DOPO DRAGHI ANCHE MATTARELLA ISTIGA ALL’ODIO CONTRO I NON VACCINATI Dopo il famoso ”Non ti vaccini, ti ammali, muori” del premier, il presidente della repubblica addita il non vaccinato come il nemico da combattere (grazie presidente, ci ha tolto ogni residuo dubbio, ora siamo sicuri di essere nel giusto)

Il discorso del Presidente Mattarella all’università di Pavia di domenica 5 settembre inquieta, sia per le cose inesatte che ha espresso, sia perché ha fatta propria fin nei minimi termini la versione che il potere ha deciso di diffondere sulla vaccinazione, sia infine per la violenza discriminatoria di cui ha fatto oggetto i cittadini che – responsabilmente, prudenzialmente, coscientemente – decidono di non farsi vaccinare.
Più il potere si irrigidisce in forme autoritarie e autoreferenziali e più ha bisogno di individuare un nemico. Letterariamente George Orwell ci ha parlato dei “Due Minuti dell’Odio” che il regime politico in cui viveva il protagonista del romando “1984” imponeva a tutti i cittadini. Lo storico Ernst Nolte ci ha a sua volta insegnato che ogni regime autoritario deve creare una “attribuzione collettiva di colpa” come quella del Terrore parigino contro gli “accaparratori” o quello nazista contro gli ebrei. L’espressione sta a significare una colpa non perché si sia fatto o omesso qualcosa ma semplicemente perché si è qualcosa o qualcuno che il potere ha individuato come non avente diritto ad esistere. Ma il più esperto di Leviatani è senz’altro Thomas Hobbes, il quale ha spietatamente detto che “Lo Stato conserva nei confronti di chi dissente il proprio diritto originario, cioè il diritto di guerra, come nei confronti di un nemico”. Continue reading

XXVII Domenica tempo ordinario B – Relazione …

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.

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Se dovessi mettere un titolo alla liturgia della parola di questa Domenica metterei la parola Relazione….
La prima lettura ci presenta la relazione dell’uomo con l’universo : “Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.”

Questo ci dice, nonostante quello che è accaduto e sta accadendo ancora oggi che l’uomo è fatto per la socialità, per la relazione non per essere isolato, chiuso e che l’uomo, per sua natura, è un essere sociale in relazione. In relazione con il mondo con le altre creature alle quali impone un nome. Dare il nome a qualcuno significa creare un legame ed essere in profonda relazione con lui.

Vi è, però, qualcosa di più. La relazione con le altre creature, con il creato in tutta la sua bellezza e la sua grandezza sembra non bastare: “l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse”. Ecco allora: “Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.”

In questo sonno viene creata la donna, a cui l’uomo non assiste. Questo avviene perché l’uomo possa realizzare in pienezza il suo sogno di comunione e di relazione scoprendo in chi è altro da sé, ma che gli è simile, una persona che va incontro all’ altro, con cui tesse legami in un dialogo di armonia e di vita condivisa. Continue reading

La promessa – una storia d’amore

 

Un professore sognava di diventare rettore dell’ Università in cui insegnava da molti anni. Per questo studiava giorno e notte, si preparava, teneva conferenze e pubblicava libri.
Un giorno, finalmente, realizzò il suo sogno. Gli arrivò la nomina a rettore. Prese possesso del suo ufficio e incominciò con decisione il suo compito. giornali e studenti avevano accolto con favore la sua nomina. Ma dopo pochi mesi, fra lo stupore di tutti, diede le dimissioni. Il motivo era semplice: si era dimesso dalla carica di rettore per potersi dedicare a tempo pieno a sua moglie. Sua moglie aveva cominciato a mostrare sintomi del morbo di Alzheimer. La malattia avanzava velocemente e nel giro di pochi mesi le conseguenze furono drammatiche: non solo sua moglie non ricordava più nulla di tutti quegli anni che avevano trascorso insieme, ma non era neppure in grado di riconoscerlo. Non si rendeva  più conto che era suo marito.
Praticamente tutti gli dissero che questa sua decisione non aveva senso. Chiunque avrebbe potuto prendersi cura della sua povera moglie, che tra l’altro non lo riconosceva nemmeno quando entrava in camera sua per aiutarla, mentre non tutti potevano ricoprire la carica di rettore per cui tanto aveva sacrificato e lottato.
Lui rispondeva semplicemente: “E’ vero, mia moglie non sa più chi sono io. Ma io so chi è lei, e in lei riconosco sempre la donna meravigliosa che ho sposato tanti anni fa. C’è soltanto una cosa più importante di una chiamata, ed è una promessa. Ed io promesso di rimanere al suo fianco “finche morte non ci separi”.

da  “è di notte che si vedono le stelle”
Bruno Ferrero

Schema di Preghiera per chi a causa del corona virus non può partecipare all’ Eucaristia. III Domenica di Quaresima ciclo A

Preghiera

Dio misericordioso, fonte di ogni bene,
tu ci hai proposto a rimedio del peccato
il digiuno, la preghiera e le opere di carità fraterna;
guarda a noi che riconosciamo la nostra miseria
e, poiché ci opprime il peso delle nostre colpe,
ci sollevi la tua misericordia.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

In ascolto della Parola

Es 17,3-7
Dacci acqua da bere.

Dal libro dell’Èsodo

In quei giorni, il popolo soffriva la sete per mancanza di acqua; il popolo mormorò contro Mosè e disse: «Perché ci hai fatto salire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?».

Allora Mosè gridò al Signore, dicendo: «Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno!».

Il Signore disse a Mosè: «Passa davanti al popolo e prendi con te alcuni anziani d’Israele. Prendi in mano il bastone con cui hai percosso il Nilo, e va’! Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà».

Mosè fece così, sotto gli occhi degli anziani d’Israele. E chiamò quel luogo Massa e Merìba, a causa della protesta degli Israeliti e perché misero alla prova il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi sì o no?».

Parola di Dio
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II Domenica di Pasqua, in Albis e della divina Misericordia

Pasqua: Gesù è risorto. Da più di 2000 anni, quella frase: «Abbiamo visto il Signore!», da quella sera “del primo giorno dopo il sabato” è stata proclamata dalla Chiesa e nella Chiesa! Ma sono stati e saranno ancora tanti i Tommaso che faranno fatica ad accogliere questo annuncio. Tanti che continueranno ad avere dubbi e dire: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

La fede nel risorto non è una fede facile, come ci dicono le apparizioni del Signore risorto riportate nei Vangeli. Noi uomini siamo fatti così. Facciamo fatica a credere in quello che non possiamo toccare, vedere, constatare.

Eppure noi siamo qui, otto giorni dopo, e il Signore risorto è presente fra noi, certo non nel modo straordinario che hanno potuto sperimentare Tommaso e gli altri, ma in un modo altrettanto reale e questo sulle parole stesse di Gesù: “questo è il mio corpo … questo è il mio sangue…” è
l’Eucaristia che stiamo celebrando. È il momento della fede! Una fede che dovrà essere sempre riaccesa, anche se potrà succedere di avere ancora dei dubbi, in modo particolare quando nella nostra vita dobbiamo superare prove importanti, difficili, scontrandoci con realtà non facili e che credevamo non dovessero mai fare parte della nostra vita. Continue reading

Tempo di Avvento 2018, anno C. Preghiera e riflessione – 1 Domenica

Angoscia, paura, ansia: decisamente, Signore, questo Avvento non comincia all’insegna della tranquillità. Tu evochi per noi le reazioni spontanee di chi si trova davanti a sconvolgimenti e perturbazioni che investono cielo e terra. Non lo fai per gettarci nel terrore: vuoi piuttosto aiutarci a leggere quanto avviene nel profondo della storia e a scegliere gli atteggiamenti più saggi. Continue reading

Bangladesh: migliaia di cristiani espropriati di case e terre

Anche in Bangladesh migliaia di cristiani vengono purtroppo perseguitati a causa della terra.

Nel villaggio Santal le case sono state espropriate da agenti governativi, che hanno di conseguenza abbandonato circa 1.500 cristiani in condizioni disumane. Sono stati costretti a ripararsi con semplici lamiere, fornite loro da alcune Ong, senza ottenere alcun aiuto dal governo, pur richiesto esplicitamente di intervenire.

A Dhaka viene segnalato il caso di un 65enne cattolico, gettato in strada da un musulmano, che, scortato da 50 persone armate, ha letteralmente occupato la sua abitazione tre anni fa. Eppure da allora la vittima di tale abuso continua a pagare le bollette di luce e gas, benché non possa più fruire della casa. I suoi appelli, lanciati alle massime autorità locali, sono sinora rimasti senza risposta. Continue reading

Meditazione sulla 16 Domenica fra l’ anno B- Un unico vero pastore: Gesù

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare.
Allora andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero.
Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

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L’ immagine che emerge dalle letture di questa Domenica è quella del pastore, così la prima lettura, il salmo responsoriale e il Vangelo. Se il vero e unico pastore del suo popolo Israele è Dio è anche vero che allo stesso tempo Dio si serve anche di pastori scelti da lui che si prendano cura del suo popolo.

Occorre però stare attenti a distinguere fra i veri e i falsi pastori, contro cui si scaglia il profeta Geremia: “Guai ai pastori che fanno perire e disperdono il gregge del mio pascolo. Oracolo del Signore.
Perciò dice il Signore, Dio d’Israele, contro i pastori che devono pascere il mio popolo: Voi avete disperso le mie pecore, le avete scacciate e non ve ne siete preoccupati; ecco io vi punirò per la malvagità delle vostre opere. Oracolo del Signore.”

La situazione del popolo di Israele è quella di un grande smarrimento, di una corruzione dilagante e di infedeltà all’ Alleanza. Coloro che dovrebbero essere guida e modelli del popolo, (il gregge che è stato loro affidato), spadroneggiano sul gregge cercando il loro tornaconto e non servendolo come dovrebbe essere.

Anche oggi assistiamo ad una corruzione dilagante ad un decadimento morale, ad una situazione di impoverimento di tante persone a vantaggio di singoli o gruppi di potere politici, economici, finanziari che più che cercare e guidare operano per arricchire se stessi, per affermare il proprio io. Tanti assistono passivamente allo sgretolamento di valori fondanti e fondamentali per la persona e la costruzione della società, immoralità e vizio vengono propagandati e non di rado giustificati.

Dove sono i “pastori”, usando in senso ampio questo termine che dovrebbero guidare le persone a loro affidate?
E anche i cristiani sembrano avere rinunciato a quello che dovrebbe essere l’atteggiamento del profeta con “gli occhi aperti sul loro tempo e contemporaneamente con il cuore saldo nel Signore” (Comastri).
Davvero siamo come: “come pecore che non hanno pastore”.

Ma Dio, che è un Dio compassionevole, pieno di amore, annuncia per bocca del profeta: “Radunerò io stesso il resto delle mie pecore da tutte le regioni dove le ho scacciate e le farò tornare ai loro pascoli; saranno feconde e si moltiplicheranno. Costituirò sopra di esse pastori che le faranno pascolare, così che non dovranno più temere né sgomentarsi; non ne mancherà neppure una.”

Gesù è questo vero, unico pastore promesso da Geremia che: “guida per il giusto cammino … che anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché Lui è con me.” Queste sono le caratteristiche del vero pastore essere assieme, essere vicino, essere accanto e il Signore Gesù lo è sempre anche nei momenti bui e difficili della nostra esistenza per rinfrancarci e guidarci e ricordarci che Dio è il Dio della vita.

E i cristiani?
Mandati in missione nel mondo non devono temere di andare e annunciare, in parole e in opere, la verità del Vangelo, della fedeltà a Gesù, alla Legge del Signore, che tutela e rispetta la libertà umana, pronti e consapevoli del rischio di incontrare una mentalità ostile.

Ma allora è questo il senso della vita del cristiano? Quello di assomigliare a un Don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento? Non vi è il rischio di essere sopraffatti da un senso di impotenza, dalla delusione e dalla stanchezza?

Ma il Signore non abbandona i suoi e sa che l’ unica forza che può vincere questo stato d’ animo la può dare solo Lui. Vede gli occhi di chi è ammalato che vorrebbe guarire, vede chi è in ristrettezze e non riesce a farcela, insomma vede gli animi tristi, sopraffatti che hanno bisogno di pace, di quiete, di luce, di una sosta che rinfranchi.

«Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». Dice Gesù ai suoi tornati dalla missione.

In queste parole vi è un invito del Signore a stare con Lui, nel silenzio, nella comunione, nella preghiera.
Cristiani è l’invito per una vacanza alternativa, diversa in cui ha molta importanza il silenzio.
Noi viviamo tutto l’anno in mezzo al frastuono di tanti messaggi verbali e non e siamo come bombardati. Programmiamo le vacanze e tanti ancora vanno in mezzo alla confusione, al frastuono e lo chiamiamo riposo! Cercando di inseguire, così, quel bisogno di pace, di tranquillità, di ristoro che cerchiamo.
Per questo occorre fare un po’ di deserto e le nostre vacanze potrebbero essere questo tempo opportuno in cui attraverso il silenzio riprendiamo coscienza di noi stessi, del grande mistero della vita e dei suoi interrogativi.

Non per fuggire, ma per avvicinarci di più al Signore e ritrovare cos’ noi stessi, perché:” non dobbiamo mai dimenticare che la negazione di Dio più che mortificare Dio, distrugge la dignità dell’uomo bruciando il senso stesso della vita umana che inesorabilmente impazzisce” (Comastri)

In questa Eucaristia rivolgiamo il nostro sguardo e la nostra preghiera al Signore tenero e compassionevole, sempre pronto ad andare in cerca della pecorella smarrita, che posso essere anch’io.

Deo gratias, qydiacdon.

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NO ALL’ABORTO Scienza prenatale, il feto è un paziente come gli altri

Esiste la possibilità di curare circa il 60 percento dei bambini vittime di interruzioni volontarie di gravidanza motivate da una diagnosi di patologia prenatale, il restante 40% può comunque essere accompagnato con cure palliative ed altre terapie fino al momento della nascita. Proiettando i dati offerti dal professor Giuseppe Noia, già primario di Ginecologia al Policlinico Gemelli di Roma e docente presso l’ateneo del Sacro Cuore, sul totale dei 7000 aborti l’anno che avvengono in Italia oltre la 12esima settimana per motivi legati alla salute del feto, si comprende perché sia non solo eticamente ma anche scientificamente sbagliato presentare solo l’opzione mortifera ad una donna, o ad una famiglia, che è alle prese con una gravidanza difficile.

Tutto quello che c’è da sapere sulla scienza prenatale e la speranza per i bambini e le madri è stato esposto ieri a Roma nel corso della conferenza stampa “La scienza prenatale: il nuovo servizio sociale alla famiglia”, organizzata da ProVita Onlus. Un’iniziativa che si è resa necessaria proprio per ribadire e far conoscere alle coppie che si trovano ad affrontare a una gravidanza con prognosi nefasta che esistono strutture, medici e terapie che possono prendersi cura del loro bambino. Continue reading