Festa del BATTESIMO DEL SIGNORE (ANNO C) – Umiltà

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
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Questa festa che chiude il ciclo natalizio e ci introduce nel tempo ordinario, certamente richiama e dovrebbe farci pensare al nostro Battesimo, una realtà che molti di noi non hanno vissuto in modo consapevole, ma che è stato dopo quello della vita un supplemento di un altro dono da parte dei nostri genitori. Come un seme che viene messo nel cuore e nella vita
dell’uomo che deve crescere, germogliare e produrre frutti. I genitori, però, come il contadino, non sanno se questo seme crescerà, se darà frutti e quando: si semina nella speranza. Nella speranza di una consolazione

Anche oggi nella lettura del profeta un troviamo un invito alla speranza e alla consolazione: “Consolate, consolate il mio popolo –
dice il vostro Dio.
Parlate al cuore di Gerusalemme
e gridatele che la sua tribolazione è compiuta
la sua colpa è scontata” Nella nostra vita tante volte abbiamo bisogno di consolazione. Mi viene in mente l’adolescente alle prese con il suo primo innamoramento fallito, che vorrebbe che qualcuno lo consolasse, gli spiegasse il perché, ma non sa a chi rivolgersi, così anche noi di fronte gli accadimenti della nostra vita, i nostri fallimenti, vorremmo che qualcuno ci consolasse. Il profeta dice guardate che non c’è bisogno che lo andiate a cercare, sta venendo lui stesso a consolarvi nella vostra afflizione.
Chi viene a consolarci, per noi credenti, è il Signore Gesù, che abbiamo celebrato nel Natale e che oggi incontriamo in fila con le persone, i peccatori, che andavano a farsi battezzare da Giovanni Battista.
È questo un grande atto di umiltà. Certamente, per noi cristiani sappiamo che Gesù non aveva necessità del Battesimo di Giovanni, l’umiltà sarà una delle sue caratteristiche. L’ umiltà è oggi una virtù che non è più di moda, è bistrattata e non solo dai grandi. Più che modelli di umiltà, che non significa debolezza attenzione, noi vediamo modelli di arroganza in ogni ambito; eppure l’umiltà è una virtù grande. Una definizione di umiltà è questa: “Virtù per la quale l’uomo riconosce i propri limiti, rifuggendo da ogni forma d’orgoglio, di superbia, di emulazione o sopraffazione.”

Immaginiamo questa virtù diffondersi nel nostro cuore, nel nostro tempo, nella nostra società, nel mondo quali capovolgimenti in bene produrrebbe.
Per tutti credenti e non darebbe la consapevolezza vera di chi siamo … soprattutto per quelli che credono di avere in mano i destini del mondo e di essere Dio in un qualche modo.

Umile dal lat. humĭlis. «poco elevato da terra», der. di humus «terra». E nella Bibbia leggiamo: “«Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris», ovvero: «Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai». Queste parole compaiono in Genesi 3,19.

Siamone consapevoli. Sembra pochezza, ma non è così perché ciascuno di noi e importante e prezioso in quanto voluto e creato ad “immagine e somiglianza di Dio”, per questo Gesù è venuto e ha tracciato una strada.
A voi carissimi che siamo qui oggi a celebrare l’ Eucaristia vorrei ricordare quello che dice un commentatore.
“Pensare di essere uomini e donne credenti senza aver forgiato la fede immergendola nelle vicende della vita, in particolare nel fuoco delle tentazioni, è un’illusione. Esiste una fede illusoria e una fede reale, concreta, vera e, in quanto vera, efficace. La storia della nostra fede, così come quella di Gesù, è un’opera scritta a più mani, tra le quali, almeno all’inizio, le nostre non ci sono … ma poi, una volta cresciuti, conservare la fede o abbandonarla, dipende da noi, da nessun altro.” (fra Massimo Rossi)

Il Vangelo termina con: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”, anche noi siamo figli amati facciamo sì che non solo il Creatore possa compiacersi di noi, ma ogni persona che incontriamo.

Deo gratias, qydiacdon

 

 

 

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