7 Domenica Ordinario A – Amare i propri nemici?

Domenica scorsa Gesù richiamava ad avere” una giustizia superiore a quella degli scribi e dei farisei”, cioè ad avere una prospettiva e un orizzonte nuovo nella nostra vita, nel nostro modo di essere e di agire.
Pur confermando la Legge di Mosè, quindi i comandamenti con quel “è stato detto, ma io vi dico …” spalancava una finestra dalla quale contemplare un nuovo panorama di vita, di relazioni con gli altri, ma anche con noi stessi, invitando a guardarci dentro. Su cosa c’è nel nostro cuore e su cosa anima la nostra esistenza.

Oggi il Signore prosegue esortando ancora a superare i confini di una visione puramente umana, anche se ragionevole ad un primo sentire, arrivando poi a proiettarci ad un’altezza che va ben oltre portandoci alla misura e alle altezze di Dio: “… siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste…” Una proposta utopica! Potremo mai giungere a tanto? Come davanti a una grande cima da scalare ci lasciamo prendere dallo scoraggiamento e diciamo impossibile senza neanche metterci in cammino. Fortunatamente abbiamo una guida forte, affidabile che non ci abbandona e che tende la mano per sollevarci.    

In un mondo violento come quello attuale come si fa a superare la legge del taglione, che era stata data per limitare la vendetta, quindi una norma positiva in un contesto in cui la vendetta per un torto subito colpiva non solo il diretto interessato, ma la famiglia, il clan,
la tribù. Di fronte a questa regola Gesù chiede un ulteriore sforzo. La legge del taglione non è più sufficiente occorre rinunciare del tutto alla vendetta.

Scriveva un Padre del V secolo: “”Se qualcuno” – dice infatti -“vorrà citarti in giudizio per toglierti la tunica, lasciagli anche il mantello” (Mt 5,40). Ma io mi chiedo chi siano coloro che cedano agli avversari che li spogliano, anzi, chi siano coloro che non si oppongano agli avversari che li spogliano? Siamo tanto lontani dal lasciare loro la tunica e il resto, che se appena lo possiamo, cerchiamo noi di togliere la tunica e il mantello all’avversario. E obbediamo con tanta devozione ai comandi del Signore, che non ci basta di non cedere ai nostri avversari neppure il minimo dei nostri indumenti, che anzi, se appena ci è possibile e le cose lo permettono, strappiamo loro tutto!…”

E aggiunge ancora, questo Padre e scrittore: “Se qualcuno ti percuoterà la guancia destra, tu offrigli anche l’altra” (Mt 5,39). Quanti pensiamo che siano coloro che porgano almeno un poco le orecchie a questo precetto o che, se pur mostrano di eseguirlo, lo facciano di cuore? E chi vi è mai che se ha ricevuto una percossa non ne voglia rendere molte? E’ tanto lontano dall’offrire a chi lo percuote l’altra mascella, che crede di vincere non solo percuotendo l’avversario, ma addirittura uccidendolo. “(Salviano di Marsiglia, De gubernatione, 3, 5-6)

Sembra che da allora il mondo non abbia poi fatto tanti passi avanti.
Ghandhi, che non era cristiano, diceva: “Se applicassimo l’antica legge del taglione, gli uomini sarebbero tutti ciechi”, ma noi continuiamo ad applicare la legge di Lamech: “Sette volte sarà vendicato Caino, ma Lamec settantasette” ( Gn 4,24).

Ma a Gesù non basta! Alza ancora il tiro, ci chiede un ulteriore sforzo,
un’ulteriore apertura del cuore, dell’anima: “io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.”
Questa è la rivoluzione! Se è già difficile non vendicarsi arrivare poi ad amare nemici e persecutori.

Ma cosa ci vorrà dire il Signore queste parole?

Queste parole vogliono dirci che dobbiamo rinunciare all’ odio, che il cristiano non può essere uno che odia. Anche se tu dovessi intervenire in difesa di qualcuno non dovrai mai essere animato dall’ odio, dal rancore, dallo spirito di vendetta. L’ odio del resto crea l’inimicizia fra gli uomini, le divisioni, le guerre, le ingiustizie. La motivazione del resto è semplice: Dio non ci ha odiato, ma proprio come la pioggia che quando scende bagna tutti e non fa differenze, né di terreni, né di persone, così l’amore di Dio, e il perdono di Dio sono scesi dalla croce di Cristo su tutti.
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”, ha detto Gesù senza nessuna specificazione. Se nelle grandi pagine della storia sono state scritte storie di grande odio, forse nelle più piccole pagine delle nostre storie personali non mancano altrettante storie, ma quelle parole che ha pronunciato Gesù sulla Croce, che vanno al di là del tempo e della storia umana, sono per il tempo e la storia di ogni uomo, quindi anche per noi oggi.

Ma proviamo a pensare cosa sarebbe il mondo se tutti mettessimo in pratica quello che ha detto Gesù! Qualcuno ha provato a rispondere e ha scritto: “Non sappiamo cosa sarebbe. La società umana non è stata ancora così cristiana … Sappiamo che coloro che hanno seguito e seguono il consiglio di Gesù [di perdonare] trovano in esso quello che nessuno ha mai provato vendicandosi e rendendo occhio per occhio: trovano cioè la pace …
“Gli umiliati e gli offesi” possono essere per Gesù uomini assai più veri che non coloro che umiliano e che offendono. Perdonando si cresce in umanità; il lucignolo fumigante che non hai spento fa luce anche per te. Spesso ci si accorge di aver guadagnato un fratello”. (R. Cantalamessa)

Chiediamo al Signore quella forza che ha il potere di distruggere la violenza, creando uno spazio in cui la violenza si trovi disarmata: quella è la forza dell’ amore che ci ha fatto conoscere Gesù sulla croce. (confronta preghiera di colletta)
Deo gratias, qydiacdon, 017

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