3 Domenica anno C- 2019 : Il cristianesimo … una rivoluzione!

Rivoluzione?

Quando noi pensiamo alla parola rivoluzione, penso che, istintivamente, alla nostra mente vengano richiamate immagini violente, terribili, sanguinose, la storia insegna, anche quella recente, pensiamo a quello che sta accadendo in Venezuela.

Gesù nella sinagoga di Nazareth, leggendo il rotolo del profeta Isaia presenta quello che qualcuno ha chiamato il suo biglietto da visita e annuncia il contenuto della sua missione, che è una missione di liberazione, di salvezza, ma non attraverso mezzi cruenti, ma operando la trasformazione dei cuori liberando dalla cattiveria e dall’ egoismo, questi frutti amari e avvelenati che nascono e si alimentano del peccato dell’uomo. Ecco la grande rivoluzione, l’unica che trasformando il cuore dell’uomo trasforma la vita, il mondo, la storia. È la rivoluzione dell’amore che cambia i nostri cuori induriti in cuori che sono capaci di battere per amore, capaci di perdono e capaci di dono. Dono di sé stessi  fino alle estreme conseguenze, fino a donare la vita se necessario. Ecco la grande rivoluzione che inizia e che è stata portata avanti in più di 2000 anni di cristianesimo da tanti che, (riprendo un’immagine che è nel Vangelo), sono stati come il lievito dentro la pasta cambiando e facendo lievitare la storia di questo mondo. Certamente i santi ma anche tanti battezzati che pur non essendo sugli altari hanno vissuto quella chiamata universale alla santità ricevuta nel nostro Battesimo.

Un lieto annuncio … ai poveri

«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».

Oggi noi siamo legati e limitati da molte cose, sia materiali, ma non solo.
Pensiamo al cellulare, per esempio, non ne possiamo più fare a meno, tanto che quando qualcuno ne vuole limitare l’uso, come si sta discutendo in questi giorni nelle scuole, non per limitare la libertà delle persone, ma perché vi è altro su cui occorre concentrarsi e per impedire un uso non appropriato, diventa un caso di cui parlano tutti.

Pensiamo poi come siamo limitati e timorosi del giudizio degli altri, anche se magari diciamo che non ce ne importa niente.

Tante volte, inoltre, come dice S. Paolo: “in me c’è il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio”, insomma vorrei fare delle cose buone e invece ne faccio delle cattive.

Vedete come siamo anche noi prigionieri e abbiamo bisogno di essere liberati.

Così ci ritroviamo anche noi poveri, pur avendo tante cose e non essendo materialmente poveri assieme a quelli che lo sono davvero, quelli che non hanno nulla, non hanno beni, non hanno difesa, quelli che vivono una vita di stenti, quelli che non si sentono mai dire: “Ti voglio bene”
La buona notizia di Gesù è prima di tutto per loro, che hanno uguale dignità, che hanno importanza agli occhi di Dio come tutti gli altri perché vi un padre che è nei cieli e se  “Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.”, per tutti vuole un destino di vita e di gioia.

Oggi …
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
La buona notizia di Gesù non è qualcosa che è rimasta legata al passato. Quello che è iniziato nella sinagoga di Nazareth continua anche oggi nella Chiesa, attraverso il ministero dei sacerdoti, ma anche di ogni semplice battezzato mandato nel mondo a portare e testimoniare il lieto annuncio di Gesù, del Vangelo. Come cristiani abbiamo questa grande responsabilità.
L’anno di grazia del Signore continua per ogni uomo che accoglie Gesù, il Vangelo.

Scrive il Cardinal Biffi: “Solo chi esistenzialmente incontra Gesù di Nazareth e lo accoglie con tutto il suo essere, può diventare a poco a poco un uomo davvero libero: Dov’è la fede, lì c’è la libertà.”

 Gli occhi di tutti erano fissi su di lui. 

Il credente, ma non solo, deve tenere fisso lo sguardo su Gesù per accogliere e coniugare nel suo oggi il lieto annuncio della salvezza e per crescere nella sua testimonianza. Con Gesù, il Messia, il Figlio di Dio ogni uomo è chiamato a confrontarsi, anche se tanti non lo vogliono ammettere e, di fronte a Lui, tutti sono chiamati a prendere posizione: chi per accoglierlo, chi per rifiutarlo, chi per negarne la divinità o l’umanità.

Questo confronto pone il dilemma: accettare Gesù come Dio che si rivela all’ uomo, e fare in lui la nostra professione di fede o rifiutarlo e così precludersi la salvezza, la vita e la gioia senza fine di un’eternità beata.
La risposta è affidata a quella libertà che Dio stesso ha donato all’uomo!

Deo Gratias, qydiacdon

 

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