Meditazione sul Natale – 2018

E’ Natale, ma siamo proprio sicuri? Sì perché grazie alla tecnologia andando nella rete e cercando delle immagine per fare gli auguri di Natale ho trovato solo immagini di alberi di Natale, palline colorate, babbi natale, ma quasi nessuna che rappresentasse la nascita di Gesù, poi andando nella voce natività allora ho trovato le immagini classiche, tradizionale artistiche della nascita di Gesù. Allora mi veniva spontaneo riflettere, ma il Natale è questo? Solo luci, alberi addobbati, palline colorate e luccicanti, babbi natale con slitta e renne e pacchetti in carta colorata e patinata da aprire. Oppure stiamo veramente perdendo quella che è l’essenzialità del Natale, trasformando questa festa, essenzialmente cristiana, in una festa che di cristiano non ha un granché.

Natale è la contemplazione di un evento e di un mistero allo stesso tempo. Un evento che avviene nella notte, nel silenzio, nell’ umiltà, lontano da tutte quelle luci che si accendono in questo periodo e che dovrebbero rimandarci ad un’altra luce: “la luce vera, quella che illumina ogni uomo”, come scrive l’ Evangelista Giovanni all’inizio del suo Vangelo.

Questo avvenimento è rappresentato nel presepe, che per fortuna, ancora in questi giorni, possiamo contemplare, nonostante i tentativi che ci sono di toglierlo di mezza da parte di persone miopi e poco acculturate. Anche il più semplice dei presepi, se ci soffermiamo a contemplarlo non solo con curiosità, rimanda al nostro cuore sentimenti di tenerezza, di bontà, di pace, di gioia, di serenità. E’ come se il tempo per qualche attimo, per qualche minuto si fermasse rimandandoci ad una realtà diversa, che non è solo commozione di fronte ad una realtà di bisogno, di indigenza, ma che va oltre, come si aprisse uno spiraglio, una porta su una realtà altra che giunge a noi e verso la quale siamo in cammino.

Sì, perché questa notte, è accaduto qualcosa di grande e di meraviglioso. Dio viene in mezzo a noi, in modo molto discreto, non appariscente, umile, quasi che Lui che è l’onnipotente chieda permesso per entrare nella nostra storia umana. Ed è molto bello che nelle case il presepe trovi accoglienza, e speriamo che sia quell’ accoglienza che va oltre lo spazio, il tempo, la scena, e che deve penetrare il nostro intimo, il nostro cuore, la nostra vita. Quell’ accoglienza che Gesù, Maria e Giuseppe non hanno trovato negli abitanti di Betlemme e che purtroppo ancora non trovano nel cuore di tanti che vivono come se questo evento non fosse accaduto privandosi di quell’ incontro che rende la vita più bella, più significativa, più vera, insomma più vita.

E cosa contempliamo?
Giuseppe, Maria e un bambino. Contempliamo la vita che nasce per farci rinascere: “ A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome” (Prologo di Giovanni) Quella vita che oggi è bistrattata, tante volte non accolta, rifiutata o soppressa. Ci invita a riconsiderare i figli non come un diritto, non come merce che si può comprare, ma come dono, le case piene di agi, di belli arredi, dei più costosi e raffinati optional che la tecnologia offre, ma in cui non si sente il grido o la risata, ma anche il pianto di un bimbo sono i segni di una povertà e di una mancanza di fiducia.

Vediamo una madre, certo la sua maternità è una maternità speciale, ma Maria è stata Madre al cento per cento, ha provato tutte le apprensioni che le madri hanno, ma ci ricorda anche che la maternità è mistero di vita, prerogativa stupenda della femminilità, che viene esaltata, ma che è, nello stesso, tempo apertura e donazione verso ideali grandi, più alti, che hanno la loro radice nella volontà di Dio.

Maria non è sola, vi è anche Giuseppe. Nel mistero dell’Incarnazione e nell’ esistenza del Figlio di Dio il disegno di Dio comprende la presenza di un uomo, perché solo nella presenza assieme di un uomo e una donna può essere garantita una crescita equilibrata e completa per il bambino, con buona pace di chi sostiene altro.

E’ una lezione molto seria quella che ci impartisce il presepe e la contemplazione della natività, che non terminano con suscitare in noi commozione, tenerezza e buoni sentimenti, allora non accontentiamoci di guardare, lasciamo che il mistero e la grandezza di questo evento penetri in noi per cambiare la nostra vita e per essere consolati, perché la venuta di Gesù risveglia la speranza, in un mondo che abbiamo acceso anche di luci, ma che forse sono spente dentro al cuore di tanti uomini e donne.
Gesù viene e non si allontana più da noi, perché, se gli apriamo la porta del cuore Egli vuole abitare nell’ intimo di ogni credente. Abita nella Chiesa fedele al suo mandato di annunciare la verità del Vangelo e di continuare la missione che il Signore gli ha affidato, e perché nella Chiesa è presente e opera lo stesso Signore Gesù.

Scriveva il Cardinal Biffi: “così siamo arrivati a cogliere il vero motivo della gioia natalizia: è la gioia di essere stati raggiunti dalla verità, che ci dona di poter vivere decentemente da uomini; di essere stati raggiunti dalla grazia, che è in grado di vincere sempre il nostro peccato”.

Buon Natale, qydiacdon

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