Meditazione sulla Preghiera Mc 1,35 nella 40ma giornata della vita

“Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava.” 

 Marco con questa frase richiama una realtà con la quale tutti siamo chiamati a confrontarci e a riflettere, la presenza della preghiera nella nostra vita.

L’ annunciare, l’agire di Gesù, nella “giornata di Cafarnao” è accompagnato dalla preghiera. Questo dialogo intimo profondo che Egli ha con il Padre.

A me sembra che molti pretendano di essere cristiani senza dare spazio alla preghiera, senza dialogare con Gesù. La preghiera innerva e sostiene tutta la vita cristiana, non può essere un optional, qualcosa di poco importante: che ci sia o non ci sia non cambia poi molto.

Io spero che tutti sappiate almeno le preghiere fondamentali del cristiano: Padre Nostro, Ave Maria, Angelo di Dio, Gloria, …

 Ma proviamo a pensare: cosa vuol dire pregare? Cos’è per me?

 Qualcuno ha scritto: “pregare è per un attimo mettere da parte i tuoi dubbi e dirgli: “ti faccio compagnia” e ritrovarsi poco dopo migliori”.

Qui troviamo già delle risposte: pregare è stare assieme a Gesù, essere in sua compagnia. Confidarsi con Lui e nello stesso tempo ascoltarlo, proprio come si fa con gli amici che si ritrovano e si scambiano confidenze.

A volte può venire anche qualche dubbio, qualche perplessità. Davvero Signore mi sei amico?… Allora pregare diventa rinnovare la nostra fiducia nell’ amicizia con Gesù, riconoscerlo come vero amico e che alla fine la sua amicizia trasforma la nostra vita rendendoci migliori.

La nostra preghiera diventa un atto di fede.

Pregare è tuffarsi nel mistero di Dio. Capire che non puoi sempre badare a te stesso.

 In cui la parola mistero vuol dire qualcosa di tanto grande che noi non riusciamo a comprendere pienamente, totalmente. La preghiera ci rende umili, perché significa riconoscere che vi è qualcuno che è più grande. Ci aiuta a capire che noi non siamo onnipotenti, che abbiamo tanti limiti e che non riusciremo mai a capire e a comprendere tutto. Certo con la sua intelligenza l’ uomo può scoprire tante cose e lo fa, ma nessun uomo sa tutto e conosce tutto, neppure il più grande scienziato.

Pregare è guardarsi intorno per accorgersi di mille meraviglie cantarle con grande gioia e riconoscenza perché ti sono state date gratis.

 Preghiera come stupore nel cogliere tutto quello che il Signore ci dona gratis, che noi purtroppo diamo per scontato, come il giorno, l’ aria, l’ acqua, il cielo, i fiori, i frutti, tante cose che noi diamo per scontate e per le quali non sappiamo più stupirci, lodare e ringraziare il Signore.

Pregare è mettersi in comunicazione con quel pezzetto di Dio che è in te, nel tuo io profondo … Sapendo che nel tuo intimo non vale mentire, non vale mettersi delle maschere, perché non serve a nessuno prendere in giro se stessi.

 Abbiamo già accennato alla preghiera come dialogo con il Signore, ma è un dialogo in cui noi entriamo in noi stessi e ci ritroviamo spudoratamente nudi davanti al Signore, che vede nel nostro intimo, non tanto per rimproverarci ma per aiutarci a migliorare per diventare veramente quello che dovremo essere, non dei manichini, dei burattini o delle caricature di noi stessi.

Pregare è allargare il proprio cuore, amare l’Amore, fare la cura del Sole per poi ripartire verso tutti e ciascuno con lo stesso spirito: quello della pace, perché abbiamo capito che nessuno può giudicare nessuno, ma soltanto implorare il perdono da un infinito e completo Padre.

 Nella preghiera, aprendo il nostro cuore a Dio, lasciandoli spazio, il nostro cuore, colmato dall’ amore del Signore si dilata per andare incontro ai fratelli non sentendoci migliori, perché abbiamo tanti difetti e ciascuno di noi conosce i suoi peccati, ma per camminare con loro assieme incontro al Padre.

Pregare è un gesto gratuito, che non pretende contraccambio. È  l’intima serenità di sentirsi a casa. 

 Allora oggi preghiamo in questa 40ma giornata della vita perché la vita di ogni uomo e di ogni donna sia accolta con gioia,  quella gioia che “è dono di Dio e compito affidato all’ uomo …”

Questo compito ci viene affidato come discepoli del Signore e sul suo esempio siamo chiamati a fare della nostra vita una testimonianza di preghiera per poter vivere in verità e sincerità la testimonianza concreta delle opere di misericordia sia corporali che spirituali

Deo gratias qydiacdon
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Le parti in corsivo sono state tratte e adattate dal commento alla 5 Domenica ordinario anno B in : Abbiate sali in voi stessi- Effatà editrice.

 

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