III Domenica tempo ordinario – Sono venuto a proclamare…

Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
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Quello che viene descritto nel Vangelo, quello che Gesù dice nella sinagoga di Nazareth appare come un sogno. Isaia annuncia il ritorno del popolo di Israele dall’Esilio di babilonia, è un brano che proclama liberazione, salvezza, gioia. Chi non vorrebbe sentire, in modo particolare di questi tempi, un annuncio lieto e non sempre annunci che spaventano, che rendono schiavi sempre di più gli uomini della paura e anche di regole che vanno a ledere i diritti e le libertà personali.
Tutti vorremmo la liberazione dei prigionieri che i ciechi riacquistassero la vista, anche quelli che pur credendo di vedere in realtà non vedono, che tutti coloro che sono oppressi e calpestati fossero liberati e avere un tempo di pace, di fraternità, di giustizia, di amore.

[Sogno? Utopia? Parrebbe di sì quando si vede che un diritto, come quello al lavoro che non viene più tenuto in considerazione come tale, come altri diritti fondamentali della persona. Oggi viene barattato per altri fini e scopi, costringendo tante persone a sostenere non indifferenti spese economiche per accedere ad un diritto che è nel primo articolo della nostra costituzione. Eppure la dottrina sociale della Chiesa, di cui tanti si dimenticano, anche nelle gerarchie dice cose straordinarie. ]

Il lavoro è definito dalla Dottrina Sociale della Chiesa un diritto fondamentale e un bene per l’uomo: un bene utile, degno di lui perché adatto appunto a esprimere e ad accrescere la dignità umana. La Chiesa insegna il valore del lavoro non solo perché esso è sempre personale, ma anche per il suo carattere di necessità. Alcuni documenti del Magistero ne individuano le caratteristiche fondamentali.

«Col suo lavoro e col suo ingegno l’uomo ha cercato sempre di sviluppare la propria vita; ma oggi, specialmente con l’aiuto della scienza e della tecnica, ha dilatato e continuamente dilata il suo dominio su quasi tutta la natura e, grazie soprattutto alla moltiplicazione di mezzi di scambio tra le nazioni, la famiglia umana a poco a poco è venuta a riconoscersi e a costituirsi come una comunità unitaria nel mondo intero. »
(n. 33)
[Gli uomini e le donne praticano il lavoro, non solo per sviluppare la propria vita e contribuire al progresso della famiglia umana ma anche perché nell’ottica cristiana essi corrispondono alle intenzioni di Dio. Si legge [sempre] nella Gaudium et spes:

«Per i credenti una cosa è certa: considerata in sé stessa, l’attività umana individuale e collettiva, ossia quell’ingente sforzo col quale gli uomini nel corso dei secoli cercano di migliorare le proprie condizioni di vita, corrisponde alle intenzioni di Dio. »
(n. 34)
«Il messaggio cristiano, lungi dal distogliere gli uomini dal compito di edificare il mondo o dall’incitarli a disinteressarsi del bene dei propri simili, li impegna piuttosto a tutto ciò con un obbligo ancora più pressante. »] (Da Cathopedia, l’enciclopedia cattolica)

Oggi purtroppo abbiamo ridotto il lavoro a una merce di scambio per indurre le persone ad altri scopi. Ma torniamo nella Sinagoga di Nazareth. Quel sogno non è solo il sogno dell’uomo, ma anche il sogno di Qualcun altro, qualcuno che ci viene anche ad indicare qual’è la strada per realizzarlo, ma questo si scontra con l’insondabile mistero della libertà umana che se da una parte per libera scelta ci porta a percorrere vie diverse dall’altra può comunque far continuare l’uomo a percorre le strade dell’egoismo, del tornaconto personale e del rancore, dell’ ingiustizia e per noi credenti di quel virus terribile che si chiama peccato.

Voglio fare mie le parole di Martin Luter King: “Oggi ho un sogno. Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà innalzata, ogni monte e ogni collina saranno abbassati, i luoghi scoscesi diventeranno piani, e i luoghi tortuosi diventeranno diritti, e la gloria del Signore sarà rivelata, e tutte le creature la vedranno insieme. Questa è la nostra speranza”

Questa è ancora oggi la nostra speranza Una speranza che ha un volto che è quello di Gesù e questo a noi cristiani deve bastare, per gli uomini di buona volontà, che sono nel dubbio, che sono in ricerca condividano con noi quei valori che non sminuiscono l’ uomo, ma lo innalzano e insieme adoperiamoci perché il sogno di Gesù, che è anche il nostro sogno si realizzi.

Deo gratias,qydiacdon

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