Ma è proprio vero che a scuola non si insegna l’ ideologia “ gender”?

Sembra proprio che non sia così! Nonostante le minacce del ministro Giannini, continuiamo a denunciare le contraddizioni che emergono fra quelle che sono chiacchiere vuote e un indirizzo educativo che non tiene conto della libertà educativa dei genitori in ordine ad argomenti così delicati che possono turbare, come è avvenuto, bambini, ragazzi, e giovani la cui maturazione dell’ identità sessuale avviene in un arco di tempo molto lungo e variabile da soggetto a soggetto.
In un suo interessante articolo Matteo Borghi su: La nuova bussola quotidiana scrive:
“Anche se nulla è istituzionalizzato e controllato dal governo, sono state tante le scuole che hanno dato spazio alla teoria gender (che lo ricordiamo, sostiene che l’identità sessuale non sia altro che una libera costruzione dell’individuo) camuffandola magari sotto l’egida della lotta all’omofobia e alla discriminazioni, con cui ovviamente non c’entra nulla.”

La realtà è quindi molto diversa da quello che viene affermato dal ministro. Esempi:
“Nel giugno dell’anno scorso il Comune di Monza ha promosso il “Progetto Rainbow” per insegnare ai bambini delle elementari cosa sono l’omosessualità e la transessualità. Come? Con una serie di nove dvd fra cui spiccava il film Da Lucas a Luus, che sponsorizza la transessualità a bambini fra gli 8 e i 10 anni, parlando di una “bambina”, nata bambino. Il promotore del progetto, Alessandro Gerosa (Sel), ha spiegato il senso del progetto così: «Perché tutt* le/i alunn* nell’età della crescita scolastica possano sviluppare un’identità di genere ed un orientamento sessuale consapevole». Una modalità di illustrare il genere con l’asterisco usata anche in una serie di volantini distribuiti in alcune scuole, che titolavano: “Libera tutt*”. Già perché dire “tutti” avrebbe discriminato le donne, mentre “tutte e tutti” i transessuali e le persone con un’identità di genere “liquida” o non ben definita (per non scontentare nessuno Facebook ha invitato a scegliere fra 56 diversi generi sessuali). Meglio, quindi, creare un vero e proprio abominio linguistico per non scontentare e non offendere nessuno. Una vera e propria mania per il politically correct di cui tutto l’occidente è ormai affetto.” (cit.)

È tragico che si abolisca il maschile e il femminile anche nel linguaggio, credo che non solo si raggiunga il paradosso, ma si arriva alla negazione della realtà, del buonsenso, per rasentare l’assurdo negando la natura.
(Dove sono andati a finire tutti quelli che hanno applaudito papa Francesco per la sua Enciclica “Ecologica”?)

Che dire poi di del libro: “Nei Panni di Zaff (M. Salvi, F. Cavallaro, Fatatrac), che racconta come «avviene spesso che il maschietto voglia vestirsi da bambina e giochi con le bambole sognando di fare la ballerina o che la bimba voglia vestirsi da maschio e sogni di fare il calciatore» e che è tuttora in circolazione in molte scuole materne (dai tre ai sei anni) lombarde. Un racconto che ricorda da vicino il Gioco del rispetto promosso nel marzo scorso in alcune scuole del Friuli Venezia Giulia in cui – come riportano le cronache – ai bambini veniva chiesto di indicare i reciproci organi genitali travestirsi con abiti del genere opposto” ( cit)

Viene spontaneo chiedersi quale mondo, quale futuro, si prospetta per i nostri figli, per la famiglia!
Si potrà nascere ancora da un uomo e una donna, che riconoscono la loro identità e si donano in una scelta d’amore vincolante come quella della famiglia e del matrimonio fra un uomo e donna veramente tali, che ha fatto crescere l’ umanità fino ad oggi?

Occorre stare molto attenti, perché i media, la moda, gli interessi economici, che si nascondono anche dietro il grande affare della riproduzione assistita, stanno orientando i nostri giovani nella direzione di un relativismo di identità sessuale che alla fine, come sempre, quando l’ uomo pensa di essere lui il dio del proprio destino, gli si rivolterà contro; quello che sta accadendo con l’ ambiente e con il clima dovrebbe insegnarci qualcosa, ma:
“Nella prosperità l’uomo non comprende,è simile alle bestie che muoiono.(Slm 49,21)”.

dqy

 

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