L’ONU, l’aborto e il pensiero unico dominante: di Generazione Voglio Vivere

 

Le leggi contro l’aborto sono una forma di tortura. Ad affermarlo è stato Juan Mendez, esperto delle Nazioni Unite che ha stilato l’ultimo rapporto ONU sul fenomeno della tortura.

Nel testo presentato al Consiglio per i Diritti Umani Mendez ha sostenuto che le leggi che proibiscono l’aborto sono responsabili di una sofferenza fisica ed emotiva “tremenda e duratura” e che le donne e le ragazze sottoposte a queste leggi subiscono “atteggiamenti umilianti e di giudizio”.     
Il rapporto esorta perciò tutti gli Stati a depenalizzare l’aborto e a garantirne un accesso ‘legale’ e ‘sicuro’, restringendo – se è il caso – il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario.

Per raggiungere il proprio obiettivo, il comitato delle Nazioni Unite ha cercato di ampliare il significato della parola tortura per istruire i governi su come interpretare le proprie leggi. Lo stesso Mendez ha invitato infatti tutti gli Stati ad aggiornare e implementare le legislazioni nazionali sull’aborto.

Grazie a Dio la relazione ha incontrato molte critiche a causa delle ambiguità e della infondatezza delle sue affermazioni.

Comunque sia, resta il fatto che ci troviamo dinanzi a un uso manipolatorio del linguaggio da scagliare contro chi ancora non si è allineato al pensiero unico dominante.

Paradossalmente, si fa per dire, i membri del Comitato non si sono ‘accorti’ che l’utilizzo dell’aborto come mezzo di tortura è quanto accade a tutti gli effetti in Cina, dove spesso le donne lavoratrici che rimangono incinta sono messe davanti alla scelta di perdere l’impiego o abortire il bambino che portano nel grembo, come da regolare contratto…

Per loro non s’invoca alcuna libertà di scelta, perché forse per i burocrati del Palazzo di Vetro l’unica vera scelta è quella di sporcarsi le mani con il sangue degli innocenti.

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