Domenica XV ordinario B – Mc 6,7-13

 

” O Dio, che mostri agli erranti la luce della tua verità, perché possano tornare sulla retta via, concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme … Per Cristo…”

 Concedi a tutti coloro che si professano cristiani di respingere ciò che è contrario a questo nome e di seguire ciò che gli è conforme …

 

Coloro che si professano cristiani …
noi ci professiamo cristiani, tanti si professano cristiani, perché sono stati battezzati, cresimati, hanno fatto la prima comunione, la cresima e poi… Poi ci fermiamo qui! Il nostro non è un essere cristiani, tante volte e non per tutti per fortuna, ma è un dirci cristiani.

L’Essere, quello con la E maiuscola si inserisce profondamente nell’ identità personale di ogni singola persona e la caratterizza, la contraddistingue e cerca di renderlo quello che deve veramente Essere. 

Oggi non è molto chiaro la differenza fra l’ essere e il fare! Tanto che ad esempio quando chiediamo a un ragazzo che cosa vorresti essere da grande le risposte che vengono date  sono, le più gettonate, per i ragazzi:  il calciatore, il cantante, l’ attore; così per le ragazze: la modella, la cantante, l’ attrice! Nessuno che dica vorrei essere onesto, generoso, altruista, vero! Me stesso! Nessuno che dica vorrei essere santo!
Voglio dire non posso fare solo il papà o la mamma, il marito o la moglie, come il prete, il religioso o la suora, ma devo esserlo profondamente. L’ essere è qualcosa di profondo che nasce dall’ intimo e dall’ essenza stessa della persona e che lo accompagna costantemente caratterizzando il suo fare, il suo agire attraverso il quale esprime ciò che è veramente.

Se io sono generoso, onesto, sincero lo sarò indipendentemente che io faccia il calciatore, lo scienziato o quant’altro, nello stesso tempo nel mio fare esprimerò quello che sono  sentendomi veramente realizzato! Così non basta dire di essere cristiani, non basta neanche conoscere Gesù …

Del resto è Gesù stesso che ci mette in guardia: “Non chi dice Signore, Signore entrerà nel regno dei cieli … ma chi  fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.”
Fare la “volontà” di Dio, rispondere alla Parola che il Signore ci rivolge, rispondere alla chiamata anche quando è scomodo e non si è accolti, come lo è per il profeta Amos, pastore, coltivatore di sicomori, Il sicomoro è un albero di origine africana dal frutto dolce, simile a un fico.*
Annunciare  ciò che  il Signore ci fa conoscere senza scendere a compromessi, essere asserviti e condizionati dal populismo, dalle ideologie che fanno tendenza o peggio ancora dal potere come facevano i sacerdoti di Betel, come Amasia che tradiva la sua missione sacerdotale…

Respingere ciò che è contrario all’ essere cristiani …

Sono tante le cose che sono contrarie all’ essere cristiani, oggi, come in altre epoche, in altri tempi, ma sembra che anche i cristiani non abbiamo più la forza e la chiarezza di dire NO, e indulgano, si compromettano con ciò che cristiano non è. L’elenco sarebbe lungo come , ad esempio, affermare che l’ unione coniugale possa essere possibile fra persone dello stesso sesso, che la vita sia prodotto di manipolazioni da laboratorio, o che non debba essere riconosciuta e difesa dal sua inizio alla sua fine naturale, solo per accennare i temi più ricorrenti. E attenzione non puntiamo il dito solo contro i giovani, ma pensiamo a noi che dovremmo essere gli adulti che dovrebbero educare e trasmettere una chiara identità cristiana, ( o no?).
Se è vero che tutti siamo chiamati ad essere profeti, un mandato che abbiamo ricevuto nel giorno del nostro battesimo, è anche vero che l’ essere profeti passa attraverso l’ annuncio, ma anche tramite la coerenza di vita. Noi adulti delle nostre comunità cristiane, padri, madri, nonni, catechisti,  ministri siamo chiamati ad essere profeti per i nostri giovani. Respingere ciò che è contrario all’ essere cristiano non significa non rispettare chi non lo è,  voler imporre agli altri, ma al contrario offrire un dono che è ricchezza per tutti perché è offrire la conoscenza, l’ esperienza dell’ incontro con Gesù, con il Regno di Dio, con l’ amore di Dio che, se accolto, sfama, disseta, vivifica il nostro bisogno d’ amoree di vita.

Il Signore ci chiama, perché noi facciamo esperienza di questo essere familiari con Lui, come facciamo in ogni Messa, anche adesso, e poi ci manda nel mondo. Mondo difficile da affrontare, ostile, allora occorre organizzarsi, con cosa si va e cosa dire?

Gesù consegna un equipaggiamento ridotto all’ essenziale! Bastone e sandali!

Già c’è da camminare, un cammino che dura tutta la vita e poi … credere in Gesù, la fede, la cosa più importante, ma più difficile, guidati dalla fede di portare una parola che non è la nostra, ma che è più grande di noi, camminare sorreggendoci al bastone della speranza, operando la carità!
Carità che passa attraverso l’ annuncio ( e la testimonianza) di un cambiamento di vita, una lotta contro non solo un generico male, ma contro il “maligno”, che sempre cerca di affascinare e sedurre l’ uomo contro Dio, e chinarsi verso chi soffre sia nel corpo che nello spirito per guarire le ferite di un umanità che cerca amore e speranza contro l’ insignificanza e la solitudine, l’ indifferenza.

Allora esame di coscienza per tutti a cominciare da me!

Stiamo  portando il Vangelo e anche dentro le nostre comunità facciamo tante cose, belle importante, ma l’ essenziale, come la preghiera, la partecipazione alla messa feriale, la castità dei gesti e delle parole, la disponibilità a mettersi a servizio, quale posto occupano nella nostra vita?

Il Signore ci ha benedetti e noi dobbiamo essere portatori di questa benedizione per tutti gli uomini, mettiamoci in cammino!

Soli Deo Gloria qydiacdon
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*Nota ( L’omaggio fatto dalla civiltà ebraica e cristiana al sicomoro, avendolo scelto come pianta degna di “elevazione” (capace di dare altezza e visione al piccolo Zaccheo che, proprio attraverso la sua grandezza ha potuto vedere e farsi vedere da Gesù), significa che a quest’albero viene attribuita “la forza ed il potere” della congiunzione tra il terreno ed il divino. Sicomoro, quindi come albero della vita ed allo stesso tempo anche viatico della morte: albero di speranza e di risurrezione, come è successo a Zaccheo, che tramite il sicomoro ha incontrato la salvezza.*– amicomario.blogspot.com).
   

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