| Comunità di San TOMASO | Pasqua 2011: La testimonianza di Giulia (per tutti e in modo particolare ai genitori e ai ragazzi che celebreranno la Cresima) Lasciatevi coccolare da Dio E scalerete le montagne…

Un’altra cosa molto importante che sono qui a dirvi è l’importanza della fede. La fede è la cosa che mi sta aiutando più di tutto ad andare avanti. Il pensiero che c’è un Dio che mi protegge e che fa di tutto perché le cose vadano al meglio, mi carica, mi dà questa grandissima forza… E in questo mi sta aiutando molto una ragazza, la beata Chiara Luce Badano: anche lei ha avuto vent’anni fa un tumore e purtroppo vent’anni fa non c’erano ancora i mezzi adeguati per curare.

Lei è morta, però ha saputo vivere questa esperienza in modo così luminoso e solare, abbandonandosi alla volontà del Signore, che per me è un grande esempio. Voglio imparare a seguirla, a fare quello che lei è riuscita a fare nonostante la malattia. La malattia non è stato un modo per allontanarsi dal Signore, ma per avvicinarsi a Lui e al suo grande amore.

La sera quando magari sto male, ho tutti i miei problemi dati dalle terapie, il pensiero che è accanto a me, che c’è Lui ogni giorno, che ci guida sulla nostra strada, sul nostro cammino, passo dopo passo insieme alla Madonna, la nostra mamma, il pensiero che Lui è accanto a me, che mi starà sicuramente coccolando, mi fa venire un sorriso e mi aiuta a stare meglio…

La prima cosa da guarire è dentro, è il cuore… Io mi ricordo quando ho fatto la Cresima: il don ci aveva spiegato che noi quando riceviamo il Sacramento della Cresima dobbiamo essere pronti a essere servi del Signore, a fare la sua volontà, a ricevere i sette doni dello Spirito Santo, essere degni di ricevere questi doni, di portarli come li hanno portati i discepoli. A me questa cosa continuava a frugare nella testa: cosa devo fare per essere la serva del Signore? Cosa posso fare? E di lì a due mesi si è presentata la malattia. Io la malattia l’ho vissuta proprio come impegno da cresimanda e la sto portando avanti anche adesso. Infatti ogni giorno le mie sofferenze e anche le mie gioie le affido tutte al Signore, perché sò che lì sono nelle mani giuste e le offro a tante persone. Un giorno le offro alle persone che stanno con me, un altro giorno a tutti i non credenti, perché tutti abbiamo bisogno di preghiere, di sostegno.

Ognuno ha un Dio, Dio c’è per tutti.

Potete farlo anche voi, ragazzi! Offrite le vostre giornate a tanti altri ragazzi che soffrono perché non hanno la fede, hanno un grande vuoto. Dio ci dà questa grandissima forza: potete costruire grattacieli, scalare le montagne.

Molti ragazzi, ne conosco tanti anch’ io, pensano che non andare più a Messa sia un modo per essere più grandi, che andare a Messa sia una barba. Pensano di essere autonomi, di non avere più bisogno di Dio.

No, no. State facendo una caccia al tesoro senza il tesoro… Ma come, lui ci mette un tappeto rosso sotto i piedi e ci guida, ci tratta come delle star, e noi poi lo snobbiamo?

Questi ragazzi non sanno quello che si perdono: il fatto che Gesù ci ospita nella sua casa, ogni domenica. Andarlo a trovare, a riceverlo nel nostro corpo attraverso l’Eucarestia, è proprio una cosa speciale per  me. Si stanno perdendo veramente tanto…

Io ora so che la mia storia può finire solo in due modi: o, grazie a un miracolo, con la completa guarigione, che io chiedo al Signore perché ho tanti progetti da realizzare, a partire da un gruppo di preghiera per i giovani. E li vorrei realizzare proprio io. Oppure incontro al Signore, che è una bellissima cosa.

Sono entrambi due bei finali. L’importante è che, come dice Chiara Luce, sia fatta la volontà di Dio.

 

Giulia Gabrieli morta il 19 agosto 2011 a 14 anni di tumore

 

 

Questa straordinaria ragazzina è stata in grado di trasformare il tempo della sua malattia in una incredibile occasione di crescita per sé e per molti di coloro che l’hanno avvicinata, nella consapevolezza totale della sua patologia e della sua morte. Forse, dico forse, sono anche queste le storie che andrebbero «gridate » dalle pagine dei giornali e dalle televisioni. Forse dovremmo tutti andare a scuola di queste esperienze. Mi rendo conto che non è facile parlare di malattia e di morte, ma la fondatrice del movimento Hospice, Dame Cicely Saunders, ci ricorda che «guardare in faccia alla morte è guardare in faccia alla vita e fare i conti con l’una significa comprendere molto l’altra». Forse, e dico ancora forse, una riflessione serena, profonda, condivisa su questi argomenti aiuterebbe ciascuno di noi a vivere in modo diverso, più profondo, più empatico, più attento a noi stessi e all’altro da noi. Magari cambierebbero tante cose, magari potremmo diventare più buoni e saggi, e Dio solo sa quanto bisogno abbiamo di bontà e saggezza nel difficile momento storico che stiamo vivendo.

 

dottoressa Antonella Goisis

 

 

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