NEI GULAG NORDCOREANI 50 MILA CRISTIANI Sotto Kim Jong-un la repressione è aumentata, specie nell’ultimo anno (e intanto in Africa i jihadisti si stanno concentrando sulla pulizia religiosa)

«Quest’anno la persecuzione religiosa in Corea del Nord è aumentata. Sembra che sia in atto una massiccia campagna di ricerca per scovare i cristiani». È quanto dichiarato da Lee (il nome è omesso per motivi di sicurezza), fuggito dalla Corea del Nord e oggi impegnato nella missione tra i nordcoreani, al sito specializzato Daily Nk.
L’ultimo caso di cui è venuto a conoscenza è quello di «una famiglia cristiana arrestata a Hyesan, nella provincia di Ryanggang, dopo essersi convertita. La madre è sparita e nessuno sa cosa le sia successo, mentre i due figli e la nipote sono stati rilasciati dopo aver pagato 5.000 dollari di multa».

PERSECUZIONE IN AUMENTO: ALMENO 50 MILA CRISTIANI NEI GULAG
Nonostante il padre della patria e “presidente eterno” della Corea del Nord, Kim Il-sung, fosse stato battezzato ed educato come cristiano, la persecuzione religiosa è stata messa in atto dal suo regime totalitario fin dal 1948. Ogni culto, specie quello cristiano, è vietato da allora ma secondo stime credibili nel paese vivono ancora circa 400 mila cristiani.
Tutti tengono la loro fede nascosta, salvo qualche eroico caso di esplicita testimonianza, dal momento che basta possedere una Bibbia o essere scoperti a pregare per rischiare l’esecuzione pubblica o la condanna a un campo di lavoro. Gli Stati Uniti sanzionano Pyongyang per violazione della libertà religiosa da 18 anni di fila, ma la situazione è peggiorata negli ultimi otto anni, da quando cioè Kim Jong-un ha preso il potere in seguito alla morte improvvisa del padre Jong-il.
Come dichiarato ancora da Lee, «soprattutto quest’anno vengo informato più spesso di cristiani arrestati e detenuti. Le autorità stanno conducendo incursioni a sorpresa nelle case dei cristiani e sembrano avere informazioni molto dettagliate su di loro».
Anche i controlli in Cina sono aumentati. Nelle province cinesi più vicine al confine, infatti, operano molti missionari cattolici e chiese protestanti, che offrono riparo a disertori e perseguitati nel tentativo di aiutarli a fuggire principalmente in Corea del Sud.

SI PREGA IN CODA AI BAGNI
Negli ultimi due anni gli omicidi e le estradizioni di missionari, insieme alle deportazioni in Corea del Nord dei disertori, sono aumentati a dismisura. Avere una religione diversa dal culto di Kim Il-sung è un crimine politico e migliaia di persone vengono spedite nei famigerati gulag nordcoreani.
Secondo un’indagine della Commissione sulla libertà religiosa internazionale del dipartimento di Stato americano, si trovano attualmente nei gulag tra i 50 mila e i 70 mila cristiani.
Nonostante la persecuzione, le comunità cristiane crescono e secondo quanto dichiarato a Daily Nk da una seconda disertrice – scappata, rimpatriata, rinchiusa in un gulag e poi scappata di nuovo – anche nei campi di lavoro aumentano le attività missionarie e gli incontri di preghiera: «Mentre ero rinchiusa nel campo di lavoro, sono rimasta sorpresa dallo scoprire che c’erano molti cristiani. Sono rimasta profondamente commossa dalle preghiere che pronunciavamo insieme in silenzio. Alle cinque del mattino si formano lunghe code ai bagni. Lì i cristiani, mentre sono in fila, pregano. Se le persecuzioni religiose stanno diventando più dure, sempre più persone si rafforzano nella fede. Il miracolo della condivisione del Vangelo avviene anche in questo momento in posti infernali come i campi di lavoro nordcoreani».

Leone Grotti in Basta bugie

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