V Domenica di Quaresima- Meditazione su Giovanni Vangelo Gv 11,1-45 “Io sono la risurrezione e la vita”

In questa Domenica di fronte al dramma della pandemia del corona virus Papa Francesco ci dice che è la giornata del pianto.

Certo è la giornata del pianto per le tante vittime uccise dal virus, è la giornata del pianto per le loro famiglie che non hanno potuto restare accanto ai loro cari nel momento della malattia e del loro passaggio.

È il momento del pianto della comunità cristiana che non può celebrare l’Eucaristia porgendola al popolo di Dio e non può celebrare l’ultimo saluto a chi ci lascia per la casa del Padre.

Momento di pianto per una Pasqua diversa, inusuale che trova conforto solo nell’abbandono della fede, perché, comunque il Signore non ci lascia soli. Continue reading

IV Domenica di Quaresima, ciclo A 2020- “ Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”

Oggi il Vangelo di Giovanni ci fa contemplare, oltre il miracolo di una guarigione, come Gesù si ponga come “luce” che viene ad illuminare la vita dell’uomo, la vita corporale e non solo. Cerchiamo, come fa l’evangelista, di andare oltre il fatto della guarigione e cerchiamo che cosa può dire a noi, alla nostra vita, anche in questo momento di prova di difficoltà, potremmo dire di buio.

“Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita”

Può essere accaduto che in qualche momento della nostra vita ci siamo sentiti lascati soli da Dio, penso anche ai familiari delle persone decedute a causa dell’epidemia che non hanno potuto neanche essere accanto ai loro cari. Dio davvero vuole punirci in questo modo per i nostri peccati? Gesù sgombra subito il campo da ogni equivoco: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio”. Opera di Dio è poi credere in Gesù, come alla fine farà il cieco: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui”.

Dio non è cieco, anzi ci vede bene e ci vede per primo, ma che cos’è che ci impedisce di cogliere lo sguardo di Dio? È quella cecità che è frutto del nostro avergli voltato le spalle con il peccato. Non è Dio che volta le spalle a noi, ma siamo noi che guardiamo da un’altra parte. Questo vedere di Gesù verso il cieco, ma anche verso ciascuno di noi ci deve riempire di conforto perché ci dice che il Signore è il Signore della tenerezza e della misericordia. Continue reading

III Domenica di Quaresima anno A: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva»

Immagini: una samaritana, l’acqua di un pozzo, un’acqua viva che disseta per sempre, un cibo diverso che per Gesù è fare la volontà del Padre: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete».

Scena: Gesù affaticato siede presso il pozzo.

La Samaria era una regione considerata eretica per gli ebrei, questo emerge anche nel dialogo fra Gesù e la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. La donna che arriva è una donna che è una pubblica peccatrice, con la quale è meglio non avere nulla a che fare, eppure Gesù le rivolge la parola. Egli va oltre quelle che sono le nostre incapacità di accogliere le persone che vivono anche una situazione di peccato, senza giustificarlo, non passa sotto silenzio quello che è il peccato della donna. Egli risveglia, però, nella donna una sete, più che una curiosità, che alla fine poi diventa un cammino di apertura alla fede.
Questa donna si sente accolta anche se la sua situazione è quella di una peccatrice pubblica in un modo che forse non ha mai sperimentato.

Dobbiamo allora riflettere sulle nostre chiusure, sulle nostre cattiverie, ma soprattutto sull’ amore del Signore che non esclude mai nessuno e che tutti ama e cerca, perché anche io sono un peccatore! Continue reading

II Domenica di Quaresima anno A: Ascoltatelo …

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La nostra vita è fatta di luce e di ombre, come questo momento che stiamo sperimentando in cui sembra prevalere il buio in una situazione che l’ uomo non riesce a gestire. Eppure anche in questa situazione vi è una luce, una speranza presente nella vita dei credenti.

La prima di lettura ci presenta Abramo che confidando nel Signore si mette in cammino senza conoscere la meta. Allo stesso modo anche noi dobbiamo porci in cammino nella grande avventura della vita, anche se dopo la venuta di Gesù noi sappiamo qual è la nostra meta, ma anche il nostro cammino. “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” dice il Signore.

Oggi noi, purtroppo, viviamo tanti momenti di dubbio, di incertezza, in cui facciamo esperienza di limitatezza e anche di morte, pensiamo ancora a quello che il mondo sta vivendo.
In questa situazione noi cristiani dobbiamo percorrere le strade
dell’invisibile, che non significa non reale, ma che va oltre quello che la nostra limitatezza umana e anche spirituale può sperimentare. Come Abramo ci mettiamo in cammino rispondendo al Signore anche se la meta non ci è conosciuta, se non dopo la rivelazione che ci ha portato Gesù. Continue reading

I Domenica di Quaresima ciclo A – Domenica delle tentazioni

“Ricordati uomo che sei polvere e che polvere ritornerai / Convertiti e credi al Vangelo” sono queste le due frasi che accompagnano l ‘ imposizione delle ceneri.

Siamo polvere… Nel delirio di onnipotenza che ha tante volte attraversato la storia dell’umanità, in tanti potenti che pensavano di essere i depositari del destino del mondo ci si è scordato di questa verità. “il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente.” Leggiamo nel libro della Genesi. Le vicende di questo tempo in cui sperimentiamo tutta la contraddizione e il limite di questa vanagloria umana ci dovrebbero spingere ad “andare anche noi nel deserto”. A raccoglierci in noi stessi per ascoltarci, ma soprattutto per ascoltare Lui, il Signore e chiederci quali cristiani vogliamo essere.Noi spesso oggi veniamo sedotti e cediamo ritenendo che siano i beni materiali a riempire la nostra vita,  sedotti dal fascino del potere e da un’immagine di Dio che ci semplifichi la vita mettendosi al nostro servizio, come il genio della lampada di Aladino.

All’inizio di questo cammino quaresimale ecco che siamo chiamati a verificarci, nel deserto luogo del silenzio esattamente in contrasto con il nostro tempo che è il luogo della confusione, delle troppe parole che non lasciano spazio al nostro riflettere, ma che non lasciano spazio neanche alla Parola di Dio che diventa così volatile  al punto che da una Domenica all’altra non la ricordiamo più. Andiamo nel deserto per comprendere che noi, se è pure vero che siamo polvere, siamo polvere illuminata. Illuminata dalla parola e dall’ aiuto misericordioso di Dio che giunge a noi attraverso il Signore Gesù.

“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio…Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo…Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”

Tutte le risposte che Gesù dà al tentatore sono un sì a Dio in antitesi a quanto era avvenuto all’inizio e che ci è stato descritto nella prima lettura, che è poi in definitiva la grande tentazione che ha sempre accompagnato la storia dell’uomo: quella di non fidarsi di Dio, di non affidarsi a Lui affinché la sua vicenda storica e personale sia per il suo bene e non contro di lui. Il serpente fa credere che Dio sia geloso dell’uomo che viene spinto alla sfiducia nei confronti del Creatore e i nostri progenitori si lasciano sedurre dal miraggio di diventare Dei loro stessi. Il risultato è un disastro!

Non è così per Gesù, che non dimentichiamo è pienamente uomo. “Il racconto dice che Gesù ha vinto la tentazione in modo umano, confidando totalmente nella Parola di Dio. E l’obbedienza alla volontà del Padre accompagnerà sempre la sua storia, perché ne costituisce la vita intima: «Il mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato e compiere la sua opera» (Gv 4,34). Questa lotta di Gesù contro il male e la sua vittoria contro il «diavolo» (detto anche «il tentatore» o «satana») sono anche il nostro cammino personale (nel brano di Mt 4,1-10 troviamo tutti e tre i termini, mentre ricordiamo che «satana» nella sua etimologia indica quanto è d’intralcio per far cadere). Confidando nella vittoria di Gesù, suo Signore, il cristiano prega sempre perché il Padre «non lo induca in tentazione”

Chiamato a scegliere definitivamente e liberamente Dio, nell’esercizio di questa libertà l’uomo tende verso di Lui attraverso un cammino, all’interno del quale è posto fra il bene e il male. Qui trova spazio il mistero della tentazione, che non dovrebbe essere vista come un trabocchetto, ma la strada concreta per giungere alla pienezza dell’amicizia con Dio. Dio ci ha creato liberi per amare, perché solo nell’amore ricambiato liberamente si ha la perfezione dell’amore: la comunione d’amore fra gli uomini è un riflesso, una somiglianza della stessa misteriosa comunione che unisce le Persone divine, del Padre, del Figlio e dello Spirito santo (cf Catechismo della Chiesa Cattolica 1701). ( padre Valerio Mauro, docente di Teologia sacramentaria)

 Concludendo: è una questione di libertà. Dio ci ha lasciato liberi: convertiti e credi al Vangelo. Convertirsi significa accettare Gesù nel nostro cuore e nella nostra vita riponendo la nostra fiducia in Lui! Il tempo di Grazia della Quaresima è un’occasione per aprire il nostro cuore alla sua azione di grazia, ma che richiede la nostra disponibilità, a noi accettarla o respingerla.

Qydiacdon

 

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“Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste”- VII domenica ordinario A

Domenica scorsa Gesù, proseguendo il discorso della montagna ci proponeva un cambio di passo importante nel vivere il nostro rapporto di fede: “Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.”

Gesù chiede di andare oltre un rapporto formale nel vivere la nostra fede, pur mantenendo la validità di quelle regole che il Signore stesso ha indicato, ma che devono avere come anima il cuore ed esserne l’espressione.

Oggi Gesù alza ancora l’asticella con quel: ““Siate perfetti com’è perfetto il Padre vostro celeste”.

Le cose che Gesù propone sembrano anacronistiche, non conciliabili con la vita pratica in un mondo in cui il più grande vuole ingoiare e mangiare il più piccolo. Espressioni come: “Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. (…) amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli”. Non suonano bene ai nostri orecchi e, forse, anche al nostro cuore.

La legge di Mosè non era riuscita a tradurre l’amore al prossimo come universale, considerando il prossimo solo coloro che appartenevano al popolo di Israele. Ma anche per noi queste
indicazioni ci sembrano paradossali e irrealizzabili: chi può mai pensare di potere eguagliare Dio nella sua perfezione?

Gesù ci propone come una stella polare che deve guidare e orientare tutto il nostro agire, un cammino in una direzione che Lui stesso ha tracciato e che ha come riferimento lui stesso il Dio incarnato che ci rivela quella giustizia di Dio che è la misericordia. Gesù ci dà come modello l’amore di Dio che: “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?”

Occhio per occhio e dente per dente

La legge del taglione che tanti vorrebbero fosse applicata anche oggi, come accade nei paesi islamici. In realtà è una legge limitativa alla vendetta. Ma in quello che il Signore ci ha detto ci viene indicata una strada da intraprendere verso “la perfezione”, (tra virgolette), che non si limita di limitare e di regolare la proporzione fra il male subito e la giustizia che deve essere applicata, ma si tratta di eliminare la mentalità della vendetta. Il male si vince con il bene
Quella mentalità di vendetta che è ancora presente fra gli uomini, anche nel cuore di tanti cristiani e non e che crea tanti disastri e tragedie. Magari succede che ci si senta anche nel giusto, ma se il Signore facesse sorgere il sole solo sui buoni e non su tutti perché abbiano la possibilità di potere contemplare la bellezza della luce, dei colori della vita e convertirsi?

Cosa difficile da realizzare, una meta, un faro che sta davanti a noi a cui approdare nel mare tempestoso delle nostre emozioni e sentimenti.

Porgere l’altar guancia …

Rispondere alla violenza con la non violenza! Quando si parla di questo tanti che si dimenticano di essere cristiani ricorrono a Ghandi, ma io vorrei ricordare un cristiano anche se non cattolico come Martin Luther King ricordando quello che diceva. “”Noi faremo fronte alla vostra capacità di infliggere sofferenze con la nostra capacità di sopportare le sofferenze; andremo incontro alla vostra forza fisica con la nostra forza d’animo. Fateci quello che volete, e noi continueremo ad amarvi.

Noi non possiamo, in buona coscienza, obbedire alle vostre leggi ingiuste, perché la non-cooperazione col male é un obbligo morale non meno della cooperazione col bene.
Metteteci in prigione, e noi vi ameremo ancora.

Lanciate bombe sulle nostre case e minacciate i nostri figli, e noi vi ameremo ancora.
Mandate i vostri incappucciati sicari nelle nostre case, nell’ora di mezzanotte, batteteci e lasciateci mezzi morti, e noi vi ameremo ancora.

Ma siate sicuri che vi vinceremo con la nostra capacità di soffrire”

Le frasi dell’altra guancia e del mantello descrivono un orientamento, Gesù con mitezza e fermezza nella sua passione chiede conto della prepotenza e della violenza subita. ( cfr. Gv18,32)

Queste parole del Signore non devono essere prese come pretesto per non denunciare l’ingiustizia.
Scriveva il cardinal Biffi: “Niente è più contrario al vero spirito del Signore, soprattutto perché in questo modo viene lasciate senza difesa la fede dei più piccoli e dei più deboli, che non avrebbero nessuna protezione di fronte alle insidie del male e sarebbero scandalizzati dal silenzio e della acquiescenza della Chiesa davanti all’ errore e all’ empietà”

Chiediamo al Signore in questa Eucaristia di camminare con lui che fà sorgere il sole sui giusti e sugli ingiusti e perché ci renda capaci di amare tutti e pregare per tutt i, anche per quelli che sono ingiusti con noi! Amen

qydiacdon

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Vi Domenica ordinario A: “ Se la vostra giustizia …”

Come sono ornati i portali delle cattedrali di figure, simboli mettiamo come fregio del portale del vangelo che abbiamo letto questa frase: “Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.”

In questa frase vi sono due visioni contrapposte, il modo di intendere la legge di Dio con tutte quelle norme di comportamento che regolavano la vita religiosa al tempo di Gesù, insegnato dai maestri del popolo e quello di Gesù.

Gesù indica chiaramente che vi deve essere un superamento, senza cancella zione: “Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.”

Eppure scribi e farisei erano scrupolosi osservanti delle norme religiose, come mai Gesù si esprime così duramente nei loro confronti? Nei vangeli che abbiamo letto questa settimana nelle messe feriali ad un certo punto leggiamo un’affermazione di Gesù: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi” (Mc 7,21).

Gli scribi e i farisei e il loro insegnamento guardavano più che all’ interno del cuore dell’uomo al suo esterno, un po’ come facciamo noi che veniamo a Messa perché c’è l’obbligo del precetto o ci comunichiamo e confessiamo almeno una volta all’ anno per Pasqua. Le norme religiose che codificavano la vita non vengono condannate da Gesù, ma il contrasto nasce perché il Signore cerca il cuore e che dal cuore nasca l’osservanza della sua legge. Se noi leggiamo in quest’ottica entreremo meglio nello spirito di quel: “Avete inteso che fu detto agli antichi …Ma io vi dico”.

Circoncisione, prescrizioni alimentari e altre norme giuridicamente codificate, costituivano una barriera di separazione tra ex-giudei ed ex-pagani, erano un idolo rispetto a un affidamento interiore a Dio che si fa scelta di vita continua. La legge opera sull’individuo dall’esterno; «non è un principio di vita. Dice che cosa l’uomo deve fare; non gli dà la forza di farlo. Non cambia l’uomo internamente lo lascia come l’ha trovato, peccatore».( E. Borghi), il vangelo invece richiama alla conversione del cuore, il Signore cerca il cuore perché se il cuore dell’uomo cambia, cambia tutto l’uomo. Le cose che facciamo: gesti, parole, sguardi, desideri, azioni sono espressione di quanto abbiamo nel nostro cuore.

Non uccidere

Certamente l’omicidio è contro la Parola di Dio, Gesù non si ferma all’atto materiale e concreto dell’uccisione, ci dice che dobbiamo togliere quanto in noi va contro l’amore che dobbiamo avere nei confronti di tutti. Togliere il rancore, l’astio coltivato, il giudicare e puntare il dito, ogni parola e mormorazione offensiva contro il prossimo. Guardiamo allora in noi stessi.

Il Signore chiede che sia l’offeso a cercare la riconciliazione con il fratello.

Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.

Ci viene richiesta la rettitudine dei desideri e la virtù dei “Puri di cuore”, in un mondo che decanta più il vizio nelle molteplicità delle sue manifestazioni, che la virtù. Riguardo poi il linguaggio dobbiamo essere schietti: il sì deve essere sì e il no deve essere no.

Riguardo il matrimonio, Gesù, è talmente esigente che considera la donazione dei coniugi, che avviene in esso, sia irreversibile esprimendo la fusione di due vite: “chiunque sposa una ripudiata, (una divorziata) commette adulterio.” 

Come se non bastasse veniamo invitati ad una mutilazione spirituale, pur di non venire a compromessi con il male: “Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna”

 L’ anima della Giustizia superiore di cui parla il Signore è l’amore, quell’ amore che nasce dalla fede e dalla relazione con Lui, che nasce dal Vangelo. Gesù è la giustizia di Dio, cioè la misericordia di Dio che si manifesta nei nostri confronti.

Viene così bandito ogni tipo di formalismo esteriore praticato anche da tanti farisei del nostro tempo, ma anche “il tutto lecito, permesso, che male c’è” così propagandato oggi e il concetto di una falsa libertà che tende ad estromettere il vangelo dalla vita.

Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua:
là dove vuoi tendi la tua mano.
 Abbiamo letto nella prima lettura, che è come dire scegli quale “giustizia” vuoi praticare, quella che conduce alla vita o quella che conduce alla morte, non solo morale, interiore e spirituale, ma quella che esclude dalla vita eterna.

Scriveva il Cardinal Biffi: “Certo è possibile che di fronte al vangelo abbiamo un po’ a sgomentarci. Ed è vero che non è mai stato facile, in nessun tempo essere cristiani davvero. Ma noi sappiamo che quel Signore che ci appare così esigente, è anche un Signore amico e pietoso: capisce le nostre debolezze, ci sa aiutare nelle nostre difficoltà, ci rialza nelle cadute, ci consente sempre di cominciare da capo.  Purché non abbiamo mai a vantare come valori le nostre trasgressioni e purché non abbiamo a chiamare bene il male e male il bene”. (Omelie per le Domeniche anno A)

 Certi che con l’aiuto e la grazia di Dio e che a Lui nulla è impossibile chiediamo, in questa Eucaristia, di diventare persone che praticano questa giustizia!

qydiacdon

 

5 Domenica ordinario A: Vedano la vostre opere e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli …

Per la meditazione sul testo del Vangelo di oggi, che la liturgia della Parola ci propone e che fa parte del grande discorso della montagna, che si apre con la proclamazione delle beatitudini, che avremmo dovuto contemplare Domenica scorsa, vorrei partire dalla frase finale: “vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.”

Tutta la vita del credente cristiano, di ogni battezzato è rendere gloria al Padre, ma cosa significa rendere gloria e quali sono queste opere buone che permettono anche a chi ha una fede debole, vacillante, anche a chi professa un’altra religione di stupirsi, meravigliarsi e dire: “davvero c’è un Padre buono” e, guardando il cielo, avere un grazie da dire a chi è più grande di noi.

 Rendere gloria al Padre significa vivere tutta la nostra vita in relazione con Dio Padre, come ha fatto Gesù, che ha fatto della sua vita tutto un sì compiendo la volontà a la missione che il Padre-Dio gli ha affidato. Così anche per ciascuno di noi rendere gloria al Padre è aderire alla volontà di Dio, anche quando questa volontà è difficile, impegnativa e a volte non ci è del tutto chiara. È testimoniare annunciando un Dio che si fa vicino all’uomo per amore, questo in modo particolare verso tutti quelli che vorrebbero un Dio così forte e potente da spaventare un po’ l’uomo. Un Dio come quello che predicava Giovanni Battista, che avrebbe pulito, messo ordine con forza.

Le opere buone: quali sono queste opere? Il profeta Isaia, che abbiamo ascoltato nella prima lettura ne fa un elenco.  “dividere il pane con l’affamato,
nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza trascurare i tuoi parenti (…) togliere di mezzo a te l’oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
aprire il tuo cuore all’affamato, saziare l’afflitto di cuore”
.
Se riuscissimo a fare questo sarebbe già tanto, ma la lista non è chiusa, rimane una lista aperta alle tante situazioni di vita e di relazione che ci accompagnano sia nella nostra vita personale, sia nella nostra vita collettiva.

Significa che riguarda tutte le dimensioni del quotidiano, famiglia, lavoro, tempo libero, se ne abbiamo ancora, perché questa dimensione della vita è impegnata da tantissime cose e attività per cui non è più libero.

Nel nostro vissuto quotidiano siamo chiamati a vivere il rispetto, la solidarietà, la compassione; in una parola l’amore.Se noi guardiamo a Gesù non vediamo qualcuno che ha cercato di vivere solamente l’amore, ma vediamo l’amore, quello vero, personificato, come dice l’evangelista Giovanni: “Dio è amore”. Cosa succede quando si vive l’amore sull’ esempio di Gesù? Succede una cosa bellissima, meravigliosa che ci si fa dono e servizio per gli altri e in questo si rende Gloria a Dio.

Che non è lontano, come si potrebbe pensare leggendo che “è nei cieli”. Significa che Dio è in una realtà che è completamente diversa da quella nostra umana, terrena, ma proprio per questo può intervenire, salvare e soccorrere ascoltando chi sia affida a Lui e al suo amore. Significa anche che Dio è la pienezza dell’amore, è l’amore perfetto in cui si sommano tutti gli amori. Il cristiano è così chiamato a vivere questa relazione d’amore con Dio che si rinnova in ogni Eucaristia, in ogni comunione in cui Cristo si dona a noi.

Gesù ci dice che siamo chiamati ad essere sale e luce. Gesù è Lui la luce, ma noi con il Battesimo ci siamo rivestiti di Gesù per questo siamo chiamati ad essere anche noi luce facendo trasparire il fuoco dell’ amore con cui il Signore ci ha avvolti e per irrorare il mondo con questo amore, trasformandolo dal di dentro dandogli sapore, che, se manca, non ci fa gustare la grandezza e la bellezza della vita. Essere sale e luce significa vivere la grandezza e la bellezza del Vangelo, di quell’ amore che ci ha insegnato Gesù con il nostro concreto modo di operare. Gesù e molto concreto dice vedano le vostre opere. Chiediamoci se anche noi con il nostro vivere, con il nostro agire siamo sale, che si scioglie nelle varie situazioni, tanto da non essere più separabile e luce che illumina le storie e i dolori di un’umanità spesso sofferente e malata di peccato e di conseguenza di cattiveria, malvagità, odio.

Detto così sembrerebbe qualcosa di irrealizzabile, forse, ma come ha scritto qualcuno, “Gesù ci chiede piccoli gesti di gratuità e di amore verso i fratelli”

Deo gratias,qydiacdon

 

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Ecco l’ Agnello di Dio – meditazione con i bimbi e genitori del catechismo

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Per indicare Gesù, vedendolo venire verso di lui, Giovanni Battista fa riferimento ad un animale che è importante nella storia del popolo di Israele: un agnello!

Questa settimana noi venerdì abbiamo celebrato la festa di un grande santo che è protettore degli animali: S. Antonio abate. Mia madre mi racconta che mio nonno, che era un contadino, la sera della festa di S. Antonio puliva la stalla a regola d’arte, dava da mangiare in abbondanza agli animali che in quella notta parlavano! Proviamo ad immaginare se gli animali parlassero In passato, durante la notte degli animali parlanti, i contadini si tenevano lontani dalle stalle, perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio. Sarebbe bello poter comunicare con i nostri cucciolotti, anche solo per una notte! Secondo voi che cosa ci direbbero se potessero parlare? Cosa vi piacerebbe sapere da loro?
A me piacerebbe sapere se è soddisfatto della sua situazione, se c’è qualcosa che proprio non sopporta e cosa vorrebbe per essere felice. La storia seconda dice che un giorno il santo guarì un maialino e da quel momento questi lo seguì fedele come un cane. E il maiale diventò un privilegio dei Fratelli Ospedalieri di sant’Antonio, fondati nel 1600, che potevano allevarlo per nutrire gli ammalati che accorrevano alla chiesa di Saint-Antoine-de-Viennoi a alla Motte-Saint-Didier, dopo che si era sparsa la voce che attribuiva al santo la facoltà di guarire l’herpes zoster, grazie al suo dominio sul fuoco.

Ma torniamo all’ agnello del Vangelo, che è poi Gesù!
Quali sono i sentimenti che suscita un agnello? Sono sentimenti di tenerezza, di fragilità, di mitezza, di dolcezza. Se pensiamo invece ad un animale che è esattamente il contrario invece mi viene da pensare al leone, forte, potente: il re della foresta. Giovanni annunciando la venuta di Gesù aveva descritto la figura del Messia, che è Gesù come un uomo forte, che avrebbe fatto ordine con energia e determinazione. Ma il Padre ci manda che cosa? Lo abbiamo appena celebrato nel Natale un bimbo indifeso, proprio come è indifeso un agnellino.

Ha mandato a questa umanità qualcuno che: “ci salvasse non con la forza, ma con la luce di quella verità che viene da Dio, con la dolcezza e la misericordia. Qualcuno che non si impone agli altri in modo violento, che non agita il popolo affinché si ribelli, ma che al contrario subendo lui stesso violenza, pensiamo alla passione e alla croce, subendo gli insulti degli uomini che hanno perso il lume della ragione.

Quell’ Agnello lì, (Gesù), è colui che toglie il peccato del mondo, come fece l’ agnello che salvò i primogeniti in Egitto nella prima Pasqua, permettendo la liberazione del popolo di Israele.
Che del male nel mondo ce ne sia lo vediamo nelle cronache di tutti i giorni, ma dove viene questo male e come si toglie. Tutto questo male dal peccato che rovina il cuore dell’uomo.

Tanti oggi pensano di non avere nulla di cui chiedere perdono al Signore. Di non avere nessun peccato da confessare, ma il male si elimina solo eliminando il peccato, per questo Gesù è venuto ed ha dato la sua vita per noi. A noi accogliere il suo invito alla conversione e al cambiamento, aprendoci alla preghiera, riconoscendo di aver bisogno di questo agnello-Gesù, seguendone le orme.
Nel Vangelo di Marco leggiamo: “Dal di dentro, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male”. Permettiamo al Signore Gesù di cambiare il nostro cuore, così il mondo e la vita degli uomini sarà cambiata

S. Antonio abate ha fatto proprio questo. Attratto dall’insegnamento evangelico “Se vuoi essere perfetto, va, vendi ciò che hai, dallo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo, poi vieni e seguimi”, e sull’esempio di alcuni anacoreti (eremiti) che vivevano nei dintorni dei villaggi egiziani, in preghiera, povertà e castità, affidò la sorella a una comunità di vergini e si dedicò alla vita ascetica, prima davanti alla sua casa e poi al di fuori del paese in una grotta che ancora oggi è nota e venerata, sul monte Colztum, vicino al mar Rosso.

Seguiamo, secondo i doni che il Signore ci dà l’esempio di S. Antonio e oggi quando sentiremo che il sacerdote mostrando l’ostia dirà: “ Ecco l’ agnello di Dio che toglie il peccato del mondo” riconosciamo che abbiamo bisogno di Lui e chiediamogli con fede che cambi il nostro cuore!

Deo gratias,qydiacdon

Festa del battesimo del Signore 2020 -meditazione

Fino alla settimana scorsa contemplavamo la magia, la tenerezza del presepe ed oggi il vangelo ci presente un Gesù adulto in fila al fiume Giordano per farsi battezzare da Giovanni Battista. Ma cosa è accaduto in tutti questi anni?

I Vangeli non ci dicono nulla, se non in Luca con gli episodi della circoncisione, della presentazione e dello smarrimento di Gesù e il suo ritrovamento fra i dottori del tempio di quegli anni.

Con la sua venuta in mezzo a noi Gesù assume pienamente e completamente la nostra umanità, tranne che per il peccato. Il Concilio Vaticano II afferma:
“Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo.
Ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo (31) ha amato con cuore d’uomo. Nascendo da Maria vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato (32). Agnello innocente, col suo sangue sparso liberamente ci ha meritato la vita; in lui Dio ci ha riconciliati con sé stesso e tra noi (33) e ci ha strappati dalla schiavitù del diavolo e del peccato; così che ognuno di noi può dire con l’Apostolo: il Figlio di Dio «Mi ha amato e ha sacrificato sé stesso per me» (Gal2,20). Soffrendo per noi non ci ha dato semplicemente l’esempio perché seguiamo le sue orme (34) ma ci ha anche aperta la strada: se la seguiamo, la vita e la morte vengono santificate e acquistano nuovo significato.” ( GS 22 )

La difficoltà di accettare questa logica la troviamo descritta oggi nel Vangelo nella figura di Giovanni. La sua predicazione è una predicazione forte che ricorda l’urgenza di un cambiamento e se dice cose giuste la fa in un modo duro, pensiamo all’ ammonimento: “Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?(…) 10Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.”

Gesù, però, non si presenta così, la modalità che egli indica anche a Giovanni è totalmente diversa. È quella di Dio che si fa accanto all’ uomo e nelle sue situazioni gli parla con pazienza, con tenerezza, con umiltà attraverso la vita di Gesù che sceglie la via dell’umiltà.

Questo è il motivo per cui troviamo Gesù, lui che non ha peccato in fila con i peccatori. A fronte di un’immagine di un Dio giustizialista e vendicatore, che viene a richiamare con forza e potenza ecco un Messia disarmante che scandalizza Giovanni Battista al punto di fargli dire: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?».
Giovanni vorrebbe un Dio trionfatore e vincitore, ma un Dio così sarebbe anche un po’ lontano dall’ uomo.

Vedete Giovanni fa’ un po’ come facciamo anche noi che vorremmo imporre a Dio il nostro modo di pensare ed insegnare a Dio a fare il Dio.
Il testo del Vangelo ci fornisce l’occasione di verificarci anche su questo punto. Perché magari implicitamente diciamo di sì, accettiamo questo Dio così strano, poi nelle vicende e negli accadimenti della vita non è così.

La risposta di Gesù ci illumina e ci aiuta: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia».

Scrive un commentatore: “Adempiere ogni giustizia significa sottomettersi alla volontà di Dio; non una volontà di sterminio, ma di salvezza; non di dominio, ma d’amore. Il comportamento di Gesù ci rivela la misericordia sconfinata di Dio. Questo evidentemente non significa che Dio si rassegni a perdere: tutt’altro! Questo significa soltanto che la via del trionfo di Dio è ben diversa da quella degli uomini che scelgono per i loro effimeri trionfi: Dio segue un’altra strada” (Card. Angelo Comastri)

Una strada che è quella di condividere i sentimenti umani: “la gioia, la tristezza, lo sdegno, la meraviglia, l’amore.” Soprattutto l’amore! Ci ricordava in questi giorni la prima lettera di Giovanni che abbiamo letto nella Messa feriale che Dio è amore, che l’amore è l’essenza stessa di Dio.
Tutta la missione pubblica di Gesù che inizia con il Battesimo è espressione di questo amore!

Allora lo stile cristiano non può essere che quello dell’amore. Non quello dell’amore mellifluo e sdolcinato, ma che sa anche denunciare l’ingiustizia e la sopraffazione, ma sempre illuminato del Vangelo per il bene e la salvezza di tutti, anche di quelli che come il giovane ricco, che Gesù guardò con amore, ma lui non riuscì a seguirlo.
Vi sono tanti altri aspetti su cui riflettere, come, ad esempio, Dio che si conferma e rivela ancora una volta come Trinità, come l’acqua, che è nella Bibbia segno di sia di morte, ma anche di vita nel Battesimo di Gesù diventa annuncio, invocazione, preghiera di quella risurrezione e liberazione dalla morte a cui l’uomo aspira. Adesso l’acqua diventa il segno di una guarigione, di una rigenerazione, di principio di vita nuova che è stata donata a ciascuno di noi nel nostro Battesimo.

Gesù è venuto per salvarci e donarci di nuovo la nostra dignità che avevamo perduto con il peccato, adesso tocca a noi vivere con responsabilità e con impegno, nel nostro vissuto ordinario di essere figli di Dio amati e salvati.

Deo gratias, qydiacdon

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