Meditazione Battesimale nella festa del Battesimo di Gesù. (13-1-2019)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»

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Una delle affermazioni della fede cristiana è che: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. Se nel Natale abbiamo contemplato l’assumere la nostra umanità del Figlio di Dio, in questa festa ci viene rivelato il suo essere vero Dio nella parole che sentiamo pronunciare dal Padre in uno scenario in cui è coinvolta tutta la Trinità: Il Padre, il Figlio, lo Spirito santo: “Questo è il Figlio mio prediletto,
nel quale mi sono compiaciuto”. (cf. Mt 3,16-17).

Ci troviamo ancora una volta davanti a Dio che si manifesta. Gesù si sottopone al battesimo di Giovanni, pur non avendo peccato, in un atto che possiamo definire di solidarietà con la nostra umanità, i cieli si aprono e il mondo di Dio e quello degli uomini sono ora in comunione, lo Spirito discende in modo sensibile su di lui.

Ma quale la differenza fra il battesimo di Giovanni e quello di Gesù?
Qualche commentatore fa questo esempio prendendo in esame le stelle e i pianeti. La differenza è che le stelle brillano di luce proprio e i pianeti brillano per luce riflessa, così per il battesimo di Giovanni e quello cristiano, quello in: “in Spirito Santo e fuoco”. Gesù è la vera luce, la stella che brilla di luce propria, Giovanni e il suo Battesimo brillano di luce riflessa. Il Battesimo di Giovanni è una preparazione, un segno di buona volontà e di accoglienza in vista della venuta del Messia.
Il battesimo di Giovanni è annuncio di una realtà altra, che si attua e si concretizza nel Battesimo che tutti noi abbiamo ricevuto. Con il nostro Battesimo veniamo inseriti nella vita di Dio, non per nostro merito, (e chi potrebbe meritarlo?), ma per puro dono. Abbandonata la nostra condizione di peccatori veniamo inseriti in un rapporto nuovo con Dio, un nuovo inizio.

Forse ci è accaduto di assistere alla posa della prima pietra di un edificio, magari particolarmente significativo, Il Battesimo è la prima pietra della costruzione dell’edificio della nostra vita cristiana che con Gesù siamo chiamati a costruire nella nostra libertà.

Succede però, troppo spesso, un fatto singolare. Dopo la prima pietra magari se ne mette anche qualcun’altra, oppure no, così l’edificio anziché prendere forma nella sua bellezza e nella sua grandezza rimane incompleto o addirittura si trasforma in un rudere. Il cardinal Suenens diceva, lamentandosi che vi sono molti battezzati, ma pochi cristiani.

A questo punto occorre che noi adulti, genitori, ma anche nonni, zii e adulti in genere, noi cristiani che ci ritroviamo a celebrare l’Eucaristia facciamo una riflessione molto seria. Cosa fare perché il battesimo, che viene chiesto, e celebrato non rimanga un seme che non germoglia o un rudere?

Il terreno in cui questo seme può crescere e germogliare, il cantiere in cui l’edificio prende forma e può diventare una casa solida, forte che resiste alle tempeste è la FAMIGLIA. È urgente riscoprire il ruolo e il compito dei genitori e la missione che alla famiglia viene affidata.
Ciascun adulto all’ interno della famiglia è chiamato a vivere e ad essere coerente con il Battesimo che ha ricevuto. Noi adulti dobbiamo proporre con l’esempio, assieme anche alle parole la bellezza della vita cristiana. Se però nella famiglia e negli adulti che la compongono la fede è un’esperienza marginale, è infantile, non è diventata adulta, se è una tantum, ma non viene percepita come necessaria l’edifico diventerà un rudere, anche se il Signore continuerà instancabilmente ad offrirci il materiale per la costruzione o se preferiamo l’immagine del seme e della pianta, questa potrà anche germogliare ma crescerà stentatamente o si seccherà.
Dobbiamo vigilare per non lasciarci prendere dallo “Spirito del mondo, quello che ci conduce a soddisfare quei desideri mondani che non producano nulla di buono perché contrari al Vangelo.
Scrive un vescovo degli anni 70/80: “Considerando i modelli che oggi vengono proposti dal cinema, e dalla stampa, possiamo pretendere una gioventù seria, onesta, laboriosa, affascinata da grandi ideali?” I grandi ideali trovano ancora posto nel cuore di tanti giovani, spesso anche in modo confuso, ma sono aiutati a farli crescere? E quanto la fede trova spazio nella loro vita?

Con il Battesimo di Gesù al fiume Giordano si inaugura la missione pubblica di salvezza che il Padre ha affidato a Gesù. Anche a noi con il nostro Battesimo viene affidata una missione che è quella di annunciare quel “più forte” presente, che attraverso il Battesimo ci dona la salvezza: “l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo, essendo “sacerdoti, re e profeti”.

Sacerdoti non nel senso che si applica a chi ha ricevuto per questo il sacramento dell’ordine sacro. Gesù dal punto di vista sociale non apparteneva alla classe sacerdotale, ma è l’unico, vero, grande, sommo sacerdote nel fare della sua vita, della sua esistenza un “compiacimento” al Padre. Una vita che aderisce alla volontà del Padre pienamente, totalmente, ma non inconsapevolmente, Gesù è ben consapevole.

La missione regale che viene affidata ad ogni battezzato, cioè a me e voi è quella del servizio cercando di assomigliare sempre di più a Gesù che è venuto non per essere servito, ma per servire.

La missione profetica è quella di annunciare la presenza di salvezza dell’amore di Dio nel mondo, che ha un volto, una carne, una parola, che è quella di Gesù di Nazareth. Annunciare che l’amore di Dio è presente nel mondo e si è fatto carne e questo amore deve incarnarsi sempre di più e profondamente nella vita di ciascuno di noi agendo nella storia concreta del quotidiano.

Diciamo, quindi con S.Paolo:

Ti ringraziamo con gioia, Padre perché – rigenerandoci in Cristo tuo Figlio mediante il battesimo dell’acqua e dello Spirito- ci hai messo in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Sei tu, infatti, che ci hai liberati dal potere delle tenebre e ci hai trasferiti nel Regno del tuo Figlio diletto per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati. Egli è l’immagine del tuo volto invisibile, è il capo del corpo, cioè della Chiesa; è il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti.
(cfr. Col 1,12-18)

Deo gratias, qydiacdon

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