«Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». – 29 Domenica ordinario B – 2018

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

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«Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo».
Giacomo e Giovanni sono “furbi” diremmo noi. Ancora prima di chiedergli quello che vogliono veramente cercano di carpire a Gesù una benevolenza ad acconsentire a quello che gli chiederanno, piccole astuzie che adoperano gli uomini quando sono consapevoli che, forse, quello che chiederanno non potrà essere concesso!

Ed ecco la vera richiesta: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Non è che chiedano poco questi due. È quella ricerca dei primi posti che sempre agita il cuore dell’uomo, che in fin dei conti è la ricerca della propria autoaffermazione a scapito degli altri. Gli altri dieci infatti “si indignano” forse perché avevano anche loro la stessa ambizione. Pur essendo così intimi a Gesù nessuno lo ha ancora capito e continuano a leggere la vicenda di Gesù in un’ottica puramente e semplicemente umana. Pensano ancora ad un regno terreno cercando di prenotarsi per le cariche migliori.

Gesù con pazienza e arguzia cerca di sollevarli un po’ da terra e innalzarli al modo di vedere, di pensare e di agire di Dio.

«Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?».

Gesù sta parlando di quel servo che viene descritto nella Prima lettura dal profeta Isaia: “offrirà sè stesso in sacrificio di riparazione, … giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità,”, ma che poi vedrà la luce.

Il Battesimo e il calice di cui Gesù sta parlando è quello della Passione, ma Giacomo e Giovanni non hanno esitazioni nel rispondere: «Lo possiamo».

Senza nemmeno rendersi, forse, pienamente conto di ciò che stanno affermando. Voi non sapete quello che chiedete. Diceva il cardinal Biffi:
“ Quante volte anche alle nostre petizioni il Signore dovrebbe rispondere così”.
Perché se è vero, e lo è, che possiamo e dobbiamo anche chiedere al Signore, molto spesso la nostra richiesta diventa una pretesa e facciamo fatica ad accettare una volontà di Dio che non combaci con i nostri desideri. Allora assieme la nostra preghiera di richiesta dovrebbe sempre essere anche accompagnata dalla preghiera che ci renda disponibili ad accettare la sua volontà sopra ogni cosa. Anche quando quello che gli chiediamo non ci venga concesso.

Alla logica dell’affermazione di sé, della ricerca del potere e del prestigio mondano, da cui nascono lotte, litigi, sopraffazioni, divisioni e violenze Gesù contrappone una logica diversa, quella di Dio, La sua logica.
«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Una logica che facciamo fatica a capire anche all’ interno delle nostre comunità senza distinzioni fra laici e clero. La conversione a servire nell’ amore che Cristo ci ha insegnato è un cammino difficile, ma imprescindibile.
Quella del servizio è la condizione essenziale per essere nel Regno, e nasce dal nostro Battesimo.

Servizio non solo proclamato, ma vissuto, ognuno con la propria specificità, con il proprio carisma, nel proprio stato di vita. Attenzione perché è pericoloso. Infatti servire significa amare. Un amore che si dona in modo disinteressato, che non è un vago sentimento, ma che si attua in gesti concreti di vita.

Questa è la difficile logica di Dio, che oggi il Signore ci propone, in antitesi con quella dell’uomo e del mondo di oggi.

Vorrei concludere con un pensiero che non è mio, ma che sintetizza bene il messaggio della Parola che abbiamo ascoltato:
“Come si vede quella di oggi è una lezione seria e difficile. Comprenderla è comprendere il vero significato dell’essere cristiani, cioè “discepoli di un crocifisso”. Chiediamo che sia data a tutti la grazia di saperla tradurre nella vita, ciascuno secondo quello che da lui il Signore vorrà” ( Cardinal Giacomo Biffi).

Deo gratias,qydiacdon

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