Le pagine “strappate” della Resistenza- Gli infoibati

“ Dopo l’ occupazione tedesca ( e italiana),-  spiega un martirologio del Friuli Venezia Giulia- nella vicina Slovenia si formò il cosiddetto Fronte di Liberazione, guidato dal Partito comunista, il quale non permetteva altre aggregazioni politiche e occupò a sua volta il territorio della Venezia Giulia. Coloro che non vollero collaborare furono tacciati di essere fascisti e traditori. Allorché i sacerdoti si accorsero

che quella propugnata dal Fronte non era vera liberazione, ma rivoluzione che aspirava a legalizzare e consolidare il potere comunista, antidemocratico e anticristiano, avvertirono la gente del pericolo incombente. Iniziarono allora le rappresaglie e laici cattolici subirono persecuzione; seguirono le uccisioni, prima nelle città e poi nei paesi”.

 

Tra  i martiri va ricordato anzitutto don Angelo Tarticchio, nato nel 1906 a Gallesano d’ Istria, parroco di Villa di Rovigno, molto attivo nella Sepra: opera caritativa di assistenza ai poveri, soprattutto agli italiani. Fu lui il primo martire delle Foibe. “Prelevato” di notte in casa sua da partigiani iugoslavi che “ a calci e pugni, tra bestemmie e insulti indecenti” – recita una biografia- lo incarcerarono nel castello di Montecuccoli a Pisino d’ Istria. Lì il sacerdote viene spogliato, ingiuriato, torturato. Cinque giorni prima della cattura don Angelo aveva scritto nel suo testamento spirituale: “Chiedo perdono a tutti e tutti perdono di vero cuore”.

Il regime popolare espleta facilmente le formalità dei processi, le vittime uscite dal castello sono centinaia.

Don Tarticchio è trascinato presso Baksoti ( Lindaro ), assieme a 43 altri prigionieri, legati con filo spinato, viene ucciso da una raffica di mitragliatore e gettato in una cava di bauxite. Gli assassini si dividono gli indumenti delle vittime. Le salme verranno  riesumate  il 31 ottobre 1943: quella del sacerdote verrà sepolta nel paese natale il 4 Novembre.

Il cugino, Piero Tarticchio, giornalista, scrittore racconta che il parente sacerdote fu evirato, lapidato e buttato in una cava. Non contenti, si calarono, riesumarono il cadavere e la presentarono, con una corona di filo spinato alla madre e alla sorella.

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Liberamente tratto da: Storia dei preti uccisi dai partigiani – R. Beretta- ed. Piemme

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