Emmaus, Lc 24,13-35,meditazione con i bambini/ragazzi del catechismo

Vorrei chiedervi se sapete cosa vuol dire la parola sconforto.
Se andiamo a vedere sul vocabolario leggiamo: Stato di grave avvilimento, di profondo abbattimento morale, conseguente a evento spiacevole, a insuccessi, a gravi preoccupazioni …

Ascoltate allora:
C’era una volta un pesciolino che viveva in un piccolo laghetto. Lì era nato e lì si era svolta da sempre la sua vita di pesciolino. Conosceva benissimo quel laghetto. C’erano i suoi amichetti pesciolini, i suoi genitori, i suoi parenti. Era un po’ come una piccola famiglia. Conosceva benissimo quel laghetto, i suoi confini, l’esatta profondità dell’acqua in ogni suo punto, le rocce. C’era una cosa sola che non conosceva, perché i suoi gli avevano sempre impedito di avvicinarsi: una piccola fessura, stretta e buia. Chissà perché gli avevano sempre impedito di avvicinarsi, chissà perché tutti si tenevano a debita distanza da questa fessura. Vista da vicino non era poi così stretta, e poi in fondo ad essa si intravedeva qualcosa di misterioso, che non si riusciva ad identificare precisamente. Fu così che decise di passarvi in mezzo. “Mi butto”, pensò, e così fece. Iniziò a nuotare velocemente, perché aveva paura e tutt’intorno il buio si era fatto più pesto. Le pareti sembravano circondarlo, era proprio difficile nuotare in quelle condizioni. Fu preso dallo sconforto e dalla paura, ora sì rimpiangeva il piccolo laghetto nel quale, sebbene con qualche difficoltà, riusciva a nuotare più liberamente. La fatica era diventata davvero tanta e il nostro amico pesciolino era quasi sul punto di tornare indietro.

È proprio lo stato in cui si trovano i due discepoli, Cleopa e l’altro di cui non viene riportato il nome dall’ evangelista Luca. Anche loro si erano in un certo modo buttati al seguito di Gesù, all’inizio sembrava tutto così bello e poi cosa è successo. Quell’ avventura che sembrava così meravigliosa in realtà è diventata come un brutto sogno da cui scappare, c’è stata la
croce … e la morte di Gesù!
Loro avevano sperato tanto in Gesù, ma adesso è tutto finito! Il loro cuore è pesante, in preda all’ avvilimento, allo sconforto: “Noi speravamo che fosse Lui a … cambiare tutto … invece…” come il pesciolino che voleva tornare indietro, anche loro tornano da dove sono partiti! Sono talmente scoraggiati che non riescono a riconoscere nemmeno Gesù, che si fa vicino a loro lungo la strada e comincia a spiegargli tutto quello che nella Bibbia viene detto a proposito di quello che è successo. E li rimprovera anche perché non credono. Come facciamo anche noi quando ascoltiamo il Vangelo e non lo mettiamo in pratica.

Di fronte a quello che Gesù dice il cuore comincia ad aprirsi. Perché non è una parola qualunque, in essa c’è la presenza di Dio e se il nostro cuore rimane chiuso è perché noi stiamo di fronte a Lei come se fosse una parola solamente umana.

Arrivano a destinazione ed è sera! Dove vai straniero? “Resta con noi”. È una preghiera. Una preghiera che dobbiamo fare anche noi, perché se viene la sera al termine della giornata, la sera può venire nel nostro cuore anche se fuori c’è il sole. Come è successo nel cuore dei due discepoli quando Gesù è morto sulla croce.

Gesù entra si siedono a tavola e quando pronuncia la benedizione e spezza il pane lo riconoscono, ma Gesù scompare!

Questo scomparire di Gesù ci deve fare riflettere sul fatto che la presenza del Signore risorto accanto a noi, nella nostra vita, è una presenza vera, ma che è altra da quella che noi normalmente sperimentiamo con l’organo della vista. Ci deve rimandare alla presenza di Gesù nei Sacramenti, nel Pane Eucaristico, nelle persone che fanno parte della mia vita e in quelle che incontro ogni giorno.

Vi siete accorti che è successo quello che sta succedendo nella Messa, in ogni Messa. Noi veniamo qui con la nostra vita, magari anche con i nostri problemi, con le nostre cose belle e Gesù si fa vicino a noi. Certo non lo vediamo, ma c’è. Anche noi siamo come Cleopa e il suo amico duri di testa e di cuore e abbiamo bisogno di capire … e il Signore, ci parla e ci spiega attraverso le Scritture che abbiamo ascoltato, poi ecco il grande momento, quando sull’ altare Gesù si rende presente nel segno del pane che viene spezzato e dato, la comunione che riceviamo. E noi come rimaniamo? Si aprono i nostri occhi nel senso che riusciamo a riconoscere Gesù con gli occhi della fede e con l’amore del nostro cuore.

E allora cosa succede? Il cuore brucia di gioia una gioia grande che non si può contenere, che bisogna gridare, i discepoli tornano a Gerusalemme per dire tutto quello che è successo e noi dobbiamo andare fra la gente per annunciare che Gesù è risorto, e noi l’abbiamo incontrato.

Nella storia che vi ho raccontato il pesciolino arriva al mare e fa una scoperta meravigliosa torna al laghetto per dire a tutti che ha scoperto qualcosa di meraviglioso, “pescioni giganteschi, enormi, e degli altri piccoli, piccoli, piccoli ma con dei colori stupefacenti. E poi c’erano un sacco di piante strane, animali bizzarri con le chele, conchiglie enormi, pesci lunghi e stretti, larghi e piatti, alcune cose strane che sembravano volare nell’acqua, le sue squame, che nel laghetto gli erano sembrate sempre grigie e opache, sembravano brillare di una luce nuova, ma nessuno accetta di seguirlo.”

Può succedere la stessa cosa anche a noi, ma noi non dobbiamo scoraggiarci e possiamo pregare così: È sera nel nostro cuore, le nostre speranze si affievoliscono sempre più, ma tu Signore ti fai nostro compagno e siedi a mensa con noi e rinasce la speranza, anche noi possiamo riconoscerti e, così, ripercorrere la strada per annunciare a tutti che sei il vivente, che ti abbiamo incontrato e che dalla delusione, dalla tristezza siamo passati alla gioia.

Deo gratias, qydiacdon 2017

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