II Domenica di Avvento Anno B omelia – Viene dopo di me colui che è più forte di me.

Dal Vangelo secondo Marco

Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.
Come sta scritto nel profeta Isaìa:
«Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero:
egli preparerà la tua via.
Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri»,
vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.
Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore raddrizzate i suoi sentieri “. Nel deserto che è luogo di purificazione Giovanni grida. Perché grida Giovanni? E che cosa e perché grida anche a noi oggi. Forse Giovanni grida perché tante volte con il Signore cerchiamo dei compromessi, perché in qualche modo cerchiamo di sfuggire a ciò che dovrebbe caratterizzare le scelte di una vita vissuta alla luce di una fede adulta e responsabile.
Giovanni ha fatto una scelta di radicale povertà e grida contro la ricchezza che accresce l’egoismo nel cuore dell’uomo, quella ricchezza che troppo spesso lo fa credere autosufficiente, che lo fa credere di non avere bisogno di Dio. Ecco allora il suo grido per scalfire le nostre convinzioni.

Anche quelle di noi cristiani che troppo spesso ci sentiamo a posto, buoni: “non abbiamo fatto niente di male, non abbiamo mai ucciso nessuno e abbiamo fatto anche qualche opera buona, qualche somma data in beneficenza, che secondo le nostre possibilità va data.

Di fronte ai grande problemi che agitano questo nostro tempo, questa nostra storia e che sembrano più grandi di noi tanto spesso si sente dire: “Ma io cosa ci posso fare? Sono troppo piccolo per combattere e cercare di cambiare tutto questo.” E Giovanni grida. Grida anche oggi.
Grida sulla nostra indifferenza perché non siamo più ciechi e  riusciamo a vedere oltre la nostra realtà, così spesso patinata quei poveri i poveri, i sofferenti, gli ultimi e i penultimi.
E ancora grida quando pensiamo che amare qualcuno sia solo seguire l’onda del sentimento e dell’istinto, magari attraverso il partner di turno., perché quando sentiamo parlare di conversione pensiamo sempre agli altri e mai a noi stessi.

“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”

Come preparare la via del Signore?
Vi è una Parola: CONVERSIONE! Cambiare il nostro modo di agire e il nostro modo di pensare anche il rapporto con Dio.

“Anthony de Mello racconta che quando lasciò il noviziato, il padre maestro ebbe premura di ricordargli che la vera rivoluzione nella sua vita sarebbe avvenuta solo quando avrebbe capito che non era tanto il suo amore per Dio che contava, quanto il fatto che Dio lo amasse perdutamente. E’ questo il Dio di Gesù Cristo, un Dio che si china su di noi, un Dio che non fa preferenze “perché fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.” (da Abbiate sale in voi stessi/Effatà editrice)

Se noi capiamo questo vi è un capovolgimento copernicano nel nostro rapporto con il Signore. Tutto diventa tensione verso un altro che ci ama profondamente, come in tutti i rapporti d’amore con questo Altro vi è passione, dialogo, ascolto cercare quanto può essere a Lui gradito dimenticando noi stessi e capendo e vedendo la realtà che ci circonda, le relazioni che viviamo, in un modo diverso. Si può arrivare a fare del bene e a dare in prestito senza sperare di ricevere in cambio (Lc6,35), di essere pieni di bontà così come il Padre è pieno di bontà(Lc6,36).
In questo tempo così difficile ci viene dato anche un grande messaggio di consolazione. “«Consolate, consolate il mio popolo
– dice il vostro Dio –.” Il Signore viene per consolarci, per sollevare le nostre miserie e per liberarci dal peccato. Sia questa la nostra consolazione perché il Signore è fedele e mantiene sempre le sue promesse.

Deo gratias, qydiacdon

 

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