Meditazione sulla Croce -Venerdì santo 2019

Oggi la Chiesa si ferma a contemplare la Passione del Signore. Siamo chiamati a rivolgerci alla Croce, questo segno che tanti portano al collo, che è diventato un accessorio della moda, come gli orecchini, che tracciamo su di noi troppo spesso con disinvoltura e leggerezza.
Un segno che oggi, sempre più, manca in tante case così da renderci dimentichi di un Dio che si è donato per amore! Leggiamo nel Vangelo: “Nessuno ha un amore più grande: dare la vita per i propri amici …” e “non vi chiamo servi, ma amici”.

Di fronte alla Passione noi siamo chiamati a pregare, a contemplare, a fare memoria e ad interrogarci.
Un innocente, “un servo”, come ci ricorda la prima lettura condannato ad una pena infamate: “Disprezzato e reietto dagli uomini,
uomo dei dolori che ben conosce il patire,
come uno davanti al quale ci si copre la faccia;
era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.” La Chiesa in quel Servo ha riconosciuto il Signore Gesù che dona la sua vita sulla croce. Continue reading

Domenica delle Palme:Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?

Ci sono momenti- ma potrebbero essere una vita intera- in cui abbiamo la certezza razionale, palpabile, documentabile che Dio non esista. Momenti di rabbia, di tradimento, di delusione. O momenti di lucida evidenza: crederemo soltanto a ciò che è provato e tangibile. Soli in mezzo a un mondo ingiusto e imperfetto: è questa la triste realtà. Nella disperazione pensiamo in fondo di essere nati per soffrire. Sconfitti, divisi, spaccati, in balia delle onde: nella tempesta o alla deriva, tutto ciò che conosciamo ci dice che nessuno ci può salvare.
Dio abbandonò anche Gesù. Lo dice il Vangelo. Scelse di essere lontano, ignoto, invisibile. Così nascosto e irrispettoso da passare per inesistente. Un Dio con cui adirarsi, tanto da bramare il giorno del giudizio per rovesciare i luoghi comuni e trattarlo come imputato, colpevole di tutte le croci del mondo. Continue reading

Gv 8,1-11: l’ adultera, la Legge, la folla, Gesù. – V domenica di Quaresima C

 

Gesù perdona una donna adultera
1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e 4gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». 6Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». 8E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». 11Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

I personaggi dell’ episodio sono ben caratterizzati ed ognuno è interessante, curioso, non banale. La gente è protagonista, come raramente avviene. La legge di Mosè consentiva a tutti di eseguire la sentenza, dando sfogo agli istinti più reconditi e proibiti.

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La foto più “condivisa”: “non è solo un gesto cristiano, è un gesto cristologico!” (J.Ratzinger/Benedetto XVI) [ perchè inginocchiarsi?]

“Chi si umilia sarà esaltato”.  Questo commovente scatto fotografico è il compendio della santa fede “cattolica”: sostengono l’anziana fedele che genuflette davanti a Gesù realmente presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare  i Santi Martiri che si rifiutarono di sacrificare ai demoni pagani e all’imperatore/dio; i Santi Martiri che non vollero seguire le elucubrazioni dell’eresia protestante; i Santi Martiri che non si fecero ammiccare dalle mode illuministe , marxiste o liberali. 
Dietro l’anziana donna inginocchiata ci sono anche le anime dei “martiri del silenzio“:  quei  consacrati e quei laici; quelle donne e quegli uomini che dalla conclusione dell’ultimo Concilio hanno offerto a Dio  la loro vita e le loro sofferenze per la salvezza della Chiesa Cattolica avendo avuto la celeste rivelazione che i démoni che si celano dietro la maschera della “modernità” avrebbero attaccato dall’interno e dall’esternola mistica Sposa di Cristo Signore con lo scopo di distruggerla.
Grazie nonnina per questo fulgido esempio” 
AC
L’inginocchiarsi non è solo un gesto cristiano, è un gesto cristologico. 
«Il passo più importante sulla teologia dell’inginocchiarsi è e resta per me il grande inno cristologico di Fil 2,6-11.
In questo inno prepaolino ascoltiamo e vediamo la preghiera della Chiesa apostolica e riconosciamo la sua professione di fede; ma sentiamo anche la voce dell’Apostolo, che è entrato in questa preghiera e ce l’ha tramandata; torniamo ancora una volta a percepire la profonda unità interiore di Antico e Nuovo Testamento, così come l’ampiezza cosmica della fede cristiana.
L’inno ci presenta Cristo in contrapposizione al primo Adamo: mentre questi cerca di arrivare alla divinità con le sole sue forze, Cristo non considera come un «tesoro geloso» la divinità, che pure gli è propria, ma si abbassa fino alla morte di croce.
Proprio questa umiltà, che viene dall’amore, è il propriamente [188] divino e gli procura il «nome che è al di sopra di tutti i nomi», «perché tutti, in cielo e sulla terra e sotto terra, pieghino le loro ginocchia davanti al nome di Gesù…».
L’inno della Chiesa apostolica riprende qui la parola profetica di Isaia 45,23: «Lo giuro su me stesso dalla mia bocca esce la verità, una parola irrevocabile: davanti a me si piegherà ogni ginocchio…».

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IV Domenica di Quaresima C – Meditazione su Lc 15,1-3.11-32: Il figliol prodigo

Domenica scorsa la parabola del fico rimandava l’immagine di un Dio che sa attendere, che è paziente. Anche oggi con la Parabola del figliuol prodigo, così almeno viene titolata, pone davanti a noi un Dio che è amore, che è misericordia, che ama con cuore di Padre i suoi figli e che li attende per averli con sé, in casa, nella festa e nella gioia sia il figlio minore che quello maggiore.

Con questa parabola Gesù, ci fa conoscere un Dio sorprendente, un Dio diverso perché non tutte le religioni adorano un Dio che è amore, che non istiga l’uomo ad uccidere nel suo nome a perseguitare e ad opprimere, un Dio che sa perdonare…

Vi è una frase nel Vangelo che mi ha fatto molto riflettere: “…Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.  Questa frase che il Figlio più giovane pronuncia quando si ritrova in disgrazia, dopo avere lasciato il Padre e sperperato tutti i suoi beni. Questo è quello che succede quando noi ci allontaniamo da Dio. Crediamo di trovare la chiave della vita, la felicità, la nostra realizzazione, la vera libertà, ma non è così. In realtà il peccato ci fa smarrire, fa perdere la nostra dignità, perché altera i valori che devono guidare la vita, che sono quelli che indica il Vangelo.

La nostra vita diventa “un porcile”, qualcosa di sporco e di degradato. Allora anche noi dobbiamo ritornare. La quaresima, quindi, ma tutta la nostra vita, deve essere un cammino di ritorno al Padre. Un cammino di ritorno a Dio nel Signore Gesù senza ambiguità, come invece sembra abbia il figlio più giovane.

Non è il pentimento che spinge il figlio a ritornare in se stesso, ma la fame: il suo punto di riferimento non è né il dispiacere, né l’amore del padre, ma i salariati che hanno pane in abbondanza. La motivazione è la volontà di vivere anche a prezzo della propria dignità filiale: è meglio essere un salariato con lo stomaco pieno che un figlio decaduto o morto” (J.N. Aletti)

Il figlio si incammina per tornare, nonostante tutto, non tanto per amore nei confronti di chi ha abbandonato, ma per necessità. Anche per noi ritornare a Dio, oltre che farlo senza ambiguità, non è questione solo di sopravvivenza, ma necessità che sgorga da quell’ inquietudine, quella insoddisfazione che nasce nel cuore dell’uomo a cui da solo non sa rispondere. Continue reading

III Domenica di Quaresima C 2019 – Conversione, pazienza di Dio … portare frutto

Cambiare, cambiare … quante volte si sente questa parola. Cambiare nella politica, nell’ economia, nel sociale, nel pensare la famiglia non più come ci è stata data naturalmente e per noi, nella fede nel disegno di Dio, tanto che ritrovarsi per ribadire la bellezza della famiglia tradizionale che vede uomo, donna figli, con una donna non chiusa in casa, ma che riscopra la sua particolarità nella maternità e nella cura della famiglia stessa non è ritornare al medioevo, ma valorizzare la donna per quello che è nella sua peculiarità.

Anche oggi Cambiare uguale a conversione è un po’ lo slogan e l’imperativo che possiamo mettere alla Parola che abbiamo ascoltato.

A Gesù vengono presentati due fatti, due eventi drammatici, catastrofici che sono accaduti. Secondo quella che era una concezione del tempo si riteneva che le disgrazie fossero il frutto delle colpe che si commettevano. Questa concezione non poi scomparsa neppure oggi, quando di fronte ad eventi particolarmente dolorosi ci si rivolge a Dio dicendo: “Che cosa ho fatto per meritare questo?” Continue reading

Supponiamo che la morte equivalga all’annullamento totale dell’uomo …

Supponiamo che la morte equivalga all’annullamento totale dell’uomo: Allora essa eguaglierebbe un topo a Dante, un bue a Kant, un asino a Pico della Mirandola, un malfattore a San Francesco… E così non si sfugge, perché se la morte distrugge l’uomo come le bestie, saremmo tutti ridotti alla stessa identica condizione: a non essere più.
Negata la sopravvivenza, non ha più senso vivere, tutto sarebbe una fregatura perché tutto finirebbe con l’ avere lo stesso valore: bene e male, giusto e ingiusto, amore de odio … avrebbero tutti il valore del nulla! No! L’ altra vita non è un’ invenzione della speranza. E’ un’ esigenza della giustizia! Aveva ragione il filosofo francese Gabriel Marcel a sostenere che “se la morte è la realtà ultima, I valori si annientano e la realtà viene colpita al cuore stesso”. Continue reading

II Domenica di Quaresima C – la Trasfigurazione: … ascoltatelo

Abbiamo iniziato il nostro cammino con Gesù in questa Quaresima. Domenica scorsa, se ricordate ci trovavamo idealmente con Gesù nel deserto, dove il diavolo lo tenta, ma egli non cede vince le tentazioni. Oggi Gesù porta con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, e in un certo modo anche noi su un monte dove succede una cosa straordinaria, proviamo a chiederci perché e come mai succede quello che succede?Perché Gesù aveva detto: 22«Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».  Di fronte a queste parole, che i discepoli non capiscono fino in fondo, anzi nel Vangelo di Matteo leggiamo che Pietro prende da parte Gesù e lo rimprovera, Gesù li vuole preparare e rassicurare.

Allora del brano del Vangelo che abbiamo letto io vorrei sottolineare quattro parole: preghiera, trasfigurazione, sonno, ascoltatelo. Continue reading

II Domenica di Quaresima, ciclo C: La trasfigurazione, la preghiera, l’ incomprensione e l’obbedienza della fede.

Tutti e tre gli evangelisti sinottici riportano il brano della trasfigurazione con particolarità proprie.

Mentre ad esempio Matteo e Marco adoperano il verbo che letteralmente significa avere una metamorfosi Luca nel suo racconto richiama di più l’esperienza di Mosè sul Sinai: “Quando Mosè scese dal monte Sinai – le due tavole della Testimonianza si trovavano nelle mani di Mosè mentre egli scendeva dal monte – non sapeva che la pelle del suo viso era diventata raggiante, poiché aveva conversato con lui.”

Luca evidenzia come questo fatto avvenga durante la preghiera:

“Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava il suo voltò cambiò d’ aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”.

Cercando di applicare il brano evangelico alla vita del cristiano, anche  in modo particolare per noi che abbiamo assunto nel momento della nostra ordinazione l’obbligo della preghiera con la recita delle ore canoniche, credo che sia importante riappropriarci di questo di questa dimensione, anche perché nell’ andare degli anni vi è sempre il pericolo di cadere nell’ abitudine e nella idea di dovere assolvere ad un obbligo, smarrendo quella che è l’essenza stessa della preghiera, la sua essenzialità, la sua necessità a volte oberati dal troppo fare. Certo noi non siamo dei monaci, ma la preghiera, assieme ai sacramenti e alla Parola è la linfa vitale che alimenta il nostro crescere alla sequela di Gesù e alla comprensione di Gesù stesso, Figlio di Dio e del grande evento e mistero della Pasqua.

Per me la preghiera è uno slancio del cuore, è un semplice sguardo gettato verso il cielo, è un grido di riconoscenza e di amore nella prova come nella gioia.

Penso tutti conosciamo questa espressione di Santa Teresina di Gesù Bambino che è ripresa anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica, mentre la Congregazione per il Clero nei suoi spunti per l’omelia di questa Domenica afferma che “ Nella preghiera il volto dell’uomo diventa partecipe dell’alterità di Dio.”

La preghiera permette anche di acquisire “una nuova concezione del tempo”.
Quest’ultimo, infatti, senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza “scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte che non ha futuro”, mentre nella preghiera si trova “tempo per Dio”, “per entrare in quell’intima comunione con Lui che nessuno potrà toglierci e che ci apre alla speranza che non delude, alla vita eterna”.( Benedetto XVI quaresima 2011)  Continue reading

1 Domenica di Quaresima anno C – Se tu sei Figlio di Dio

Abbiamo appena mosso i primi passi del nostro cammino quaresimale, questo pellegrinaggio verso la Pasqua e andiamo con Gesù nel deserto. Nel deserto l’uomo ritrova l’essenzialità, la libertà da tante cose e da tanti bisogni che sono superflui. Il deserto è il luogo dei grandi spazi e dei grandi silenzi. In una società frenetica e chiassosa come la nostra il silenzio sembra intimorire, ma è solo nel silenzio che l’uomo può rientrare in sé stesso e ritrovarsi. Chiedersi come si presenta davanti al Signore che interviene nella storia per trasfigurarla, accenderla di speranza e salvarla in Cristo dal peccato che genera ogni specie di male e di malvagità.

La prima lettura ci descrive l’offerta delle primizie da parte di Israele nella consapevolezza che Dio non lo ha abbandonato, che tutto viene da Lui come dono, a Lui tutto deve essere ricondotto, quello che ho e quello che sono. Nel silenzio di un deserto ideale in questa prima domenica quaresimale riprendiamo consapevolezza di questa verità e verifichiamo come ci presentiamo davanti al Signore e riconosciamo la nostra povertà, la nostra debolezza, la nostra fragilità che tante volte ci ha portato e cedere alla tentazione e a cadere nel peccato.

“In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo”.

Gesù, come ogni cristiano, conosce la tentazione, a differenza di noi, che così spesso cediamo subendone il fascino, come accadde nell’Eden: “Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò.” 

 Differentemente da noi, però, Gesù è sempre vincitore sul diavolo.

Le tentazioni poi, facendoci conoscere la fedeltà di Gesù al progetto che il Padre gli ha affidato, contengono degli insegnamenti per la nostra vita di fede. Continue reading