Meditazione/omelia nella Festa della Santa famiglia – anno B

 

Il Figlio di Dio, venendo in mezzo a noi, si è incarnato concretamente in una famiglia. La famiglia, dunque, non è qualcosa di accessorio, ma di importante, di fondamentale nel disegno e nel progetto di Dio e non solo funzionale. La festa di oggi ci offre l’opportunità di riflettere su questa realtà. Oggi si sente spesso dire: la famiglia è la cellula della “società”. Pochi magari sanno che fu un Papa, leone XIII a formulare questa definizione, aggiungendo anche: “se essa è sana tutto
l’organismo prospera; se essa è malata, l’intera comunità deperisce e muore”. Oggi, purtroppo stiamo assistendo alla demolizione della famiglia a cui vengono portati innumerevoli attacchi, come è accaduto anche in questo 2017 con l’approvazione di leggi infauste spacciate come conquista di diritti, magari senza rispettare il diritto primario di un bambino che è quello di avere un padre- maschio e una madre- femmina.
Anche se qualcuno ci ha voluto proporre presepi con due S. Giuseppe La famiglia vale, oggi, come oggetto a cui rivolgersi per incrementare i consumi per cui ogni tipo di convivenza va bene.

Per tanti non vi è la consapevolezza di cosa significhi famiglia. Si vive da sposati non essendo sposati, ci si accosta al matrimonio con superficialità senza essere disponibili ad una vita nuova che implica responsabilità, impegni, sacrificio, ma pensando di usare il matrimonio finché va, finché l’attrazione sessuale è forte, finché ci si diverte ed è appagante per noi.

Di fronte a questo variegato panorama oggi abbiamo di fronte a noi la Famiglia di Nazareth e la Chiesa, fedele al suo insegnamento, continua a proporre il modello della famiglia cristiana fondata sul matrimonio, inteso come l’unione fra un uomo e una donna, sulla fedeltà e sull’ indissolubilità.
Cosa dice e cosa annuncia allora la santa Famiglia che noi contempliamo?

Una famiglia composta da un uomo, una donna, un figlio unita dall’ amore e dalla fede.

Fede, che ritroviamo anche nella prima e nella seconda lettura. La fede in una proposta che è più grande e che va oltre quello che apparentemente le forze umane consentirebbero.
Una fede da recuperare all’ interno delle nostre famiglie, all’ interno della coppia, nel dialogo fra genitori e figli.

Questa fede nel non essere da soli a realizzare un grande disegno che fa da collante ad un amore forte indissolubile e santificato dalla presenza di Dio e che genera una famiglia stabile, concorde che permette di superare anche i momenti difficili che la vita riserva. Di momenti difficili ne hanno vissuti anche Gesù, Maria e Giuseppe, dall’ inizio, come l’accettazione di una strana paternità e maternità.

La fede che diventa fedeltà e adesione quotidiana rende forti, mantiene unita la famiglia e permette ai suoi membri di lottare, di gioire, di vivere.

Guardando ancora alla santa famiglia non possiamo non pensare ad essa come il luogo di accoglienza della vita. Oggi non è sempre così e la tragedia e la pratica dell’ aborto ha negato a tanti bambini il diritto alla vita. In modo particolare voglio riferirmi al valore della maternità, non al commercio e al consumo di essa, come accade oggi in tanti casi attraverso il fenomeno dell’ utero in affitto.

Vorrei qui riprendere alcune parole del cardinal Biffi che descriveva la società attuale in questo modo: “Una società dove si moltiplicano e si fanno sempre più elaborati programmi di morte, dove si fanno sempre più raffinati i metodi per portare alla sterilità , dove la maternità è irrisa e quasi colpevolizzata, dove il pubblico denaro è usato non per favorire la vita ma per spegnere sul nascere i nuovi virgulti di umanità, in questa società non vi è posto per la gioia
vera …”

Il Vangelo si conclude dicendo di Gesù: “Il bambino cresceva e si fortificava pieno di sapienza e la grazia di Dio era con lui”.

Giuseppe e Maria educano Gesù e non solo umanamente parlando. È che i Vangeli non ci dicono quasi nulla dell’infanzia di Gesù e gli scrittori apocrifi si sono anche sbizzarriti nel darcene descrizioni. Ma è indubbio che la famiglia è il luogo educativo privilegiato attraverso sia le parole, ma soprattutto l’esempio di vita che danno i genitori. Quale bella testimonianza quella di Giuseppe e Maria tesi a compiere la volontà di Dio avrà avuto Gesù.

Così anche le nostre famiglie devono certamente essere il luogo di
un’educazione a quei valori di umanità, come il sacrificio, la lealtà, il rispetto, ma anche di fede applicata alla vita nell’ esercizio della carità, cioè nel vivere il comandamento dell’amore che Gesù stesso ci ha mostrato e lasciato, riscoprendo anche la gioia di pregare insieme e avere così più pace, come sosteneva santa Madre Teresa di Calcutta .

Affidiamo le nostre famiglie al Signore con questa preghiera:

A te che hai voluto nascere in una famiglia umana come la nostra con i suoi vari problemi e le sue difficoltà, con le sue gioie e le sue speranze, chiediamo di insegnare alle famiglie le virtù che brillarono nella casa di Nazareth: specie il lavoro domestico, l’ amore vicendevole, lo spirito di preghiera e di raccoglimento. Fa’ che, superando concezioni ristrette ed egoistiche della vita, le nostre famiglie restino unite per poter vivere e testimoniare lo spirito del Vangelo”.

Deo gratias, qydiacdon

 

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