IV Domenica di Pasqua: ascoltare, seguire, conoscere, vita eterna

Oggi l’immagine che ci viene proposta di Gesù è quella del buon Pastore, sarebbe meglio dire del bel pastore. Perché? A volte si sente dire di qualcuno, quella è una bella persona, cioè una persona con la quale stai bene, ti trovi a tuo agio, stare con lui ti rassicura e ci si sente capiti, accolti così come sei!

Bene Gesù è proprio così. Con Lui si sta bene, siamo rassicurati e ci sentiamo accolti, capiti così come siamo. Sì Gesù è proprio una bella persona e un bel Pastore con il quale vale la pena di intrattenere una relazione.Ma quale deve essere l’atteggiamento che noi dobbiamo avere nei suoi confronti?

Lo dice lui stesso: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.”  Ma vediamo meglio cosa significano : ascoltare e seguire.

Ascoltare non indica solamente un udire, come ho già detto altre volte attraverso il quale possiamo apprendere dati, informazioni, competenze.

L’ ascoltare di cui parla Gesù indica una relazione. Quell’ascoltare che troviamo descritto coì nella Bibbia: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. 5 Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.”(Dt 6).

Una relazione che coinvolge totalmente la nostra persona e che con il Battesimo diventa una relazione figlio/Padre. Io, come figlio, non solo presto orecchio a ciò che mio Padre mi dice , ma lo accolgo nella sua persona, ne ho cura, lo stimo, lo difendo, ne seguo i suggerimenti, i consigli, i comandi perché sono per il mio bene, partecipo delle sue gioie e delle sue sofferenze insomma con una parola lo amo!

Capiamo, quindi, che la conoscenza che legano un padre e un figlio è ancora una conoscenza intima e profonda, non banale, formale, superficiale.
A proposito del rapporto pastore pecore al tempo di Gesù leggevo: “l’ovile era un grande recinto, delimitato da sassi accatastati e senza calce. Alla sera i pastori, tornando dai vari pascoli, accompagnavano le pecore all’ ovile e, durante la notte, vegliavano per difenderle dai lupi e dai ladri.Al mattino una scena commovente: ciascun pastore entrava nel recinto e chiamava le proprie pecore ed esse seguivano il proprio pastore, perché conoscevano il timbro della sua voce”. ( A. Comastri in: Una buona notizia per te – ciclo C)

 Chiediamoci in un mondo in cui prevale la ricerca di sé, e ascoltiamo più noi stessi e il nostro egoismo, dove vi sono tanti che non sono pastori buoni, ma pastori falsi, bugiardi, ingannatori come riconoscere la voce del Signore?

Nell’ epoca in cui la tecnologia ha sviluppato la comunicazione sui mezzi di comunicazione sociali, smarphone, tablet, pc, purtroppo abbiamo perso la bellezza del rapporto e della relazione fra le persone fatta sulla parola, dal guardarsi in faccia, dal tendersi la mano, magari anche di discutere per poi trovare una sintesi, così perdendo la sensibilità ai rapporti personali non riusciamo più a capire e a vivere le relazioni fra noi, ma anche con il Signore. Quando poi la relazione si fonda sulla conoscenza e su una conoscenza come quella che dicevamo intima, profonda, totalmente coinvolgente diventa difficile anche per noi vivere la relazione con il Signore che non ci manda degli sms, dei messaggi su WA, ma che parla tramite testimonianze silenziose di carità, penso ai missionari, ai cristiani perseguitati, a coloro che soffrono nella malattia e  offrono la loro sofferenza per la salvezza del mondo. Il Signore ci parla attraverso i segni dei Sacramenti, attraverso la Chiesa, con tuti i limiti degli uomini che vi appartengono.

Mi viene in mente questo pensiero di don Mazzolari: “ Si cerca per la Chiesa un uomo che trovi la sua libertà nel servire e non nel fare quello che vuole. Si cerca per la Chiesa un uomo che abbia nostalgia di Dio, nostalgia della Chiesa, nostalgia della gente, nostalgia della povertà di Gesù, nostalgia dell’obbedienza di Gesù.”

Quando noi incontriamo simili uomini lì il Signore parla! Attenzione però, non sono solo quelli che sono segnati sui calendari come santi, vi assicuro che io ne ho incontrati tanti e che saranno scritti nel grande libro della vita che il Signore ha presso di sé.
Parlando poi di noi, delle pecore Gesù dice: “Io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.”

Il signore ci conosce e questo non ci deve riempire di apprensione, ma di fiduciosa speranza. Egli sa come siamo conosce le nostre debolezze, i nostri difetti, i nostri peccati, ma anche il nostro desiderio di essergli fedeli, assieme alla nostra incapacità, alle nostre promesse tante volte mancate, per questo ci dona il sacramento della confessione.

Ma soprattutto viene a portarci il dono della Vita Eterna, quanto di più desideriamo. Una vita senza fine, una vita senza tempo, quella pienezza di vita che è di Dio stesso, quella vita eterna in cui diciamo di credere nella professione di fede. Quale dono più grande per ciascuno di noi?

Allora seguiamo il Signore, alziamoci, mettiamoci in cammino scrolliamoci da una fede apatica, stanca e abbiamo il coraggio di rischiare per Gesù e con Gesù in un mondo che è ostile, rendendoci conto che se vi sono oggi incomprensioni, tristezza, angoscia, violenza, solitudine, egoismo, prevaricazione, peccato non è perché manca qualcosa, ma qualcuno e questo qualcuno e Gesù, il vivente , il risorto.

Deo Gratias, qydiacdon

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