Le Nazioni Unite ribadiscono il loro impegno per promuovere il “gender diktat”

 

Lo scorso settembre l’Organizzazione delle Nazioni Unite, assieme a numerose altre sigle di organizzazioni internazionali (UNFPA, UNHCR, UNICEF, UNODC, UNESCO, UN WOMEN, e altri), ha ribadito il suo impegno a favore del gender diktat, pubblicando un importante documento, che non ha avuto grande eco sulla stampa italiana, dal titolo inequivocabile: Ending violence and discrimination against lesbian, gay, bisexual, transgender and intersex people. Nel testo, disponibile in sei lingue (inglese, arabo, cinese, francese, russo, spagnolo) sul sito dell’Organizzazione mondiale della Sanità, l’ONU esorta urgentemente tutti gli Stati membri a tutelare i presunti “diritti” delle persone LGBTI ( lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuali), proponendo una serie di piani di intervento a tutti i livelli.

Secondo le Nazioni Unite ogni Stato membro deve, al più presto, intraprendere misure di protezione nei confronti delle persone LGBTI, adottando modifiche costituzionali, legislative e politiche in ogni settore: dall’istruzione alla formazione, ad ogni altro tipo di iniziativa volta a promuovere il rispetto dei “diritti” delle persone omosessuali e transessuali.      

Il documento sottolinea come l’orientamento sessuale o identità di genere costituiscano un “diritto universale” da riconoscere senza se e senza ma:

“La legge internazionale sui diritti umani stabilisce l’obbligo giuridico per gli Stati di assicurare che ogni persona possa godere di questi diritti, senza distinzioni”.
Le Nazioni Unite denunciano anche l’aumento della violenza fisica e psicologica contro le persone omosessuali e transessuali in tutte le parti del mondo al fine di invocare l’urgenza di leggi contro l’omofobia.
Infine il documento rivolge un appello anche ai leader religiosi che, secondo gli estensori del testo, dovrebbero rinnegare i propri credi in nomi dei nuovi “diritti umani”:
“Non esistono pratiche e credenze culturali, religiose e morali o atteggiamenti sociali che possano essere chiamati in causa per giustificare la violazione dei diritti umani”.

Tale documento conferma la posizione prepotentemente ideologica dell’ONU e delle sue tante agenzie satellite attorno agli odierni dibattiti su questioni centrali come l’aborto, l’eutanasia, l’omosessualità, ecc. A partire dalle conferenze del Cairo del 1994 e di Pechino del 1995 l’ONU si è fatto promotore di supposti nuovi diritti umani basati unicamente sul ricorso al consenso e alla volontà della maggioranza. “Agende”, “Piani di azione”, direttive e linee guida esercitano oggi una influenza decisiva sulle legislazioni nazionali, determinando i programmi politico-sociali degli Stati Membri. L’ONU tradendo il suo mandato originale si fa dunque portatore di una visione del mondo fondata su valori invertiti.

Rodolfo de Mattei

Pubblicato il:15 ottobre 2015/ Fonte la Nuova Bussola quotidiana.it

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