XX Domenica ordinario C –Verità e pace

“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! … Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.” Sono parole severe quelle che Gesù pronuncia che richiedono da parte nostra una riflessione seria, approfondita per comprenderne bene il significato. Infatti nel vangelo di Giovanni al capitolo 14 leggiamo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” Il risorto che viene in mezzo ai suoi saluta con queste parole: “«Pace a voi!” per ben due volte.
Che anche oggi si parli di pace e tutti ne parlino e forse anche straparlino è indubbio, occorre intendersi su cosa si intende per pace.

1. Pace sociale: assenza di guerra, ma la pace può essere compromessa anche da altri conflitti, pensiamo alla fame, all’ accesso all’ acqua potabile e altre innumerevoli ragioni.
2. Pace basata su rapporti di forza con potenziale bellico: arsenali atomici o chimici
3. Pace come benessere economico, senza stare tanto a guardare se si è conquistato onestamente o in altro modo
4. Pace è anche un momento di felicità che ci scalda il cuore, ci rasserena o ci fa semplicemente gioire o piacere senza considerare che è fuggevole
5. Insomma sotto la parola pace tante sfaccettature che possono nascondere egoismo e pigrizie ma che, al momento, possono dare una certa tranquillità. Continue reading

15 Agosto Assunzione di Maria in anima e corpo al cielo

In questa bella festa in cui celebriamo Maria Assunta in cielo, cioè vivente in tutta la sua realtà di persona umana per “sempre con Dio e in Dio”, la prima lettura tratta dall’Apocalisse ci rimanda a guardare in alto e in questa “ donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.”, non è difficile vedere la figura di Maria, come nel drago rosso si può facilmente intuire quello a cui la donna del libro della Genesi schiaccerà il capo.
“Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15)

Il Vangelo ci rimanda all’ episodio della visitazione in cui Maria partecipe del mistero dell’Incarnazione cioè alla nascita del corpo umano di Cristo si reca, portando in sé Gesù, a visitare la cugina Elisabetta. Proprio per questa sua maternità colei che dà al mondo il Salvatore non poteva conoscere la corruzione. Del resto S. Paolo scrivendo ai Romani ricorda che: “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…”. Maria SS, però è stata preservata dal peccato. Continue reading

XVIII Domenica anno C: “Riposati, mangia, bevi, datti alla gioia

“Riposati, mangia, bevi, datti alla gioia”

Sembra il programma che si predispone quando si va in ferie, ma non solo perché oggi sembrerebbe essere anche il programma di tante persone nella loro vita e che cercano di inseguire e realizzare con ogni mezzo. Sono le parole che pronuncia l’uomo ricco della parabola, dimenticandosi ciò che è fondamentale: ““Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

Peguy, questo poeta francese nato nel 1873 e morto nel 1914 scriveva:
“Per la prima volta nella storia del mondo il denaro è padrone di tutto e di tutti: senza limiti, senza pudore. Oggi le stesse persone valgono per quanto possiedono: è un fatto orribile, è un fatto vergognoso perché è una grande menzogna”
Sembra scritto per il nostro attuale contesto, in cui tutto viene deciso in base al potere dell’economia, del denaro, in cui non si esita ad uccidere per una manciata di Euro, e per il denaro si finanziano conflitti, non si esita ad alterare le colture dei paesi e si devasta il mondo. Sentivamo proprio in questi giorni dello scempio che sta sconvolgendo
l’Amazzonia a favore delle multinazionali.

Una vita impostata su: “ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti”, accumula ricchezze è decisamente una vita impostata su un programma incompleto! Perché? Perché non vi è nessun posto per Dio, né per il prossimo che si trova in condizioni di bisogno. Continue reading

Per quelli che… “La preghiera mi sembra una perdita di tempo!”

Certe volte pensiamo: “La preghiera mi sembra una perdita di tempo, fammi fare qualcosa di utile!”. Ma non c’è nulla di più utile che pregare!

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». (Lc 10,38-42)

C’è una grande intraprendenza che va riconosciuta a Marta. Ne parliamo spesso male quando leggiamo la pagina del vangelo di oggi, ma la verità è un’altra. È il suo “fare” che porta Gesù in casa. Né Maria, né tanto meno Lazzaro saranno capaci di questo. Marta si! Detto questo però va subito rimessa al centro la questione principale: “Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»”. Continue reading

17 DOMENICA ANNO C : Signore insegnaci a pregare.

Il nostro tempo ci ha ormai abituato ad un modo di pensare e di pretendere in nome dei diritti. Certo sono importanti, ma si tralasciano ormai sempre di più i doveri, di cui raramente si parla e si ha consapevolezza. Viene a mancare un atteggiamento che è fondamentale per vivere e comprendere la preghiera, che è il tema che emerge nella liturgia della Parola di questa Domenica: prima lettura e vangelo!
È l’atteggiamento di chi si riconosce bisognoso di tutto e non padrone di tutto da qualcuno che te lo elargisce continuamente e gratuitamente: Dio, attraverso suo Figlio il Signore nostro Gesù. Si corre il rischio di avere un’immagine di Dio distorta, un Dio tappabuchi che viene a colmare e a supplire le deficienze umane togliendo all’ uomo quella che è la sua responsabilità e la sua collaborazione per costruire con impegno un futuro anche attraverso le sue forze, la sua libertà e la sua responsabilità aderendo a quel progetto che Dio stesso gli propone.
Ecco perché è importante per vivere, cogliere, praticare la preghiera essere in quell’ atteggiamento in cui l’uomo non si sente autosufficiente ma coinvolto in una relazione che lo trascende, gli fa alzare gli occhi in alto:” Padre nostro che sei nei cieli”, come troviamo nella formulazione del Vangelo di Matteo. Poter chiamare Dio Padre, ci rendiamo conto di cosa vuol dire? Sì perché noi, spesso, ripetiamo le parole in modo meccanico senza renderci conto di quanto vogliano esprimere. Continue reading

XVI Domenica ordinario anno C – Marta e Maria

Nel cuore di Gesù si raccolgono gli affetti umani più autentici 

L’ episodio raccontatoci dalla pagina di Luca, che abbiamo ascoltato, è tra i più suggestivi di tutta la narrazione evangelica. Ha un’ ambientazione, per così dire, casalinga. Siamo a Betania, la località che il viaggiatore proveniente dal deserto di Giuda incontra poco prima di arrivare a Gerusalemme. Gesù, che ha percorso proprio quel cammino spossante, ha colto con gioia la possibilità di riposarsi un po’ in una dimora accogliente, prima di affrontare ancora una volta il tumulto della capitale e le fatiche della sua missione.
E con gioia e cordialità è stato ospitato da Marta, una massaia solerte, che viveva con una sorella minore di nome Maria. Qui non compare, ma dal Vangelo di giovanni sappiamo che lì vicino abitava anche un fratello di nome Lazzaro: tutti e tre i fratelli erano legati al maestro di Nazaret da una solida e devota amicizia. Continue reading

Madonna del Carmelo – Lo Scapolare, l’amore di Maria che veste i suoi figli

Oggi ricorre la festa della Madonna del Carmelo, a ricordo della data tradizionale del 16 luglio 1251, quando la Vergine apparve a san Simone Stock e gli consegnò lo Scapolare, «un segno di salvezza» per quanti lo avrebbero indossato fino alla morte. Molti Papi hanno confermato le promesse legate a questa devozione, fondata sulla protezione materna di Maria e inscindibile da una vera pratica cristiana. Disse Pio XII: “Non si tratta di cosa di poco conto, ma dell’acquisto della Vita Eterna”.

 

LE ORIGINI DELL’ORDINE CARMELITANO

Il 16 luglio ricorre la memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, per noi carmelitani la maggiore solennità dell’anno. Il nome ufficiale dei Carmelitani è infatti quello di “Fratelli di Nostra Signora del Monte Carmelo”.

L’Ordine Carmelitano non ha un vero e proprio fondatore: sorse spontaneamente a partire da monaci eremiti che si ritiravano sulle pendici del Monte Carmelo in Palestina, per vivere una vita di contemplazione sull’esempio del profeta Elia. A partire dal IV secolo il loro numero crebbe fino a quando, nel XII secolo, si rese necessaria una Regola. Una prima stesura di “Formula vitæ” fu scritta nel 1206 da Sant’Alberto, patriarca di Gerusalemme, e fu confermata da Papa Onorio III nel 1226. L’approvazione della Regola Bollata richiese un lungo iter che si concluse solo nel 1247, data ufficiale di nascita dell’Ordine Carmelitano.

Purtroppo, l’invasione della Terra Santa da parte dei maomettani e le conseguenti stragi e persecuzioni, resero presto necessaria la fuga dei religiosi dal Monte Carmelo verso l’occidente. Il cambiamento di contesto rese loro impossibile proseguire lo stile di vita eremitico che conducevano in Palestina. Fu imposto ai monaci di operare una mutazione della regola verso uno stile più cenobitico, sull’esempio degli ordini mendicanti già presenti. Ne conseguirono tensioni interne che vennero aggravate dalle difficoltà poste dal Concilio Lateranense IV sulla costituzione di nuovi ordini religiosi.

LO SCAPOLARE E LA DATA DEL 16 LUGLIO Continue reading

XV Domenica ordinario C: Cosa devo fare

Tutte le letture oggi invitano a riflettere su ciò che il credente deve fare!

Mosè che dice al popolo:
«Obbedirai alla voce del Signore, tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti …”; il dottore della legge che pone a Gesù la domanda “«Maestro, che cosa devo fare”… vi è poi quella postilla : “per avere la vita eterna”. Già per avere la vita eterna. Non so se noi cristiani pensiamo qualche volta alla vita eterna e a guardare bene spesso rimango perplesso! In una cultura e un modo di vivere in cui prevale il fare piuttosto che l’essere sembra che i cristiani non vivano poi così diversamente dagli altri e che si scordino di questa realtà grande che ci è donata per cui Gesù ha dato la vita. Certo non bisogna cadere come è avvenuto in passato nel quietismo religioso, che esclude l’impegno concreto di tradurre in atti, atteggiamenti, in opere vogliamo dire, ciò che la fede propone di annunciare, vivere, testimoniare.

Occorre, però, anche evitare il pericolo di ritenere che basti fare cadendo in un attivismo che rischia di trasformare la vita cristiana in una ONG, in buona fede certamente e senza scopo di lucro. Continue reading

Dite loro è vicino il Regno di Dio

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».
I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».

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L’ evangelista Luca ci racconta la missione del gruppo più numeroso dei discepoli. La prima , (missione), nel numero di dodici inviati, richiamava  le tribù di Israele; la seconda col numero settantadue, richiama tutta l’ umanità: settantadue era infatti il numero dei popoli della terra secondo l’elenco dell’antico Libro della Genesi. poi esaminare quali siano le istruzioni che ricevono gli inviati di Gesù.
Le due missioni sembrano dirci che, se la salvezza deve essere proposta prima di tutto al popolo ebreo, deve però arrivare fino ai confini del mondo.(…) E’ interessante poi esaminare quali siano le istruzioni che ricevono gli inviati di Gesù. Continue reading

Noi non siamo i nostri peccati, noi possiamo fare dei peccati!

Ma siamo sempre immagine e somiglianza di Dio, cioè potenzialità di amore, di bene, di bellezza, di verità.
In quel tempo, Gesù, vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre sedeva a tavola nella casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e se ne stavano a tavola con Gesù e con i suoi discepoli. Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Come mai il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Andate a imparare che cosa vuol dire: “Misericordia io voglio e non sacrifici”. Io non sono venuto infatti a chiamare i giusti, ma i peccatori». (Mt 9,9-13) Continue reading