Ascensione del Signore – Il desiderio del cielo … si avvera …

Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

Parola del Signore
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La parola ascendere significa: Salire, andare verso l’alto. Ma qual’ è questo alto verso il quale desideriamo andare? Si vuole andare in alto nella vita. Nel campo professionale, politico, economico, della comunicazione, può darsi anche nell’ambito ecclesiale. Per questo andare in alto si è disposti a sacrificare anche affetti, come la famiglia, valori, come la lealtà, nel riconoscere all’altro quello che vi è di bello e di positivo per ridurlo, per farlo sentire piccolo e inadeguato.
Andare in alto nella vita …
poi, magari una bella sera estiva, ma anche invernale quando i cieli sono sereni e tersi, distrattamente ti viene da guardare in alto e vedi il cielo. Allora ecco che l’uomo vuole scalare anche il cielo, in qualche modo impossessarsene. La Bibbia ci racconta la storia della Torre di Babele, dove l’uomo voleva conquistare il cielo. Gli antichi ci raccontano il mito di Icaro, che vuole volare, poi sappiamo come finisce. Le ali che si è costruito si sciolgono come neve al sole e Icaro farà una brutta fine. Nei tempi moderni dallo sbarco sulla luna, poi la stazione orbitale, ora l’esplorazione di Marte continua questo desiderio dell’uomo di conquista del cielo.

Allora quando si parla di cielo cosa si intende?

Da un punto di vista che non contempla l’esperienza religiosa possiamo dire: “Il cielo è lo spazio siderale percepibile della Terra o, per estensione, da un qualsiasi altro corpo celeste, visto dalla superficie.
Per chi vive l’esperienza della fede è qualcosa di totalmente diverso. Qui riporto quello che disse San Giovanni Paolo II parlando del cielo.
“Sul piano metaforico il cielo è inteso come abitazione di Dio, che in questo si distingue dagli uomini Egli dall’alto dei cieli vede e giudica, e discende quando lo si invoca Tuttavia la metafora biblica fa bene intendere che Dio né si identifica con il cielo né può essere racchiuso nel cielo
Alla raffigurazione del cielo, quale dimora trascendente del Dio vivo, si aggiunge quella di luogo capiamo meglio l’esortazione di Gesù ad accumulare tesori in cielo. Il cielo non sarà un’ astrazione, neppure un luogo fisico tra le nubi, ma un rapporto vivo e personale con la Trinità Santa. E’ l’incontro con il Padre che si realizza nel Cristo risorto grazie alla comunione dello Spirito Santo.

Io penso che il desiderio del cielo da parte dell’uomo
sia il suo desiderio di eternità a cui nessuno parametro razionale, matematico, può dare risposta. Le tre domande fondamentali: chi sono, da dove vengo, dove andrò a finire non trovano la loro risposta

Questa è la realtà che viene indicata ai credenti in Cristo dalla festa che noi oggi celebriamo in cui la nostra umanità in Gesù ha raggiunto la meta.

Quali sono le conseguenze pratiche per la nostra vita? Soprattutto per la nostra vita di cristiani?

*Annunciare una presenza anche se sembra che vi sia un’assenza. Anche se sembra una contraddizione in termini, ma il Signore è presente in un modo velato, ma vero, nella Chiesa, nei Sacramenti, nella Parola, nel vivere il comandamento della Carità, dell’amore.

*Mi piace poi pensare al tempo in cui noi stiamo vivendo come a quello di un fiore che non è ancora sbocciato. Vi è ilbo bocciuolo
bocciolo, intravedo i petali,, i colori, ma non è ancora nella pienezza della sua fioritura.
Nel Signore risorto questo si è già realizzato.

“la nostra umanità è innalzata accanto a te,
e noi, membra del suo corpo,
viviamo nella speranza di raggiungere Cristo,
nostro capo, nella gloria” recita la Liturgia.

Tutto questo porta ad abbracciare una nuova visione di vita che ci dice che noi siamo destinati ad una pienezza che va oltre l’attuale che stiamo vivendo, leggere con il realismo, la nostra realtà quotidiana e allo stesso tempo portarvi dentro l’amore, quello che è il grande comandamento che Gesù ci ha lasciato e che trasforma ogni realtà quando è vero e autentico.

Deo gratias, qydiacdon

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