Omelia III Domenica di Avvento: Domenica della … consolazione

Dal Vangelo secondo Giovanni

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

Oggi è la domenica della gioia, come abbiamo sentito nell’esclamazione del profeta Isaia: “Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio”.

Il profeta si rivolge al popolo di Israele che è in esilio in Babilonia, lontano dalla sua terra, da Gerusalemme, ha perso tutto … ed ha bisogno di essere consolato. Ha bisogno di essere consolato come ne abbiamo bisogno noi oggi. Una situazione segnata dai tanti morti che vengono tutti catalogati con covid, dalle tante situazioni di difficoltà che, a causa della pandemia, colpiscono i più deboli come gli anziani soli, che , forse, non avranno nemmeno il conforto di essere visitati da chi si ricorda di loro. Una situazione in cui siamo limitati nelle nostre libertà personali, in cui in quella che dovrebbe una grande festa della gioia: il Natale, ma tanti non si potranno ricongiungere ai loro cari.

Si o Signore abbiamo bisogno di consolazione perché il nostro cuore, è pieno di tristezza e di amarezza. Abbiamo bisogno che tu mandi ancora profeti che ci consolino perché siano colmate le valli della nostra insufficienza del pensare di potere sempre fare da soli e comunque di uscirne vincenti.

Si pensa che il vaccino sia la soluzione di tutto, ce lo auguriamo, ma la nostra gioia non nasce da questo, ma dal fatto che se anche fossimo dimenticati da tutti vi è qualcuno che non ci dimentica. Questo qualcuno è Dio stesso che viene a prendere in mano la nostra storia umana. Perché? Perché Dio vuole per noi la gioia, che non è un semplice momento di euforia, né il piacere, ma è la vicinanza di Dio. Ecco allora che la festa che noi ci apprestiamo a celebrare diventa per noi la nostra consolazione perché il Signore che viene porta con sé un grande messaggio di speranza: “il Signore mi ha consacrato con l’unzione; mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore.
Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio…”

Il vangelo ci presenta ancora la figura di Giovanni il battista che risponde a chi gli chiede se non sia lui il Cristo di non esserlo, anche in questo sta la sua grandezza. Forte e rude nella sua predicazione, nell’esortare alla conversione nell’attesa di quel più forte che deve venire è umile riconoscendosi neppure degno di sciogliere il laccio dei suoi sandali.

Anche noi come Giovanni il Battista possiamo e dobbiamo essere profeti nei deserti di questo mondo dove l’uomo soffre per l’egoismo e l’ingiustizia, dove la violenza prevale sulla fraternità e sul rispetto, dove la cultura della morte sembra prevalere su quella della vita, dove anziché rivolgere il cuore a Dio lo rivolgiamo agli idoli che ci vengono proposti dal mondo. Dobbiamo gridare con la vita, con le opere che occorre preparare la strada al Signore che viene, che viene perché noi possiamo essere consolati e nella gioia. Dobbiamo farlo con quella consapevolezza del Battista che anche noi aspettiamo uno che è più grande e al quale non siamo in grado di sciogliere il laccio dei sandali, con la sua stessa umiltà, ma anche nella ricerca della verità.

Giovanni Battista invita a scoprire che Cristo è già presente, non è nell’ altro mondo, ma viene ed è presente, da qui nasce la nostra gioia.

La gioia serena di un cuore che cerca il Signore è contagiosa. Fiorisce in ogni circostanza attraverso la lode e l’azione di grazie. Maria, la madre del Signore, è un esempio. Nella sua gioia tutta interiore, vive l’attesa felice e vibrante di colei che si prepara a mettere al mondo un figlio. Con Lei, collaboratrice privilegiata della venuta del Salvatore nella storia, i cristiani sono invitati a magnificare il Signore per la sua opera di salvezza, realizzata per la gioia duratura di tutti i poveri della terra” (mess. LDC 2011)

 Deo gratias, qydiacdon

Germogli di gioia – Buona domenica! – III AVVENTO – Anno B | Cantalavita

 

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