa di Cristo Re.
  • Ai pubblicani esattori delle tasse: non esigete nulla di più di quello che è fissato … siate onesti
  • Ai soldati: non maltrattate, non estorcete, contentatevi delle vostre paghe … come dire fate il vostro dovere, non abusate della vostra forza …

Non vi è uno stravolgimento della propria vita, ma è nella vita, negli stati di vita, che viviamo, il luogo dove inizia quel cambiamento che permetterà  al Signore di venire nella nostra vita e nel nostro cuore …

ANDIAMO NEL DESERTO PERCHE’ IL  SIGNORE VUOLE PARLARE AL NOSTRO CUORE …l’ invito che ricevette il profeta Osea è per noi oggi. Con una differenza, però. Spesso noi sentiamo parlare, parliamo, ma poco ascoltiamo. Il sentire non arriva in profondità, si ferma alla superficie, non raggiunge il cuore, è solo l’ ascolto, che non è di un momento, che permette di entrare in profondità, di parlare al cuore.

E se Giovanni Battista con la sua  figura austera chiama al cambiamento, nello stesso tempo invita a guardare ad un altro. “ ad uno che è più forte … al quale non è degno di slegare i lacci dei sandali …”  Bisogna stare attenti a non interpretare male questo “ più forte” . Già perché forse vorremmo un Dio diverso da quello che ci farà conoscere colui che viene  nel Natale!

 

  • Noi vorremmo un Dio forte e potente, che faccia pulizia, che metta l’ etichetta cristiano doc o igp, che faccia pulizia, “ che pulisca la sua aia” e invece guarda chi arriva? Un bimbo, uno che non è neanche auto sufficiente come lo sono tutti i neonati … proprio per questo è il Dio che può dire parole di consolazione, per chi si sente disperato e senza speranza! Perché è il Dio fedele che non si dimentica, e che al tempo stesso si affida a noi e alla nostra storia: a noi accettarlo o rifiutarlo.
  • È il Dio paziente, che come dice Pietro dona a tutti il tempo e la possibilità di cambiare, di capire in un cammino di piccoli, ma tenaci passi sulla via delle fede, del mio sì che giorno per giorno mi accompagna per tutta la vita
  • È il Dio che si china su di noi, come ci descriverà l’ evangelista Giovanni in quel suo profondissimo e poetico testo che da prologo al Vangelo.

Allora rifugiamoci nel deserto di questo Avvento per vivere il tempo dell’ innamoramento con il Signore, che farà si che vengano tolte tutte quelle aridità, quelle resistenze, paure e incertezze che ci impediscono di accogliere il Signore che viene a Natale e sempre. Torneremo nei nostri ambiti, casa, lavoro, famiglia, tempo libero ecc. per essere anche noi  un po’profeti come  Isaia, come Giovanni per consolare ed indicare Colui che veramente viene a imprimere una svolta definitiva alla nostra vita: Gesù Cristo nostro Signore.

Soli Deo Gloria, qydiacdon

 

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