Educare alla Quaresima, educare alla fede … le opere di misericordia

Digiuno, astinenza dalle carni, Penitenza, penitenza, il richiamo severo alla conversione, fare qualche delle rinunce, impegnarsi in opere di carità, in modo maggiore o cominciare se ancora non l’ abbiamo fatto … presentata in questo modo la Quaresima è una tristezza.

Eppure se , come dice la Dichiarazione del Concilio Vaticano II sull’ educazione cristiana, “. I genitori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa. Questa loro funzione educativa è tanto importante che, se manca, può difficilmente essere supplita. Tocca infatti ai genitori creare in seno alla famiglia quell’atmosfera vivificata dall’amore e dalla pietà verso Dio e verso gli uomini, che favorisce l’educazione completa dei figli in senso personale e sociale.”

Allora come riuscire a far percepire questo tempo di Quaresima, di preparazione alla festa più importante per i cristiani, che è la Pasqua?

Facciamo una veloce disamina:     

• Digiuno e astinenza! Quando inizia il mese di Ramadan per i Musulmani ci viene presentato il digiuno che accompagna questo periodo e il tempo stesso con enfasi, con un tono della serie: quelli sì che sono credenti veri … e noi? Certo non si chieda a dei ragazzi che stanno crescendo la rinuncia al cibo, ma prendere consapevolezza del rinunciare a qualcosa, di farne a meno come segno di condivisione e di libertà dalle cose. Il nostro modo di vivere certamente non aiuta alla rinuncia. Perché rinunciare, se poi quello a cui rinuncio non mi da un riscontro immediato, un qualcosa di tangibile che mi ricompensi subito. Eppure sapere rinunciare ha un valore educativo molto importante! Riprendiamo consapevolezza di cosa significhi per noi ciò a cui rinunciamo. Significa riuscire a non essere schiavi delle cose! Nella prima Domenica di Quaresima leggiamo il brano delle tentazioni. Gesù ha fame. “ Dì a questa pietre che diventino pane” dice il diavolo a Gesù. La risposta di Gesù è: “non di solo pane vivrà l’ uomo”. Non sottovalutando il valore del pane, l’uomo non può impostare la sua vita solo attorno alle cose, pena il fallimento della vita stessa. Basta guardare la storia per rendercene conto! Vi sono anche altre “fami”, che l’ uomo desidera soddisfare, una per tutte la fame di amore. Non si può ridurre Dio a un elargitore di beni materiali, perché quando questi non arriveranno come cambierà il nostro rapporto con Dio? Pedagogicamente parlando saper rinunciare fa parte della vita. Educare i nostri figli a saper rinunciare e a saper rinunciare anche in vista di un bene maggiore, che si potrà realizzare o che comunque si spera è importantissimo per affrontare la vita, che comunque comporterà a determinate rinunce … come le vivranno o come si ribelleranno?
• Conversione. Parola difficile. Diciamo, semplificando, cambiare la nostra vita, per riprogrammarla e sintonizzarla su quella di Cristo, per fare della mia vita una vita in Cristo. Perché, poi? Tutto sommato tanto del male non ne faccio, perché devo cambiare quando la vita e il mondo mi presentano tante contraddizioni con quello che dice il Vangelo, con quello che mi insegna Cristo? Corro anche il rischio di essere non solo dileggiato, preso in giro, ma anche di essere penalizzato nella vita, nel lavoro. Per un ragazzino la cosa sta nei medesimi termini … perché devo cambiare, devo migliorarmi non solo umanamente, ma cristianamente … non sono capace di farlo, è impossibile. Quanto scrive Marco Leonardi in Basta Bugie, forse ci può aiutare.
CONVERSIONE: IL PROTAGONISTA È DIO
Conversione. Quante volte l’abbiamo sentito dire? Eppure spesso non è cambiato proprio nulla. Sappiamo, è dottrina cattolica chiaramente definita che la grazia ha l’assoluta priorità. Ciò è vero sia per la conversione iniziale, che per quella continua: la grazia precede, accompagna e segue in ogni passo. Il protagonista non è il mio sforzo umano e la mia volontà, ma Dio che suscita e richiede la mia corrispondenza. È sempre la grazia che ci previene e ci invita a pregare sinceramente, a confessarci bene.
La confessione, che è veicolo fondamentale di conversione, non è il primo passo. È lo Spirito Santo che ci convince di peccare: la conversione non è frutto del lavoro «solo umano», per quanto ben fatto, della nostra corrispondenza alla Grazia. Tutto ciò è parte della dottrina di sempre, della fede cattolica. Nelle prossime righe però, vogliamo mettere a fuoco un aspetto, solo un aspetto, che riguarda proprio la nostra corrispondenza all’azione della grazia, che sappiamo essere sempre abbondante.

LA RINUNCIA AI GIOCATTOLI (ECCO PERCHÉ IO NON VOGLIO CONVERTIRMI)
Vogliamo parlare di una verità semplice e tremenda: a volte devo avere il coraggio di dirmi che io non voglio affatto convertirmi. Per farmi capire userò un esempio. Ho letto da qualche parte che i migliori psicoterapeuti dicono che le persone che vanno da loro per essere curate, a volte, in realtà, non vogliono realmente essere curate. Quello che cercano è un sollievo. Una cura sarebbe troppo dolorosa.
Quei medici cioè, mi viene da pensare, paragonano i malati a bimbi che si trastullano con i loro giocattoli e che vanno da loro solo per farsi riparare l’orsacchiotto quando si e rotto. È vero che affermano di voler guarire, cioè di voler uscire dall’asilo e di voler diventare grandi, ma in realtà non credono a quello che dicono. E finche si rimane in quell’atteggiamento, non si può essere curati, non si può finché si desidera solo che vengano aggiustati i propri giocattoli rotti.
“Ridatemi il mio lavoro. Ridatemi i miei soldi. Ridatemi il mio amore. Ridatemi la mia reputazione, il mio successo”.
Ecco i giocattoli. Se ci pensiamo bene, che cos’è la conversione? Non è altro che scoprire che, quando abbiamo Dio, abbiamo tutto: liberarci dai giocattoli. Ma questo è proprio quello che non vogliamo.
Sei andato male all’università? Che t’importa, tanto hai Dio.
La tua fidanzata ti ha lasciato? Che t’importa, tanto hai Dio.
Hai perso il lavoro, i figli, il marito, la salute? Che t’importa, tanto hai Dio.
“Che m’importa? Scherziamo?! Io voglio che mi siano ridate la moglie, la salute, i figli, il successo. Io voglio avere una vita «normale». Come tutti. Una vita in cui possa, come un bimbo, trastullarmi innocentemente con le mie cose”.
Ma i santi, quando ci parlano di conversione, non ci parlano di questo. Ci parlano di Dio e dicono che chi possiede Dio non manca di nulla. Chi possiede Dio ritiene il resto come un nulla.
“È un nulla. Ah sì? Beh, allora mi sono sbagliato. Non dovevo bussare a questa porta. Grazie per il disturbo, ma non mi interessa”.
Ecco qual è a volte il nostro vero atteggiamento verso la conversione.
Ecco perché la verità tremenda è che, spesso, io non voglio convertirmi.( LA CONVERSIONE: UNICA VIA PER LA VERA FELICITA’. Come mai facciamo così tanta resistenza alla conversione? di Mauro Leonardi)

La conversione.
Nel Nuovo Testamento, si presenta con tre caratteristiche:
— la conversione cristiana è interiore;
— la conversione cristiana è sempre attuale, non si compie una volta sola nella vita, ma comporta un cammino lungo, paziente, mai finito;
— la conversione cristiana è discreta, non clamorosa, non spettacolare, perché la si vive nel silenzio e nella quotidianità. Spesso la gente è invece spinta a cogliere gli aspetti più vistosi della conversione. Ancora oggi esistono gruppi che incitano al fanatismo della conversione; per esempio, le sette operano con la tensione a gesti esteriori clamorosi, e il popolo rimane impressionato da tale meccanismo operativo, che rischia di introdursi anche nella conversione cristiana esigendo gesti o producendo realtà di cammino elitario che solo pochi possono di fatto seguire.
Proprio perché la conversione implica un cammino, ciascuno di noi sperimenta — a partire dalla prima decisione di ritornare a Dio riconoscendo di essersi allontanato da lui e dalla sua Parola — diversi momenti o avvenimenti particolari della vita che costituiscono un ulteriore passo verso una più profonda conoscenza di Dio e del suo mistero, una nuova intuizione della nostra condizione di figli peccatori, salvati, amati e perdonati. Se poi esaminiamo più da vicino l’evento della con versione, ci accorgiamo come esso comporti vari volti, aspetti che storicamente si presentano talora separati. In questo senso, è possibile parlare di conversione religiosa, di conversione morale, di conversione intellettuale, di conversione mistica.( C. M. Martini, “Ritrovare se stessi”, Piemme)
• Le opere di misericordia Cosa sono le opere di misericordia?
L’8 dicembre è cominciato l’anno Giubilare della Misericordia, convocato da Papa Francesco, che si è raccomandato che durante questo periodo mettiamo in pratica le opere di misericordia. Ma cosa sono e in cosa consistono?

 

Opus Dei - Cosa sono le opere di misericordia?

In san Matteo troviamo la narrazione del giudizio finale: «In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riuniti davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: ‘Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi’. Allora i giusti risponderanno: ‘Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?’. Rispondendo, il re dirà loro: ‘In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’.( Mt 25 ss)

1)Dare da mangiare agli affamati e 2) dare da bere agli assetati
Gesù, come dice il vangelo di san Luca, raccomanda: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto» (Lc 3, 11).
Queste due prime opere di misericordia corporale sono complementari e si riferiscono all’aiuto che dobbiamo dare in cibo e altri beni a chi più ne ha bisogno, a coloro che non hanno l’indispensabile per poter mangiare ogni giorno.
3) Ospitare i pellegrini
Anticamente, dare ospitalità ai viaggiatori era una questione di vita o di morte, dati i disagi e i rischi dei viaggi. Oggi non è più così. Ma potrebbe comunque accaderci di ricevere qualcuno in casa nostra, non per semplice ospitalità verso un amico o un familiare, ma per un vero caso di necessità.
4) Vestire gli ignudi
Nella lettera di Giacomo veniamo incoraggiati a essere generosi: «Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: “Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi”, ma non date loro il necessario per il corpo, che giova?» (Gc 2, 15-16).
Quest’opera di misericordia tende a venire incontro a una necessità fondamentale: il vestito. Spesso ci viene richiesta la raccolta di indumenti che si fa nelle parrocchie o in altri centri di assistenza. Nel momento di donare i nostri indumenti, è bene pensare che possiamo dare cose per noi superflue o che non ci servono più, ma anche qualcosa che ci è ancora utile.
5) Visitare gli infermi
L’esempio migliore della Sacra Scrittura è quello della parabola del buon samaritano, che si prese cura del ferito e, non potendo continuare a occuparsene direttamente, lo affidò alle cure di un altro, pagando di tasca propria (cfr. Lc 10, 30-37).
Si tratta di una vera assistenza ai malati e agli anziani, sia in ciò che riguarda l’aspetto fisico, sia facendo loro compagnia per un po’ di tempo.
6) Visitare i carcerati
Invita anche ad adoperarsi per liberare gli innocenti e chi è stato sequestrato. Anticamente i cristiani pagavano per liberare gli schiavi o si offrivano in cambio di prigionieri innocenti. Oggi diventa abbastanza complesso per le misure di sicurezza che vi sono, ma pensiamo all’assistenza che si possono dare alle famiglie e ai figli dei carcerati.
Consiste nel far visita ai carcerati, dando loro non soltanto un aiuto materiale ma un’assistenza spirituale, perché possano migliorare come persone e correggersi, magari imparando a svolgere un lavoro che possa essere  di aiuto quando sarà terminato il periodo di detenzione…
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7) Seppellire i morti
Cristo non aveva un luogo dove posare il capo. Un amico, Giuseppe d’Arimatea, gli cedette la propria tomba. Non soltanto, ma ebbe il coraggio di presentarsi a Pilato e di chiedergli il corpo di Gesù. Partecipò anche Nicodemo, che aiutò a seppellirlo (Gv 19, 38-42).
Seppellire i morti sembra un ordine superfluo, perché, di fatto, tutti vengono seppelliti. Però, per esempio, in tempo di guerra può essere una necessità pressante. Perché è importante dare una degna sepoltura al corpo umano? Perché il corpo umano è stato dimora dello Spirito Santo. Siamo “tempio dello Spirito Santo” (1 Cor 6, 19).
Le opere di misericordia spirituali: una breve spiegazione

1) Insegnare agli ignoranti
Come dice il libro di Daniele, “coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre” (Dn 12, 3).
Consiste nel guidare alla conoscenza e alla fede in Cristo. È un insegnamento che può avvenire in tanti modi, ma soprattutto attraverso l’ annuncio del Risorto e la testimonianza della vita. Accompagnando come fratelli anche noi in cammino fra le vicende della vita di ogni giorno, certi che il Signore ci è accanto e non ci abbandona.
2) Consigliare i dubbiosi
Uno dei doni dello Spirito Santo è il dono del consiglio. Per questo colui che vuol dare un buon consiglio deve, prima di ogni cosa, essere in sintonia con Dio, perché non si tratta di dare opinioni personali, ma di consigliare bene chi ha bisogno di una guida.
3) Correggere colui che si sbaglia
La correzione fraterna è spiegata proprio da Gesù nel vangelo di Matteo: “Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello” (Mt 18, 15).
Quest’opera di misericordia si riferisce soprattutto al peccato. Infatti, quest’opera si può formulare in un’altro modo: ammonire i peccatori.
Dobbiamo correggere il nostro prossimo con mansuetudine e umiltà. Spesso sarà difficile farlo, ma in questi casi possiamo ricordare ciò che dice l’apostolo Giacomo alla fine della sua lettera: “Chi riconduce un peccatore dalla sua via di errore, salverà la sua anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati” (Gc 5, 20).
4) Perdonare le offese
Nel Padre Nostro diciamo: “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, e il Signore stesso preciserà: “Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi” (Mt 6, 14).
Perdonare le offese vuol dire superare la vendetta e il risentimento. Significa trattare con amabilità coloro che ci hanno offeso.
Nell’Antico Testamento l’esempio migliore di perdono è quello di Giuseppe, che perdonò i suoi fratelli che avevano pensato di ucciderlo e poi lo avevano venduto: “Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita” (Gn 45, 5).
Il più grande perdono del nuovo Testamento è quello di Cristo sulla Croce, che ci insegna che dobbiamo perdonare tutto e sempre: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fan no” (Lc 23, 34).
5) Consolare gli afflitti
Spesso sarà completata dal buon esempio, che aiuti a superare questa situazione di dolore o di tristezza. Rimanere vicino ai nostri fratelli in ogni momento, ma soprattutto in quelli più difficili, significa mettere in pratica il comportamento di Gesù che s’immedesimava nel dolore altrui. Un esempio lo troviamo nel vangelo di Luca. Si tratta della risurrezione del figlio della vedova di Nain: “Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: ‘Non piangere!’. E accostatosi toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: ‘Giovinetto, dico a te, alzati’. Il morto si levò a sedere e incominciò a parlare. Ed egli lo diede alla madre” (Lc 7, 12-15).
La consolazione dell’afflitto, di colui che attraversa qualche difficoltà, è un’altra opera di misericordia spirituale.
6) Sopportare pazientemente le persone moleste
La pazienza, quando si è alle prese con i difetti altrui, è una virtù ed è un’opera di misericordia. Sono molti i testi del Nuovo testamento che ci parlano  della Pazienza: “la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza.” ( Rm5,4);
” Ma tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza.”( 1Tm 6,11);  ” E la pazienza completi l’opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla.”
(Gc 1,4).   Tuttavia, ecco un consiglio molto utile: quando sopportare i difetti degli altri causa più danno che bene, bisogna farli notare con molta carità e amabilità.
7) Pregare Dio per i vivi e per i morti
San Paolo raccomanda di pregare per tutti, senza distinzione, anche per chi ci governa e per le persone che hanno responsabilità, perché Egli “vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità” (1 Tm 2, 4).
I morti che si trovano nel Purgatorio dipendono dalle nostre preghiere. È una buona opera pregare per loro affinché siano assolti dai loro peccati (cfr. 2 Mac 12, 45).

È ovvio che se noi vogliamo educare i nostri ragazzi, sappiamo che più che le raccomandazioni vale l’ esempio, quindi si tratta di trasmettere più con la vita che con le raccomandazioni o le parole, anche se queste non vanno trascurate. Un esempio può essere quello di pregare per i nostri defunti assieme ai nostri figli, i nella visita al cimitero, non so se nelle nostre famiglie sia un abitudine praticata e diffusa … ma si potrebbero fare tanti altri esempi.
Papa Benedetto XVI dice: ““ La quaresima è un’ occasione per “ridiventare” cristiani, mediante un costante processo di cambiamento interiore e di avanzamento nella conoscenza e nell’ amore di Cristo”. Questa frase, ci permettere di percepire la Quaresima sotto un’ altra luce.

“Un’ occasione per “ridiventare” cristiani” … È necessario “ridiventare cristiani”, riscoprire la bellezza del dono che ci è stato fatto dal giorno del nostro Battesimo. È necessario in modo particolare in questo tempo per renderlo concreto poi ogni giorno dell’ anno!
È necessario perché sembra che oggi anche tanti cristiani vadano dietro a quello che il mondo propone contro quello che è il disegno di Dio sull’ uomo e sulla donna , nella loro diversità fisica-biologica, sulla famiglia, sulla vita stessa, sul dono dei figli stessi, che diventano oggetto di desideri egoistici, quasi fossero prodotti da poter ordinare, magari anche attraverso internet.
È necessario, perché non basta volersi bene per essere sicuri di amare, e non tutto è amore, occorre amare come ci ha insegnato Gesù Cristo nella più completa e totale gratuità.

Sotto questa prospettiva il cammino quaresimale non è un peso, ma un grande dono per riscoprire, per approfondire e per trasmettere quelli che sono i fondamenti della nostra fede vissuti concretamente e non staccati dalla nostra vita.
Termino riprendendo ancora dal testo del Concilio sull’ Educazione cristiana:
“Soprattutto nella famiglia cristiana, arricchita della grazia e delle esigenze del matrimonio sacramento, i figli fin dalla più tenera età devono imparare a percepire il senso di Dio e a venerarlo, e ad amare il prossimo, conformemente alla fede che han ricevuto nel battesimo; li anche fanno la prima esperienza di una sana società umana e della Chiesa; sempre attraverso la famiglia, infine, vengono pian piano introdotti nella comunità degli uomini e nel popolo di Dio. Perciò i genitori si rendano esattamente conto della grande importanza che la famiglia autenticamente cristiana ha per la vita e lo sviluppo dello stesso popolo di Dio”.
Allora un buon cammino quaresimale a voi e ai vostri ragazzi!

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Gesù ci ha chiamati per vivere nell’amore…
riconosco che il mio è assai debole.
Guariscimi dalle piaghe provocate
dalla mancanza di amore, dai peccati
che mi impediscono di amarti sopra ogni cosa.
Guarisci la mia anima da tutti i fardelli
che si sono accumulati nella mia giovinezza!
Fa’ che la fiamma dell’amore, allontani da me
le tenebre e sciolga il ghiaccio del male!
Rendi il mio amore pienamente capace
di amare con tutto il cuore ogni persona,
anche quelli che mi hanno offeso!
Perdonami l’invidia e la gelosia con cui
ho reso pesante la mia vita e quella altrui!
Fa’ che la grazia della fiducia in Te allontani
ogni sfiducia ed ogni sorgente di paura!
Risanami dal mio ateismo che manifesto
nel parlare, nel pensare, nell’agire!
Gesù, guarisci l’amore nella mia famiglia,
perché assomigli all’amore che regnava nella tua!
Guarisci l’amore tra i coniugi, tra figli e genitori.
Gesù, guarisci l’amore di tutti gli uomini
che vivono nel mondo

Deo Gratias qydiacdon

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