Cesare e Dio (Mt 22,15-21)

 

“ Date a cesare quel che è di cesare e date a Dio quel che è di Dio…”

Bellissima risposta quella che Gesù da ai farisei che non ne possono più di Lui e gli tendono questo tranello, introdotto dalla lusinga e dall’ accredito di riconoscerlo come maestro. Certo il tasto del pagare le tasse è a forma di segnale di pericolo, e vi è sempre un insoddisfazione di fondo assieme a  frasi del tipo: “ ma dove vanno a finire questi soldi? Guarda se si devono spendere per  questo scopo non sarebbe meglio che? Pagano sempre i soliti noti …” e potremmo proseguire! E così anche al tempo di Gesù con l’ ulteriore aggravante che erano imposte da un occupatore, da un invasore  da pagare dall’ età dell’adolescenza fino ai 65 anni e ricordava a tutti la mancanza di libertà.

La risposta di Gesù è stato letta nella tradizione come un’ affermazione di una autonomia tra quella che è l’ ambito religioso e quello politico, nel senso alto del termine. Certo non possiamo pretendere che Dio si sostituisca a ciò che può operare l’uomo attraverso la sua capacità e la sua intelligenza, ma anche questi sono doni che ci ha dato Dio stesso.

Vale allora la pena di fermarci a riflettere: cosa è per me di Cesare e cosa è di Dio; insomma chi detiene il primato nella mia vita, meglio ancora a chi dono la mia vita? A Cesare o a Dio? Fermatevi fra oggi e domani quando andrete a casa e riflettete prima di riprendere la vostra settimana, fateci una preghiera prima e vedrete che le cose le metterete in fila in modo diverso, o le affronterete  in modo diverso.

Rispondere a questa domanda significa trovare il giusto equilibrio nell’ affrontare e nell’ impegnarsi nelle realtà di questo mondo non in antagonismo, ma ordinandole nel giusto valore!

 

… “ date a Dio quello che è di Dio…”

Mi viene in mente la risposta che  i gerarchi nazisti davano al processo di Norimberga di fronte alle accuse che  gli venivano mosse: “ … abbiamo obbedito agli ordini …” Si capisce bene come, allora, il non riconoscere il giusto primato a Dio e il posto che gli compete non ammetta né compromessi, né connivenze con nessun potere o con nessuna autorità antagonista. Accettare gli antagonisti conduce l’ uomo a cosa indicibili!

Vi è un primato di Dio che illumina il mondo, la storia dell’ uomo e ciascuno di noi ,  che va riconosciuto, anche se oggi l’ uomo, sempre più spesso se ne dimentica sostituendosi a Dio illudendosi di essere padrone di se stesso e “quasi” creatore della stessa vita. Proprio in questi giorni è stato eseguito il primo intervento di fecondazione eterologa …

Se ne dimentica anche nel voler affermare una nuova visione di umanità che prescinda dall’ ordine  che Dio ha voluto nella creazione creando l’ uomo a sua immagine e somiglianza maschio e femmina … è ancora  il grande peccato dell’ inizio che ritorna quando ciascuno di noi non “ dando a Dio quello che è di Dio£ vuole sostituirsi a Dio e fa di se stesso un idolo.

È urgente allora riscoprire questo primato di Dio che non è contro l’ uomo, ma per l’ uomo. Gesù nel Vangelo si fa consegnare una moneta su cui vi è il volto di Cesare, assieme alla scritta che  dichiara la divinità dell’ imperatore e la sua funzione di pontefice massimo, ma in questo modo Gesù, legando al denaro il volto di Cesare lo svuota della sua divinità richiamando a ciascuno di noi il senso del nostro legame con Dio.

Oggi la Chiesa celebra anche la giornata missionaria mondiale. I missionari sono quelli che hanno colto e cercano di attualizzare questa  Parola del Vangelo nella loro vita. Nel servizio all’ uomo perché non si dimentichi la dignità della persona e di ogni persona  ricordano a tutti che il cristiano è chiamato ad ordinare le realtà umane al Regno di Dio in quel precetto dell’ amore al prossimo che Gesù ci ha lasciato, ma nello stesso tempo ci ricordano quel primato dell’ amore a Dio, come Gesù Cristo ci ha insegnato, che ogni battezzato è chiamato ad annunciare e a vivere in prima persona in quel pezzetto di mondo e di storia in cui vive.

Le modalità di attuazione ci vengono descritti nella seconda lettura da Paolo stesso, uno che di missione se ne intendeva bene e che valgono per tutti. Scrive Paolo:

“ … tenendo continuamente presenti l’ operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.” Infatti la salvezza che ci dona il Signore Gesù va ben oltre alla doverosa realizzazione di  condizioni di vita umane e dignitose degni di questo nome per tutti e in particolare per gli ultimi, questo non può, però, giustificare un disimpegno da parte dei cristiani per la costruzione di un mondo più bello, più giusto e fraterno per tutti, secondo però quella fedeltà che è dovuta al grande progetto che Dio ha sull’ umanità e che ci è stato fatto conoscere in modo totale, unico, definitivo in Cristo Gesù Nostro Signore.

Qualcuno ha scritto: “ Voglio dare a Dio quello che è di Dio, riconoscendogli la bellezza del creato ( ::.) il senso della vita (…), riconoscergli la massima potenza, saggezza ed intelligenza(…), e, sublime miracolo, la scelta di fermarsi di fronte alla libertà dell’ uomo(…). Riconoscergli la necessità di essere salvati, incapaci di pilotare degnamente la nostra libertà, senza l’ innesto della sua forza e volontà, invisibile nei modi, evidente nei fatti, degni del suo infinito scorrere sulle rive del bene …

Non dimenticando del dovere di fare fruttificare il talenti che Egli stesso ci ha consegnato!

Soli Deo gloria qydiacdon

 

 

 

 

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