ISLAM Francia, sempre più zone ad islamizzazione progressiva

La polizia di Parigi ha dichiarato di aver arrestato nel 2018 circa 1.552 minori immigrati marocchini, a seguito di un’operazione effettuata in collaborazione con il Marocco. È una prima reazione massiccia al fenomeno di colonizzazione islamica di interi quartieri delle città francesi, dove ormai vige la sharia al posto della legge della Repubblica

La polizia di Parigi ha dichiarato di aver arrestato nel 2018 circa 1.552 minori immigrati marocchini. Si tratta dell’esito di un’operazione nata dalla collaborazione con le autorità del Marocco, ma solo per sei di questi sono state avviate le operazioni di rimpatrio.

I dati resi pubblici testimoniano il tentativo, ancora allo stato embrionale, di affrontare il dilagare delle bande di islamici che usano mettere a ferro e fuoco le strade della capitale francese. La città, e quasi tutti i suoi quartieri limitrofi, sono letteralmente ostaggio dell’anarchia imposta dalle bande islamiche dedite allo spaccio, alle aggressioni sessuali, all’occupazione di intere aree, in cui le norme della République sono state sostituite dalla shariʿah, e dove l’antisemitismo ha smesso di essere un retaggio del Novecento. Gli oltre 1500 arresti segnano un certo miglioramento delle operazioni in cui è stato registrato un 41% di arresti in più rispetto allo scorso anno, quando solo in 813 finirono in manette. Continue reading

IL RAPPORTO ACS Libertà Religiosa 2018. L’islam è il maggior persecutore

Ieri è stato pubblicato il nuovo rapporto sulla Libertà di Religione 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio presieduta da Alfredo Mantovano e diretta da Alessandro Monteduro. Il quadro che emerge, come ci si poteva immaginare, non è dei migliori. Nel mondo, 1 cristiano su 7 vive in un paese in cui il cristianesimo è perseguitato. In questo inizio del XXI Secolo, il maggior persecutore dei cristiani, nel mondo, è il radicalismo islamico.

LE VITTIME DELLA LEGGE NERA

Mappa della persecuzione

Ieri è stato pubblicato il nuovo rapporto sulla Libertà di Religione 2018 di Aiuto alla Chiesa che Soffre, fondazione di diritto pontificio presieduta da Alfredo Mantovano e diretta da Alessandro Monteduro. Il quadro che emerge, come ci si poteva immaginare, non è dei migliori. Nel mondo, 1 cristiano su 7 vive in un paese in cui il cristianesimo è perseguitato. Nel periodo preso in esame, dal 2016 al 2018, si riscontra un aumento della repressione religiosa in ben 17 Stati. La tendenza è complessivamente negativa: solo in 4 Stati la situazione è migliorata. E solo in due Stati (Kenya e Tanzania) la persecuzione dei cristiani, ad opera del movimento jihadista al Shabaab in quei casi, può dirsi complessivamente conclusa. Il maggior persecutore dei cristiani, nel mondo, è il radicalismo islamico.

Infatti la maggioranza dei paesi in cui si registra una persecuzione, è a maggioranza musulmana e governata da regimi islamici che applicano la sharia. Su 21 Stati in cui la persecuzione è conclamata e non è “solo” discriminazione, ben 14 sono regimi islamici e altri 3 sono Stati post-comunisti con una maggioranza islamica.

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FRATELLI MUSULMANI Italia: un pulpito per l’imam salafita, un trono per l’emiro

Tamim Al Thani, emiro del Qatar, lo Stato che più degli altri flirta con i jihadisti e finanzia i Fratelli Musulmani, è invitato con tutti gli onori dal governo italiano. Al contempo, l’imam tunisino Béchir ben Hassan, ha appena concluso un suo breve tour nelle moschee di Torino. Anch’egli è il tipico esponente del pensiero estremista della Fratellanza

L’arrivo in Italia dell’emiro del Qatar, Tamim Al Thani, ha scatenato una ridda di polemiche sull’opportunità che il Primo Ministro, Giuseppe Conte, e il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, incontrino il leader di un paese che è notoriamente il principale sponsor del terrorismo internazionale e dei gruppi estremisti legati alla Fratellanza Musulmana, nonché violatore seriale dei più basilari diritti umani.

Se l’imminente visita di Tamim ha attratto l’attenzione dei media, molto meno appariscente ma particolarmente significativa è stata quella dello sheikh tunisino Béchir ben Hassan, che il 15 e il 16 novembre ha tenuto due sermoni a Torino, presso le moschee di corso Giulio Cesare e via Saluzzo. Le due visite sono in realtà (involontariamente?) correlate, con l’imam – strettamente legato al partito Ennahda, il braccio politico dei Fratelli Musulmani in Tunisia, come riporta l’edizione torinese di Repubblica.it – che ha aperto la strada alla venuta del giovane emiro del terrore. Continue reading

ISLAM Anjem Choudary, il predicatore d’odio a piede libero

Il predicatore di odio più famoso d’Inghilterra, Anjem Choudary, è tornato in libertà. Un segno di debolezza dello Stato, secondo le associazioni che si battono contro il radicalismo islamico. Per gli osservatori più attenti, Choudary è un crocevia di associazioni che mirano all’islamizzazione, “l’estremista più pericoloso della Gran Bretagna”

“L’estremista più pericoloso della Gran Bretagna” è di nuovo in libertà da qualche giorno. Anjem Choudary, il predicatore d’odio che ha fatto del Regno Unito la base della missione d’islamizzare, l’Occidente è da una manciata di ore fuori dalla galera, rilasciato prima di aver scontato tutta la pena. Choudary, balzato agli onori della cronaca per le manifestazioni anti-occidentali organizzate in lungo e in largo il Paese, portavoce di Islam4Uk, predicatore d’odio, mentore di oltre cento jihadisti inglesi condannati, tra cui il killer del ponte di Londra, Khuram Butt, è l’uomo che ha avuto più influenza sui terroristi a casa della Regina negli ultimi vent’anni.

L’auto che trasportava Choudary è stata ripresa mentre lasciava la prigione scortata dalle auto della polizia, poco dopo le 4 del mattino di venerdì. E seguita fino al luogo in cui egli trascorrerà diversi mesi sotto sorveglianza, ha lasciato che Choudary venisse immortalato mentre sorrideva ai fotografi. Il costo, sulle spalle dei contribuenti britannici, per tenerlo sotto controllo, dovrebbe superare i 2 milioni di sterline (€ 2,25 milioni) l’anno, a fronte delle 50,000 (€ 57,000) per trattenerlo ancora in prigione. Continue reading

CONQUISTA ISLAMICA DI LONDRA. LO DICE LA SAUDI GAZETTE: 423 NUOVE MOSCHEE, CENTO TRIBUNALI DELLA SHARI’A.

La Saudi Gazette qualche giorno fa aveva un articolo interessante, che avrei voluto rilanciare subito, ma majora premebant, e così….

La Gran Bretagna sta acquistando un volto crescentemente islamico, scriveva il giornale, con centinaia di tribunali della Shari’a che operano nella capitale e molte moschee spase in molte città. “Londra è più islamica di molti Paesi islamici messi insieme” ha dichiarato Maulana Syed Raza Rizvi, un predicatore islamico citato dai media locali.

Ci sono 423 nuove moschee a Londra e molte di queste moschee sono affollate all’ora della preghiera, a differenza delle chiese che vedono ben pochi visitatori. Continue reading

IL PROCESSO ISLAMICO Erdogan-Khomeini, che somiglianze sull’islamizzazione

La Turchia degli ultimi 16 anni è un Paese trasformato fin dalle radici. Oggi è una nazione islamista che assomiglia all’Iran del 1979: alla guida di Erdoğan la rivoluzione islamica sta facendo il suo corso, forse è solo più lenta rispetto al modello iraniano. Ma il processo d’islamizzazione è quasi sovrapponibile. 

La Turchia degli ultimi 16 anni è un Paese trasformato fin dalle radici. Oggi è una nazione islamista che assomiglia all’Iran del 1979: alla guida di Erdoğan la rivoluzione islamica sta facendo il suo corso, forse è solo più lenta rispetto al modello iraniano. Ma il processo d’islamizzazione è quasi sovrapponibile.

Il Pahlavi Shah, l’ultimo Scià di Persia, che ha governato l’Iran dal 1941 fino alla rivoluzione del 1979, aveva esiliato Khomeini, in Turchia (guardo caso), nel 1964. Quando il grande ayatollah tornerà nel suo Paese natale era il 1 ° febbraio 1979, e prenderà il potere quasi immediatamente. Creato in tempi estremamente brevi il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), per eliminare i nemici interni, finì con il triplicare gli inquilini delle carceri e in poche settimane l’Iran divenne un regno islamico del terrore.

Per la Turchia il processo d’islamizzazione è stato solo più lento ed è passato per le urne, ma erano i medesimi sentimenti di Khomeini ad animare le ambizioni di un giovane Erdoğan già quando era “solo” sindaco di Istanbul: “Le moschee sono le nostre caserme, le cupole dei nostri elmetti, i minareti le nostre baionette e fedeli i nostri soldati”. Parole che gli consegneranno una condanna a dieci mesi per “incitamento all’odio”, ma che non sconterà mai. A differenza dell’ayatollah non verrà esiliato, fonderà anzi un partito, Justice and Development Party (AKP), con il quale diventerà Primo Ministro nel marzo 2003. Sarà l’inizio di un cambio radicale del Paese: chiese cristiane bandite o sequestrate, le leggi sul hijab, i musulmani non sunniti perseguitati. Un processo lento che, complici la guerra in Siria del 2011 e il tentato golpe del 2016, porterà all’espressione della sua vera personalità islamista e aggressiva: un sultano despota.

Erdoğan una volta ha detto che “la democrazia è come un tram, la guidi fino a quando arrivi a destinazione, poi scendi”. E sembra che la sua fermata sia arrivata da un pezzo.

Quando Khomeini iniziò a lavorare al suo progetto, c’era la  “rivoluzione bianca” da trasformare. Da cancellare il secolarismo che lo Scià aveva in qualche modo instaurato dopo decenni di politiche volte a occidentalizzare l’Iran. Era stato concesso alle donne di occupare posti di governo, la terra poteva essere lavorata con strumenti moderni e “occidentali”, il “Family Protection Bill” permetteva alle donne ripudiate di ottenere la custodia dei figli e agli uomini venne negato il diritto di poligamia, era stato abolito anche il cosiddetto “matrimonio temporaneo” (una sorta di autorizzazione religiosa sciita che legittimava la prostituzione) e l’età legale del matrimonio passò da nove (sull’esempio del Profeta) a quindici anni.

Ma per Khomeini tutto ciò andava spazzato via, c’era da “disintossicare” l’Iran dall’occidentalizzazione (gharbzadegi in persiano). E così gli Stati Uniti simbolo della modernità e del secolarismo a cui il Paese si era ispirato, divennero il “grande Satana”.

In Turchia, Erdoğan, ha lentamente eroso le libertà dei cittadini mosso dallo stesso tentativo di eliminare ogni traccia di occidentalizzazione con cui i suoi predecessori avevano “contaminato” l’anima dei turchi.  Ataturk aveva abolito il califfato islamico nel 1924 e per quasi settant’anni sembrava si potesse essere immuni dall’islamismo. Ma fu un’illusione. Il sultano ha picconato il sistema Ataturk eliminando anzitutto i diritti dei cristiani e sostituendo le chiese con moschee. La stampa non è più libera e il mondo accademico è l’ombra del suo presidente. Perché è dall’istruzione che il presidente turco ha pensato di restaurare il Paese: è proprio di ogni dittatura rubare le giovani menti.

Qualsiasi islamico che ambisce al governo deve trovare un modo di arginare il decreto coranico del “Allah non ha partner”. Nel 1991, quando Ayman al-Zawahiri (l’attuale leader di Al-Qaeda) criticò i Fratelli Musulmani per aver presto parte ai processi democratici d’Egitto, trasse una conclusione: “la linea di fondo delle democrazie è che il diritto di legiferare è dato a qualcuno che non sia Allah l’Altissimo. Chiunque è d’accordo con questo è un infedele perché ha messo qualcun altro al posto di Allah”.

Khomeini aggirò il problema ponendo la governance nelle mani dei chierici, la cui stretta aderenza alla shariʿah allontanò il regime dall’accusa di sostituire Allah e in quanto “leader supremo” si fece dittatore ingannando e minacciando la popolazione.

Erdoğan ha acquisito il potere attraverso il processo democratico reso possibile dalle riforme di Ataturk e voto dopo voto è diventato più autoritario e il Paese più islamico. Specie dopo il tentato golpe. Con le elezioni del 2018 si è concesso di cambiare la costituzione per diventare un Khomeini turco. Da ora in poi non correrà più il rischio di perdere, ma vincerà con i margini di Arafat.

L’obiettivo della politica estera di Khomeini era semplice: espandere l’influenza dell’Iran, diffondere la sua versione dell’islamismo e combattere l’Occidente. La politica estera di Erdoğan è stata ostile all’Occidente ancor prima che diventasse primo ministro, ma come presidente della Turchia, l’ostilità agli Stati Uniti s’è fatta concreta: ha aiutato l’Iran a portare armi in Siria, ha combattuto i curdi e ha reso popolare, per qualcuno ha addirittura inventato, il saluto a quattro dita della Fratellanza Musulmana.

Ma tra i più preoccupanti tra tutti i paralleli Erdoğan-Khomeini c’è la nuova tendenza all’ostaggio. Il 4 novembre 1979, le forze di Khomeini hanno sequestrato l’ambasciata americana a Teheran e tenuto in ostaggio 52 persone tra diplomatici e civili per 444 giorni. E non smetterà mai di catturare  americani. Dal 2016 ad oggi non si contano gli ostaggi di Erdoğan: tra le varie carcerazioni opinabili, forse la più celebre è quella del pastore Andrew Brunson. L’accusa di cristianizzazione è la più diffusa.

Oggi la rivoluzione del Sultano ha preso velocità e sta quasi per superare le gesta del grande ayatollah. Se c’è un posto al mondo dove i diritti umani sono stati debellati quasi completamente, dove i cristiani sono perseguitati per “decreto di stato”, dove la shariʿah governa e le donne non hanno dignità, questo è la Turchia del ventunesimo secolo. E c’è ancora qualcuno che la sogna in Europa.

Lorenzo Formicola in LA NBQ

Svezia, un nuovo studio attesta la crescita dell’Islam radicale

In Svezia, ancora una volta, l’Islam è sulle prime pagine dei quotidiani e dei principali organi di informazione. A far parlare di sé, nel paese europeo che più di ogni altro ha “osato” nel processo di accoglienza ed “integrazione” della religione islamica, questa volta non sono i fatti di cronaca, ma gli allarmanti risultati emersi da un recente studio sulla diffusione del salafismo all’interno del paese, condotto dai ricercatori della Swedish Defense University, che hanno confermato il drammatico stato di radicalizzazione dei musulmani in Svezia.

Il report, intitolato Tra salafismo e jihadismo salafita. Impatto e sfide per la società svedese, è ritenuto «unico nel suo genere» in quanto rappresenta il primo vero tentativo di realizzare una mappatura dell’ambiente salafita-jihadista all’interno del paese scandinavo.

Nelle 256 pagine di dossier gli autori hanno effettuato una fotografia dell’Islam in Svezia, ad oggi, fornendo un lungo elenco di fatti, nomi, sigle e ampie descrizioni di quella che è la strategia e la metodologia di espansione dell’Islam radicale in Svezia che, dati alla mano, sta ottenendo risultati al di sopra delle aspettative. Continue reading

• INDONESIA I cristiani fanno la carità: “Perseguitati pubblicamente”

Indonesia. Qui i cristiani, una minoranza nel più grande paese musulmano per numero di credenti, si prodigano in opere di carità rivolte anche agli islamici in difficoltà. Per festeggiare l’elevazione della chiesa di Saint Paul a parrocchia, avvenuta il 27 dicembre scorso, i fedeli di Banguntapan, un sobborgo di Yogykarta, nell’isola di Giava, hanno deciso di distribuire beni di prima necessità e offrire controlli medici gratuiti agli indigenti. Ma gli estremisti islamici sono insorti. Sostengono che si tratta di operazioni di proselitismo dissimulate e pretendono che le opere di beneficenza si svolgano solo all’interno della struttura parrocchiale e non in villaggi e quartieri abitati in maggioranza da musulmani. Continue reading

L’ISLAM SOGNA DI CONQUISTARE L’EUROPA, A COMINCIARE DALLA SPAGNA (IN ARABO: ANDALUSIA) Il Corano divide il mondo in due parti: quello della pace (musulmano), e quello della guerra (non musulmano)

Dopo la strage sulla Rambla barcellonese ci si è chiesti perché la Spagna sia un obiettivo privilegiato per il terrorismo islamico. Ebbene, rifacendosi alla storia, due sarebbero le ragioni. La prima è che gli spagnoli sono gli ultimi europei ad avere ancora due possedimenti – seppur ciascuno di pochi chilometri quadrati – sul territorio africano, per giunta islamico: sono le città di Ceuta e Melilla sulle coste del Marocco. Le città – entrambe sugli 80mila abitanti – sono di proprietà spagnola da secoli (furono basi per combattere, guarda caso, la pirateria saracena) e la loro popolazione è composta quasi interamente da spagnoli. Ma, come si sa, i fedeli del Corano dividono il mondo in due parti: quello della pace, musulmano, e quello della guerra. Che è poi tutto il pianeta non ancora passato sotto la sudditanza della mezzaluna. È intollerabile, per loro, l’esistenza di quei due “tumori degli infedeli” all’interno di un Paese che è “loro”. Da qui la lunga, violenta polemica del Marocco, cui si oppone il rifiuto di cessione della Spagna, ricordando che popolazione, abitudini, lingua, religione di Ceuta e di Melilla sono da secoli spagnoli. Intanto, le due città sono in stato d’assedio, chiuse da una doppia recinzione di alte barriere di filo spinato non solo per evitare un improvviso blitz militare marocchino, ma anche per non concedere l’accesso a turbe di neri subsahariani che sperano di trovare in quel piccolo territorio formalmente europeo un trampolino per il passaggio al Vecchio Continente. È una situazione esplosiva, della quale non solo in Italia ma nell’intera Europa si parla poco: ed è un errore, perché qui, sulle coste africane, c’è un focolaio acceso che alimenta l’orgoglio omicida del terrorismo. Continue reading

Il Natale cristiano minacciato da laicismo e islam

In Europa il Natale cristiano sembra essere, ogni anno di più, strangolato in una stritolante e asfissiante morsa a tenaglia, per mano di due suoi acerrimi quanto opposti nemici giurati: il laicismo e l’islamismo.

Se, da un lato, infatti il pensiero laicista imperante serra la sua presa imponendo l’odierno diktat relativista, che sostituisce la parola Gesù con Perù per non urtare la sensibilità dei bambini “culturalmente distanti”, sul lato opposto, a stringere le mani al collo della già fragile Europa cristiana sono la paura del terrorismo islamico e il timore di offendere l’islam che hanno portato i governanti europei a “blindare” le feste cristiane e “rivedere”, se non cancellare del tutto, le proprie secolari tradizioni ed usanze religiose.

Una delle più evidenti conseguenze di tale inedito attacco al Natale cristiano è la scelta, da parte di diverse municipalità europee, di ribattezzare i propri tradizionali mercatini di Natale, “depurandoli” del loro carattere cristiano, attraverso l’utilizzo di nuovi nomi “neutri”, dall’aspetto più tollerante e multiculturale come Amsterdam Winter Parade, Bruxelles Plaisirs d’Hiver, Kreuzberger Wintermarkt, London Winterville, Munich Winter Festival. Tale stravolgimento delle celebrazioni del Natale 2017 nei diversi paesi europei è stato documentato in un interessante articolo di Soeren Kern, dal titolo Europa: L’islamizzazione del Natale, pubblicato sul sito gatestoneinsitute.org.

In Gran Bretagna, ad esempio, la chiesa di Ognissanti di Kingston sul Tamigi, in ottemperanza al clima multiculturale londinese, ha scelto di celebrare una doppia nascita congiunta politically correct di Gesù e di Maometto. Il Milad Advent e la Christmas Celebration, del 3 dicembre sono state quindi le celebrazioni bipartisan volte a «festeggiare la data di nascita del profeta Maometto e attendere con trepidazione la nascita di Gesù» e, per questo, la funzione religiosa di un’ora programmata per quel giorno, si legge nell’articolo di Soeren Kern, «prevedeva una parte dedicata alla preghiera islamica a cui faceva seguito il taglio di una torta di compleanno». Continue reading