Chiamiamo i fatti accaduti nella chiesa di San Zulian a Venezia con i termini giusti: Profanazione e sacrilegio

 

Oggi, festa di S. Lorenzo, diacono e martire, mi è accaduto di ascoltare sull’ emittente televisiva La 7 nel programma: “Aria d’ estate” le opinioni, i commenti ai fatti avvenuti nella chiesa di San Zulian a Venezia, con relativa intervista al parroco.

Devo dire che questa notizia ha avuto rilevanza solo sul quotidiano Libero, mentre non ho notato altrettanta attenzione su altre testate, che hanno dato un ampia rilevanza alla presenza dei musulmani in chiesa alla Messa per condannare gli atti di terrorismo, non appropriata e inopportuna, a mio avviso.
Si possono trovare altre sedi e occasioni per una condanna, che ha visto la partecipazione di una esigua minoranza del cosi detto Islam moderato. Su questo si sono già espressi altri e ben più competenti esponenti ecclesiastici e opinionisti cattolici.   

Sono rimasto allibito come ancora una volta si è tentato di minimizzare, alla faccia del “politicamente corretto” il fatto al rango di una “bravata”. Anche da parte del parroco intervistato e delle altre persone che si sono espresse nel servizio trasmesso di minimizzare.

Le parole che dovevano essere usate, e non le pretendo da Feltri che si dichiara ateo, ma da chi si professa cristiano, se ce ne sono ancora, ma soprattutto del parroco e del vescovo dovevano essere sacrilegio e profanazione. Infatti non si tratta di altro. Non mi si venga a dire che chi assume la particola durante la Comunione Eucaristica nella Messa e la sputa non sia consapevole di ciò che è per i cristiani, di cosa fa, e che chi sputa sul crocifisso non sappia consapevole del significato del gesto.

Mi chiedo cosa avrebbero detto i giornalisti, e le comunità islamiche se qualcuno davanti ad una moschea avesse sputato sul Corano, strappato alcune pagine e le avesse schiacciate sotto i piedi.
Folle di musulmani in piazza e articoli in nome della libertà religiosa fino al linciaggio, speriamo solo morale, dei responsabili.

Che si sia persa la nostra identità culturale, per non dire di quella religiosa, cristiana è ormai cosa nota, ma essere schiavi della paura di fronte ad un Islam che anche da noi si fa sempre più arrogante e pretenzioso non chiamando le cose con il proprio nome e non essendo rispettosi del sentimento religioso dei pochi cristiani, che ancora pure ci sono in queste paese, significa essere già sottomessi.

Eppure, anche nelle nostre gerarchie si ha paura! Qui non si tratta di essere islamofobi, ma di custodire il tesoro prezioso della Rivelazione alla quale non si può rinunciare a cominciare dal Santo Padre per finire all’ ultimo dei battezzati, fra i quali ci sono anch’io.

Uno dei doni dello Spirito Santo è la fortezza, il Signore la conceda ai fedeli e ai pastori, in quel discernimento che non può abdicare alla verità rivelata da Gesù Cristo nostro Signore!

E speriamo che il parroco di San Zulian abbia già predisposto un congruo numero di ore di adorazione in riparazione all’ atto sacrilego avvenuto.

dqy

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