II Domenica Ordinario A, 2017: Agnello o leone?… omelia con i bambini/ragazzi del catechismo.

Cari ragazzi oggi avete ricominciato il catechismo dopo la pausa natalizia: che bello rivedervi! Vi ricordate come ci eravamo lasciati come vi avevo salutato? “Andate e ritornate, perché non si può fare Natale senza Gesù”. Alcuni di voi li ho visti durante queste feste qui in Chiesa, durante le messe, altri penso che siano andati ad incontrare Gesù in qualche altra Chiesa, , spero, che nessuno abbia fatto Natale senza andare da Gesù … sarebbe proprio triste, sarebbe come un presepe senza la capanna e la capanna senza la mangiatoia con Gesù.

Abbiamo incontrato Gesù appena nato nella stalla/capanna/grotta di Betlemme, lo abbiamo incontrato assieme ai Magi, nella grande festa dell’ Epifania, Domenica scorsa abbiamo ancora incontrato Gesù, già adulto al Giordano, in fila tra i peccatori, per ricevere il Battesimo di Giovanni. Lui che di peccati proprio non ne ha. Oggi Gesù va verso Giovanni Battista … ma Giovanni Battista sembra quasi non riconoscere Gesù! Infatti non dice: “ Ecco Gesù, ma …   

A proposito voi conoscete Gesù?

Immaginate per un attimo di essere al posto di Giovanni e immaginate che io sia uno che non conosce Gesù, mica come voi che andate a catechismo, partecipate alla Messa la Domenica … Gesù sta venendo verso di noi, vi chiedo chi è quello che ci sta venendo incontro voi come lo indichereste?

Giovanni fa un discorso strano, anche un po’ complicato: lo indica con delle parole che noi dovremmo conoscere bene, perché sono proprio simili a quelle che noi diciamo prima della comunione e che il sacerdote pronuncia mostrandoci l’ Ostia: “ Ecco l’ Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo”. Il Battista dice: “Ecco l’ agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”.

Noi le ripetiamo in un modo un po’ meccanico, ma siamo consapevoli di quello che diciamo? Non lo so! Penso valga la pena fermarci a riflettere un po’.

Giovanni parla del peccato del mondo, ma qual è questo peccato? Lo spiegherei così!

È da poco passato il Natale, immaginiamo che Gesù prima di venire in mezzo a noi abbia scritto una lettera. Ma si sa le poste hanno sempre dei problemi, specialmente sotto le festività natalizie e la lettera arriva a noi oggi. Leggiamola!

Carissimi,
ho ascoltato milioni e milioni di vostre richieste, Per una volta, almeno, voglio essere io a dirvi qualcosa.Non tanti si preoccupano di sapere quali sono i miei progetti su di loro, di sapere quale speranza ho nutrito e nutro, facendomi uomo, venendo ad abitare in mezzo a voi; pochi si sono preoccupati di sapere se il mio “sogno” sia realizzabile; sì confessatelo, piuttosto avete pensato che sono sogni, che sono “cose” campate in aria, troppo lontane e che non servono per la vostra vita.

Voi uomini siete molto abili a trasformare. lo sono nato per portare la salvezza, sono nato per portare la speranza, sono nato in povertà. E voi la salvezza, la speranza, la povertà le avete “trasformate” in faccende dove io sono stato messo da parte, in feste dove io non c’entro e con me non entra la speranza, la salvezza, la povertà, il “sogno” che Dio mio Padre ha per voi uomini.

E cosi, cari uomini, la storia si ripete. Ed è sempre la triste storia che mi fa trovare porte chiuse. Quando sono venuto in mezzo a voi per condividere la vostra situazione, per partecipare alle vostre vicende, per essere insomma uno di voi, per me non c’era posto nelle vostre abitazioni, perché erano già piene.
Allora come oggi, dopo più di duemila anni, devo constatare che non c’è posto per me nel vostro cuore: è già pieno di altri affetti, è occupato da molti idoli, è distratto dai molteplici impegni; e ciò che più mi dispiace è che non c’è posto, a volte, nemmeno là dove si pronuncia con frequenza e disinvoltura il mio nome.
La mia presenza è gradita, a patto che venga circoscritta, limitata, ridotta ad alcuni istanti, e dove i suoi elementi più impegnativi sono cancellati.

Sulla terra ci sono venuto e ci vengo, ci rimango volentieri. In mezzo a voi mi ci trovo benissimo, sono uno dei vostri ormai. Desidero camminare con voi, condividere pene e gioie, portare pesi, successi e fallimenti.
Comunque statene certi: per un “sogno” vero e autentico, per un “sogno” di porte e cuori spalancati, per un “sogno” di pace, per un “sogno” che frantumi le barriere, per un “sogno” di gioia, desiderato e costruito da tutti gli uomini di buona volontà, per un “sogno” di perdono per individui che si riconoscono peccatori, per un “sogno” di salvezza, per un “sogno” di speranza, è sempre disponibile il vostro
Gesù ( da : I ritagli-Qumran 2, adattato)

La lettera parla di idoli sono tutto ciò che noi mettiamo al posto di Dio dicendo di no al Signore, rifiutandolo in pratica nelle cose che facciamo, diciamo, pensiamo nella nostra vita. Giovanni ci ha detto nel Natale che è venuta la Luce nel mondo per rischiarare il cuore e la vita di ogni uomo, ma che è stata rifiutata. Rifiutando questa luce ecco che arrivano tutte le conseguenze, il peccato e tutto il male che ne deriva.

Gesù ci viene incontro, come è andato incontro a Giovanni nel vangelo, perché assieme a Lui possiamo realizzare quel sogno di cui ci parla, sogno di gioia, di perdono, sogno di pace, sogno di salvezza sogno di speranza, sogno di vita.

Non lo fa però in modo autoritario, ecco l’ immagine dell’ Agnello. È feroce un agnello? L’ agnello evoca la mitezza, la tenerezza, la dolcezza, la piccolezza. Dicendo Ecco l’ agnello di Dio è come se Giovanni, facendo violenza al suo temperamento forte ed impetuoso, ci dicesse: “ Non aspettatevi potenza, ma bontà; non aspettatevi terrore, ma fiducia; non aspettatevi esibizioni, ma umiltà; non aspettatevi un trono, ma la croce” (card. Angelo Comastri).

La croce ci richiama la Pasqua e nella Pasqua venivano sacrificati gli agnelli in ricordo della notte dell’ Esodo, quando con il loro sangue furono segnate le porte delle case degli ebrei ed essi furono risparmiati dalla morte.

Ricordiamo allora quando anche oggi e tutte le volte che pronunciamo. “Ecco l’ Agnello di Dio …” che Gesù è quell’ Agnello che con il dono della sua stessa vita toglie il nostro peccato per illuminare e portare nella nostra vita l’ amore di Dio. Nello stesso tempo togliamo dal nostro cuore tutti quegli idoli che occupano il posto che spetta a Gesù se vogliamo che sia una vita luminosa.

Deo gratias, qydiacdon

 

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