“ Ai nostri cari la vita non è tolta, ma trasformata”. Commemorazione dei fedeli defunti – 2015

Come tutti anch’io ho fatto visita ai miei cari defunti in questi giorni e ci siamo ritrovati in diversi parenti con alcuni era tanto, tantissimo tempo che non ci vedevamo.
Non ci siamo mesi a fare tante chiacchiere, come accade spesso, ci siamo salutati, ci siamo abbracciati, chi ha perso il marito da poco mi ha detto …: “ Non è mica vero che il tempo cancella … non passa … si impara a convivere”, ed è così, vi sono ferite e lacerazioni che il tempo non rimargina.
Mi veniva poi da pensare! Guarda ci siamo ritrovati noi davanti ai nostri cari che sentiamo vivi presenti anche se in un modo diverso e senza rendercene conto abbiamo vissuto una grande realtà di comunione, quella comunione fra i credenti che ci ricordava proprio la festa di Tutti i Santi che ieri abbiamo celebrato!
Quindi ,questo giorno diventa per noi il giorno del “fare memoria”, che è molto di più di un semplice ricordo. È questo sentirci uniti

 ai nostri cari in un vincolo reale e nello stesso tempo misterioso in Cristo e nella fede che va oltre della nostra esperienza umana, terrena. Esperienza di fragilità, di debolezza, ma anche di amore.
Nel fare memoria e nel richiamare alla nostra mente il volto dei nostri cari, nel grande ringraziamento che facciamo a Dio Padre, per il Signore Gesù nell’ Eucaristia che celebriamo, vogliamo ringraziare per questi uomini e donne, padri, madri, fratelli, sorelle, sposi, figli, genitori, nonni, che hanno lasciato una traccia profonda nella nostra vita e nella nostra esistenza, che senza pretese si sono fatti compagni di vita cercando di trasmetterci e di donarci ciò che ritenevano importante, grande, che per noi , credenti è il dono della Fede. Per questo possiamo dire che sono stati una benedizione!

È anche il giorno della speranza.
La fede, che noi professiamo, porta in se la luce di una speranza nuova e vera: nel Signore Gesù, la morte non è un tunnel buio dal quale non se ne esce, ma, al contrario, vi è, al termine, una luce che inonda di un significato nuovo tutta la nostra vita e la nostra esistenza.
Anche se dentro il nostro cuore vi è una certa malinconia, velata di tristezza, perché i nostri cari non li vediamo più come ci vediamo noi ora, questo giorno è il giorno della luce.

Scrive S. Paolo:
“Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione? ( 1 Cor 15,5)
Se infatti siamo stati intimamente uniti a lui( Gesù) a somiglianza della sua morte, lo saremo anche a somiglianza della sua risurrezione. (Rm 6,5)
sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui.(Rm 6,9)

È questa la nostra speranza: Gesù, morto e risorto! È certo e io lo credo che un giorno ci incontreremo con il Signore, in una nuova terra e in un nuovo cielo, dove ciascuno di noi sarà esaltato dalla bellezza, dalla misericordia, dalla tenerezza di Dio è lì tutti saremo bellissimi!
Come ci veniva ricordato da uno dei testi delle messe, come dice il profeta Isaia, la morte sarà eliminata per sempre, Dio asciugherà le lacrime su ogni volto … Questo è il Signore in cui abbiamo sperato, esultiamo per la sua salvezza.
Giorno di conversione

È questo anche il giorno, dove noi siamo chiamati ad una nuova sapienza. Quella sapienza che ci viene donata dall’ alto, se ci mettiamo in ascolto, se la chiediamo con fede, che ci permettere di rivedere e di riconsiderare ciò che veramente conta nella vita e a non sciuparla, rovinarla buttandola letteralmente via.
La sapienza di vivere una vita alla luce dell’ amore, di quell’ amore che ci ha insegnato e che ha vissuto Gesù, che non si risparmia e che non ha misura se non quella di “ dare la vita”. Un amore che non si ferma solo sul versante del nostro rapporto con Dio, ma da questo trova la forza, l’ energia di espandersi verso i fratelli in concrete opere di misericordia come ci viene ricordato dal Vangelo di Matteo, quando ci parla del giudizio, che sarà sull’ amore che abbiamo concretamente vissuto verso i “ fratelli più piccoli”, gli esclusi, gli affamati, gli emarginati, lo straniero.
Un amore non semplice che a volte diventa meno luminoso per le nostre debolezze, le nostre fragilità, il nostro peccato. Per questo siamo qui a rinnovare la nostra preghiera per quei nostri cari che vivono ancora il tempo della purificazione, affinché l’ abbraccio della misericordia del Signore li trasfiguri e li liberi in pienezza.

Mentre preghiamo per loro preghiamo anche per tutti quelli che sono stati segnati di recente dalla perdita di una persona cara, perché l’olio della compassione del Signore mitighi il dolore di una ferita che è ancora sanguinante e la certezza che ai nostri cari la vita “ non è tolta, ma trasformata” doni pace ai loro cuori!

Deo Gratias, qydiacdon

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