IV di Pasqua anno A, 2017: Il buon Pastore, i mercenari, la “porta”.

L’ uomo di oggi corre, si affanna, gira e rigira, ma sembra non avere una meta certa, sicura. Quando in montagna si deve affrontare un nuovo sentiero, un sentiero che non hai mai percorso prima ci si affida ad una guida esperta. Perché il rischio di smarrirsi e di incontrare pericoli e passaggi difficili da superare è serio e concreto.

Così anche per l’uomo di oggi, che sembra così sicuro, che ha a disposizione mezzi, tecnologie, che riesce ad esplorare il cosmo, si parla proprio in questi giorni di questa sonda Cassini, che si è calata negli anelli di Saturno per esplorarli, vi è il serio rischio di perdersi, di non ricordare qual’ è la meta e la direzione per raggiungerla.

Nel Vangelo di S. Matteo leggiamo: (Mt 9,36) “Vedendo le folle, [Gesù] ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.”

Ecco allora la similitudine del pastore che Gesù applica a sé, contrapposta a quella del mercenario, del falso pastore che non ha a cuore il bene del gregge, ma solo il proprio interesse, il proprio tornaconto. Qui mi veniva immediato pensare a quanti ve ne sono oggi di questo mercenari che non hanno a cuore il vero bene dell’uomo e si propongono come guide sicure in tutti gli ambiti della vita: politica, scienza, sociologia, ricerca del senso della vita, felicità, vita, morte.
Tanti di noi sono, allora, queste “pecore errabonde” che girano, cercano non sapendo quale direzione prendere e non trovando quella guida che li possa condurre al pascolo e a quella vita in abbondanza di cui sono in ricerca.

Gesù si propone come il vero pastore di cui le pecore riconoscono la voce ed ubbidiscono. Questa conoscenza non è né una conoscenza razionale, né intellettuale, ma è una conoscenza che nasce dalla preghiera, dall’ intimità, da un’esperienza profondamente intima, interiore, spirituale, che quando è autentica non può essere schiacciata dallo schiamazzo delle tante false voci umane, né dalle seducenti proposte mondane.
Una conoscenza che segue questo movimento: da Cristo all’ uomo e dall’ uomo a Cristo. Nasce così quella consapevolezza dell’uomo di essere al sicuro anche in mezzo al baccano del mondo perché sa che Gesù lo conosce nel suo intimo, conosce aspirazioni e desideri e la nostra disponibilità nei suoi confronti: quella docilità a seguirlo tipica dell’abbandono di chi ha fede.

Assieme alla similitudine del pastore, Gesù, adopera quella della porta.
Oggi noi viviamo, riguardo la fede, un momento di smarrimento, di confusione, di poca chiarezza, anche fra i cristiani. Pare che basti credere in qualcosa o in qualcuno e tutto vada bene. Tutte le religioni sono uguali e vi è la tendenza a mischiarle in un’unica grande religione universale. Ci svegliamo un attimo quando ci vengono ricordate le persecuzioni a cui sono sottoposti i cristiani in tante parti del mondo, quando assistiamo ancora
all’ era dei martiri che si rinnova oggi.

L’ immagine della porta ci dice chiaramente che l’unica guida, l’unica via, per raggiungere Dio e la vita, quella desiderata da ogni uomo, quella piena, libera dalla decadenza fisica, morale, spirituale, che supera il limite del tempo per entrare nell’ eternità felice e beata di Dio è Cristo.

Come ha scritto qualcuno: “Solo lui può condurre dalla prigionia alla libertà, dalla morte alla vita. Giacché è venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in sovrabbondanza”(R. Gutzwiler)

Per Cristo, con Cristo, ed in Cristo dice il sacerdote al termine della preghiera eucaristica e noi ratifichiamo con il nostro Amen. Se umanamente si possono trovare valori condivisibili in altre confessioni religiose, solo attraverso Gesù Cristo gli uomini possono giungere alla verità e alla comunione perfetta con Dio e in Dio.
Questo è “il pascolo” che potremo trovare, se avremo il coraggio di attraversare questa porta, di lasciarci condurre dall’ unico vero pastore: quello della vita eterna!

Stiamo quindi attenti ai mercenari e ai seduttori, non diamo retta alle loro voci, ma prestiamo ascolto all’ unica vera voce e seguiamo Colui che cammina davanti a noi e che conosce bene quelli che sono i dolori e le prove che possiamo sperimentare.
Lui che ha sperimentato l’incomprensione, l’abbandono, il dolore, la solitudine, il tradimento, l’angoscia, la tristezza, la croce, la morte, il sepolcro.
Ma sta davanti a noi anche nella luce, nella risurrezione, nella gloria, per questo non dobbiamo avere paura di seguirlo per la strada sulla quale Egli ci chiama, avanzando nell’ amore guardando a Chi ci precede e ci conduce alla meta!

Deo gratias,qydiacdon

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