3 Domenica di Avvento A– Gaudete- “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” – omelia con i ragazzi

Fra i vari personaggi del presepe ne avete uno che suona, magari un pastore con il flauto … perché

C’era una volta un vecchio pastore, che amava la notte e conosceva bene il percorso degli astri. Appoggiato al suo bastone, con lo sguardo rivolto verso le stelle, il pastore stava immobile sul campo.
“Egli verrà!” disse.
“Quando verrà?” chiese il suo nipotino.
“Presto!”.
Gli altri pastori risero.
“Presto!”, lo schernirono. “Lo dici da tanti anni!”.
Il vecchio non si curò del loro scherno. Soltanto il dubbio che vide sorgere negli occhi del nipote lo rattristò. Quando fosse morto, chi altri avrebbe riferito la predizione del profeta? Se lui fosse venuto presto! Il suo cuore era pieno di attesa.
“Porterà una corona d’oro?”. La domanda del nipote interruppe i suoi pensieri. “Sì!”.
“E una spada d’argento?”. “Sì!”.
“E un mantello purpureo?”. “Sì! Sì!”.
Il nipotino era contento. Il ragazzo era seduto su un masso e suonava il suo flauto. Il vecchio stava ad ascoltare. Il ragazzo suonava sempre meglio, la sua musica era sempre più pura. Si esercitava al mattino e alla sera, giorno dopo giorno. Voleva essere pronto per quando fosse venuto il re. Nessuno sapeva suonare come lui.
“Suoneresti anche per un re senza corona, senza spada e senza mantello purpureo?”, chiese il vecchio.
“No!”, disse il nipote.
Un re senza corona, senza spada e senza mantello purpureo, come avrebbe potuto ricompensarlo per la sua musica? Non certo con oro e argento! Un re con corona, con spada e mantello purpureo l’avrebbe fatto ricco e gli altri sarebbero rimasti a bocca aperta, l’avrebbero invidiato.
Il vecchio pastore era triste. Ahimé, perché aveva promesso al nipote ciò a cui egli stesso non credeva? Come sarebbe venuto? Su nuvole dal cielo? Dall’eternità? Sarebbe stato un bambino? Povero o ricco? Di certo senza corona, senza spada e senza mantello purpureo, e tuttavia sarebbe stato più potente di tutti gli altri re. Come poteva farlo capire al suo nipotino?
Una notte in cielo comparvero i segni che il nonno così a lungo aveva cercato con gli occhi. Le stelle splendevano più chiare del solito. Sopra la città di Betlemme c’era una grande stella. E poi apparvero gli angeli e dissero: “Non abbiate paura! Oggi è nato il vostro Salvatore!”.
Il ragazzo corse avanti, verso la luce. Sotto il mantello sentiva il flauto sul suo petto. Corse più in fretta che poteva. Arrivò per primo e guardò fisso il bambino, che stava in una greppia ed era avvolto in fasce. Un uomo e una donna lo contemplavano lieti. Gli altri pastori, che l’avevano raggiunto, si misero in ginocchio davanti al bambino. Il nonno lo adorava. Era dunque questo il re che gli aveva promesso?
No, doveva esserci un errore. Non avrebbe mai suonato qui.
Si voltò deluso, pieno di dispetto. Si allontanò nella notte. Non vide né l’immensità del cielo, né gli angeli che fluttuavano sopra la stalla.
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Perché il nipote del pastore si comporta così?

Il nipote del pastore aspettava un Messia molto diverso da quello che trova, da quello che aveva immaginato nei suoi sogni. Come magari anche noi tante volte pensiamo a un Dio molto diverso da quello che è Gesù.

Anche Giovanni Battista ad un certo momento viene assalito dal dubbio. È Gesù il Messia che viene, che viene a portare nel mondo gioia, consolazione e speranza?

Lui aveva annunciato la venuta del Signore con parole severe, come uno che avrebbe fatto pulizia separando buoni e cattivi, ma Gesù si presenta in modo diverso. Accoglie tutti, non prende la distanza con i peccatori e non a paura ad andare a mangiare con loro, compie quei segni che secondo il profeta Isaia avrebbero accompagnato la venuta del Messia: fa vedere i ciechi, udire i sordi, guarisce gli storpi, parlare i muti … perché il Signore è paziente, ha quella pazienza di cui ci parla S. Giacomo nella seconda lettura.
La pazienza dell’ agricoltore che semina nella certezza che la semente porterà frutto. Bella virtù quella della pazienza, perché ci fa evitare di brontolare, lamentarci mentre si attende, ma soprattutto perché con questa virtù la nostra attesa diventa fiduciosa.

A chi vorrebbe un Dio giustiziere, Gesù svela il volto di un Dio che è amore, che è Carità, quella Carità che “è magnanima, benevola, non si adira, non tiene conto del male ricevuto.” La carità che è tipica di Dio.

A chi vorrebbe un Dio che si manifesti nella forza, Dio si fa conoscere nella debolezza di un bambino che ha bisogno di tutto, che diventato adulto annuncia la Buona Notizia ad ogni uomo: Dio è amore e ama proprio te, e me, dà la vita per te, per me.

“… E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo.”, dice Gesù!
Anche il Battista ha dovuto fare il suo cammino di fede ripensare la sua visione del Messia, anche a lui, come a noi è chiesta una conversione. Anche a lui viene chiesto di dire il suo sì, e lo dirà con il martirio.

Con quella frase: “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo.” è come se Gesù ci dicesse: “sei disposto a credere in me, a credere in un Signore così diverso…” Dire di sì significa credere che quel Signore è l’ unico che ha cambiato e cambia la nostra vita, per questo possiamo essere nella gioia. Quella gioia, che non è confusione, spensieratezza, divertimento, andare “fuori di testa”, ma quella vera che nessuno ci potrà mai togliere.
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Ma cosa successe al nipote del pastore che non voleva suonare per quello che, secondo lui non era un Re?

Ma poi sentì piangere il bambino. Non voleva sentirlo. Si tappò le orecchie e corse via. Ma quel pianto lo perseguitava, gli toccava il cuore e infine lo costrinse a tornare verso la greppia.
Eccolo là, per la seconda volta.
Vide che Maria, Giuseppe e anche i pastori erano spaventati e cercavano di consolare il bambino piangente. Ma tutto era inutile. Che cosa poteva avere il bimbo?
Non c’era altro da fare. Tirò fuori il suo flauto da sotto il mantello e si mise a suonare. Il bambino si quietò subito. Si spense anche l’ultimo, piccolo singhiozzo che aveva in gola. Guardò il ragazzo e gli sorrise.
Allora egli si rallegrò, e sentì che quel sorriso lo arricchiva più di tutto l’oro e l’argento del mondo.
(Il flauto del pastore- da qumran2, i ritagli)

 

Deo gratias, qydiacdon

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