Commemorazione dei fedeli defunti

A volte di fronte a un dolore, a una separazione, come quella di una persona che ci è stata cara e che ora sembra non più essere accanto a noi si sente o si sentiva dire: “il tempo cancella”. Non è così. Se noi, oggi, ci ritroviamo qui a visitare i nostri cari che ci hanno lasciato, a parlare con loro nella preghiera o in quello che il cuore ci suggerisce in questo momento significa che non è così.

Il tempo non cancella la memoria e il ricordo di chi ci è stato caro e ha condiviso con noi la nostra esistenza, anzi il nostro ricordo per quanto ci hanno dato si fa più vivo e nitido e tante cose riaffiorano alla nostra mente: immagini, gesti, parole che comunque si sono impresse in noi.

Ma noi non siamo qui oggi solo per rendere un omaggio e un riconoscimento a questi nostri cari, ma anche, a compiere un atto di fede in un legame che va ben oltre la porta della morte, che sentiamo più che mai vivi e vicini.

La fede cristiana ci dice che la morte non è la fine di tutto. L’ immagine che vorrei suggerire è quella del parto come l’uomo viene alla luce così attraversata la porta della morte si apre per ciascuno di noi un mondo nuovo, diverso, grande e misterioso che è il mondo di Dio. Siccome è qualcosa
di completamente diverso e nuovo rispetto alla nostra vita terrena, per questo noi viviamo il momento della morte con trepidazione.
Ma dio è l’autore della vita e il mondo di Dio, nel quale speriamo siano già i nostri cari, è il mondo della pienezza di vita dove non solo la nostra anima troverà sollievo, rifugio, ma anche il nostro corpo.

Perché questo accada, però vi è una condizione, dobbiamo avere vissuto e accolto quello che il Signore Gesù ci ha insegnato e indicato con la sua passione, morte, Risurrezione.
Alla fine della nostra vita terrena vi sarà un giudizio su come abbiamo vissuto, ma soprattutto di come abbiamo amato Dio e il prossimo. Questo momento così importante della nostra vita “è il momento della verità, nel quale non si può ingannare il Giudice divino né se stessi. Dallo stato in cui si viene trovati al momento della morte si decide la nostra sorte eterna: il Paradiso, l’eterna beatitudine di stare al cospetto del nostro Padre, Creatore e Salvatore in comunione con i fratelli, oppure l’infinita sofferenza dell’Inferno, in compagnia di Satana, dei demoni e dei dannati. Un istante dopo la morte avviene il giudizio e la sentenza: o salvati o perduti, senza possibilità di un secondo grado di giudizio”.

Certo il Signore è giudice misericordioso ma il giudizio avrà tre destinazioni: purgatorio, inferno o paradiso.

L’Inferno scandalizza chi non ha fede, perché sembra in contrasto con l’infinita misericordia di Dio. In realtà esso è la suprema manifestazione dell’infinitudine dell’amore di Dio, che ama talmente l’uomo da lasciarlo assolutamente libero, essendo così disposto a ratificare – pur a malincuore – il rifiuto volontario e cosciente che i malvagi Gli oppongono. Il dogma dell’Inferno rivela quindi il carattere altamente drammatico della libertà umana, ed è al contempo un «appello alla responsabilità» e un «pressante appello alla conversione» (CCC 1036).

Il Paradiso

Il Paradiso è il cuore stesso di Dio, per il quale Egli ci ha creati: è l’amore eterno, la felicità e realizzazione piena della creatura. In Paradiso quella sete di felicità che mai si compie appieno nemmeno nelle cose più belle e più vere, e che spesso viene cercata nelle soddisfazioni sensuali e peccaminose, trova la sua perfetta estinzione. È un rapporto d’amore con Dio e fra di noi rappresentato dalle immagini bibliche del banchetto di nozze, nel quale si beve il vino nuovo e si mangiano cibi succulenti, serviti da Cristo.

Il purgatorio

Il Purgatorio è un tempo nel quale, pur essendo già salvi, non si può contemplare Dio perché ancora non lo si desidera ed ama con tutto se stessi, perciò è necessario abbandonare ogni volontà che non sia indirizzata a Lui.

Tempo di purificazione e di attesa che può essere alleviato dalle preghiere e dalle messe che vengono celebrate in suffragio per i nostri cari fedeli defunti. (Giovanni Zenone in Cristiani Cattolici)

In questa fede affidiamo i nostri cari al Signore e preghiamo per loro, ma chiedendo anche la loro intercessione in un amore che ci lega nella Carità di Cristo.

Deo gratias, qydiacdon

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