IMMIGRAZIONE ISLAMICA: SPAGNA NEL CAOS (NECESSARIA UNA NUOVA RECONQUISTA) Come in tanti altri paesi europei, sono sempre di più i quartieri a predominio di musulmani dove i furti, lo spaccio, i crimini d’onore e violenze sessuali (inclusi stupri di gruppo) sono frequenti e impuniti

La Spagna ha un problema ormai serissimo di sicurezza. Dall’inizio dell’emergenza immigrazione, gli spagnoli hanno assistito ad un repentino precipitare delle cose. E, come in tanti altri paesi dell’Unione, sono sempre di più i quartieri a predominio di stranieri. Intere zone dove i furti, lo spaccio, i crimini d’onore, le violenze sessuali e il divieto d’accesso per le donne bianche sono la nuova normalità.
Ovviamente non esistono statistiche affidabili sui crimini legati all’immigrazione, perché i dati compilati dal ministero dell’Interno spagnolo su specifiche categorie (omicidio, stupro, rapina, ecc.) non classificano i criminali per nazionalità. Ma anche rispetto ai numeri e alle percentuali legati ai reati, c’è poca chiarezza. Le statistiche ufficiali raccontano, per esempio, di 865 stupri nel 2017, mentre altrove ne vengono registrati 1382 – una differenza del 60%. L’agenzia ufficiale di statistica spagnola (Instituto Nacional de Estadística, INE) ha indicato che gli immigrati rappresentano circa il 10% della popolazione spagnola totale, ma, allo stesso tempo, sono anche il 32% della popolazione carceraria di Spagna. I dati del ministero dell’Interno mostrano poi che la maggior parte degli immigrati arrestati nel 2017 proveniva da due soli paesi: Romania (18.032) e Marocco (17.464). Eppure, sebbene la mancanza di statistiche ufficiali, non è l’aneddotica ma la cronaca nera a disegnare la cornice di una Paese succube della criminalità straniera: dal piccolo furto all’assassinio e alle violenze sessuali, il problema cresce a livello nazionale. Continue reading

IL REPORT FRANCESE Dove si chiudono le moschee la vita migliora

Sette moschee sono state chiuse perché accusate di “apologia del terrorismo, odio e discriminazione”. È quanto emerge dal rapporto del ministero degli Interni francese dopo il giro di vite sui luoghi di culto a rischio jihadismo. E i risultati ci sono. Infatti l’intelligence nota un profondo cambiamento nei quartieri dove le moschee sono state chiuse.

Christophe Castaner, ministro dell’interno francese, e il suo braccio destro Laurent Nuñez, hanno da poco presentato una prima valutazione della legge sulla sicurezza interna e la lotta contro il terrorismo (Silt), entrata in vigore nel novembre 2017. L’analisi promossa e presentata da quello che è stato battezzato come il “primo poliziotto di Francia”, rivela gli sforzi sostenuti dal Paese per tutelare l’ordine interno e affermare l’assoluta priorità dell’esecutivo dopo i vari attentati terroristici.

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LA CEDU CONDANNA CHI CRITICA MAOMETTO E ASSOLVE CHI INSULTA IL CRISTIANESIMO La Corte europea dei diritti umani condanna un professore per aver criticato Maometto, mentre assolve i pubblicitari che hanno insultato il cristianesimo

Quando si tratta di trovare il giusto mezzo tra la difesa del diritto alla libertà di espressione e di quello alla libertà religiosa, la Corte europea dei diritti umani (Cedu) pecca spesso di incoerenza. Non è una novità. Il problema però è che i giudici di Strasburgo hanno una particolare tendenza a proteggere l’islam e a lasciare invece il cristianesimo in balia delle peggiori blasfemie. È la conclusione di un seminario organizzato il 13 dicembre presso il Consiglio d’Europa dal Centro europeo per la legge e la giustizia (Ecjl). I partecipanti al convegno hanno analizzato dapprima tre casi concreti del 2018, evidenziando lo strabismo della Cedu, per poi concentrarsi su un ultimo che deve ancora essere giudicato.

VIETATO CRITICARE MAOMETTO
Il primo caso riguarda la condanna di un conferenziere austriaco, E.S., per avere pubblicamente «denigrato una persona oggetto di venerazione», e cioè Maometto, il profeta dell’islam. Durante un convegno intitolato “Conoscenze base sull’islam”. E.S. affermò che Maometto, avendo sposato una bambina di sei anni, Aisha, e avendo consumato il matrimonio quando lei aveva nove anni, era affetto da tendenze pedofile. Il conferenziere ha aggiunto che questo atteggiamento costituisce un problema dal momento che «il più alto comandamento per un musulmano è imitare Maometto», aggiungendo di conseguenza che c’è un conflitto tra l’islam e i «valori democratici».
E.S. è stato perseguito dalla procura di Vienna e condannato in base all’articolo 188 del codice penale poiché c’è differenza tra sposare una bambina e la pedofilia. La sentenza aveva come obiettivo quello di proteggere la sensibilità religiosa dei musulmani e mantenere «la pace religiosa in Austria». La Corte di Appello e la Corte Suprema hanno confermato la condanna nel 2011, accusando E.S. di volere soltanto «diffamare l’islam». Il conferenziere è stato pertanto condannato a pagare 480 euro di multa e la Cedu il 25 ottobre 2018 ha confermato la condanna nel nome della protezione dei sentimenti religiosi della popolazione musulmana e dell’oggetto del loro credo. Questo, nota il Centro europeo per la legge e la giustizia, nonostante «i commenti in questione fossero basati sui fatti storici». Continue reading

• STATO-ISLAM No al concordato della Fratellanza musulmana

Dopo la visita del Papa ad Abu Dhabi ecco immediatamente i tentativi di approfittarne: l’Associazione Nazionale Musulmani italiani (ANMI) ha presentato a Nardò una proposta di concordato Stato-islam che presenta punti critici su poligamia e moschee clandestine. Inconciliabile con il nostro diritto.

La storica visita di Papa Francesco ad Abu Dhabi ha certamente lasciato il segno, ma guai a non diffidare delle imitazioni. A Lecce, Nardò per la precisione, la febbre dell’interreligiosità deve essere particolarmente alta. Tanto che, in un chiostro di carmelitani, ha avuto luogo un evento alquanto singolare: la presentazione di un’idea di concordato tra Stato italiano e islam, su iniziativa di musulmani italiani convertiti, riuniti nell’autoproclamatasi Associazione Nazionale Musulmani Italiani (ANMI), e con la benedizione del sindaco della località pugliese.

La presentazione di questo presunto concordato necessita di alcune considerazioni di merito e di metodo.

La prima riguarda la questione della poligamia. I musulmani in Italia, per nascita o convertiti come gli esponenti della suddetta associazione, devono comprendere che non gli è dato “rinunciare alla poligamia”, come se fosse un beau geste per andare incontro allo Stato italiano nella sua laicità. La poligamia è infatti già proibita dalla Costituzione all’articolo 3, dove si stabilisce l’uguaglianza donna-uomo, di per sé l’antitesi della poligamia, che si fonda invece sulla sottomissione della componente femminile. Pertanto, la poligamia in Italia è del tutto illegale a prescindere e non può configurarsi alcuna “rinuncia” nei suoi confronti.  Continue reading

NOBILE: IL DHIMMI NEL MONDO LAICO E NELLA CHIESA. UN’ANALISI IMPIETOSA.

Cari Stilumcuriali, Agostino Nobile ci offre oggi un breve e interessantissimo saggio sulla dhimmitudine, cioè la forma di discriminazione e sottomissione imposta dall’islam a chi islamico non è, religioni del libro comprese. Un articolo veramente interessante, che farebbero bene a leggere i progressisti immigrazioni sti nostrani, e, soprattutto, i preti di ogni ordine e grado, dal parroco di campagna – se ne esistono ancora – al regnante Pontefice. Buona lettura.

Caratteristiche del dhimmi occidentale

Sul sito musulmano WikiIslam troviamo la descrizione edulcorata del termine dhimmitudine, sottomissione. «Con dhimma si intende un “patto di protezione” contratto tra non musulmani e un’autorità di governo musulmana. (…) Lo status di dhimmi venne applicato a milioni di persone vissute tra l’Oceano Atlantico e l’India dal VII secolo all’epoca moderna. Nel tempo, molti si convertirono all’Islam. Molte conversioni furono volontarie e motivate da diverse ragioni, ma le conversioni forzate giocarono un ruolo crescente soprattutto dal XII secolo. (…) L’opinione consensuale degliʿulamāʾ sostiene l’imposizione del tributo in capo ai non musulmani che cadono sotto il dominio islamico in base alla Sūra 9:29 del Corano. Il versetto dice: Combatti coloro che non credono in Dio né nel Giorno del Giudizio, né ritengono vietato ciò che è stato proibito da Dio e dal suo Messaggero, né riconoscono la religione della Verità, (anche se sono) del Popolo del Libro [cristiani e ebrei], finché non paghino accettando di sottomettersi, e si sentono sottomessi.» La mancanza di detto pagamento, puntualizza la progressista Wikipedia «farebbe venir meno il patto di protezione della proprietà e della vita del dhimmi, che affronterebbe in tal caso le alternative della conversione, della schiavitù o della morte.» Continue reading

Vogliamo diventare chrislamisti?

Si avvicinano i due viaggi di Francesco negli Emirati Arabi Uniti (3 – 5 febbraio) e in Marocco (30 – 31 marzo) e torna, implacabile, la retorica del dialogo, che utilizza in modo strumentale la visita di san Francesco al sultano al-Malik al-Kāmil, avvenuta a Damietta ottocento anni fa, nel 1219.

Il tentativo è quello di accreditare un parallelo tra papa Francesco e san Francesco, presentando entrambi come paladini del dialogo. Ma così si travisa la realtà storica. Perché Francesco d’Assisi non andò dal sultano per «dialogare», ma per convertirlo.

Di fronte al diluvio zuccheroso che si abbatterà su di noi nel corso dei due viaggi, occorrerà corazzarsi con l’antivirus della conoscenza. Occorrerà ricordare che oggi i cristiani sono i più perseguitati nel mondo, e lo sono, per lo più, da musulmani. E occorrerà ricordare, soprattutto, l’ambiguità dell’affermazione di Francesco in Evangelii gaudium, prontamente usata dai sostenitori dell’indifferentismo religioso per sostenere che adoriamo tutti lo stesso Dio, secondo la quale i musulmani «adorano con noi un Dio unico, misericordioso» (n. 252).

Che la frase sia quanto meno fuorviante non lo dice il sottoscritto. Lo dice il padre gesuita Samir Khalil Samir, uno dei massimi studiosi dell’Islam, il quale in un magistrale intervento osserva che quel concetto espresso dal papa va preso «con cautela». Perché se è corretto sostenere che i musulmani adorano un Dio unico e misericordioso, la frase del papa può lasciare intendere che le due concezioni di Dio siano uguali. E invece non è così. Invece, scrive il padre Samir, «nel cristianesimo Dio è Trinità nella sua essenza, pluralità unita dall’amore», e dunque «è un po’ più che sola clemenza e misericordia». Continue reading

ANCORA VIOLENZE A CAPODANNO IN TUTTA EUROPA, MA GIORNALI E TELEVISIONI CE LO NASCONDONO Bande di giovani islamici agiscono indisturbati mentre molestano ragazze occidentali e aggrediscono le forze dell’ordine al solito grido (indovinate quale)

Ancora una volta l’anno nuovo, per l’Europa, non è iniziato nel migliore dei modi. L’ennesima epidemia di molestie e aggressioni ai danni di forze dell’ordine e donne, oltre che attentati senza troppa eco, hanno inaugurato il 2019.
In Svezia sono stati registrati numerosi incidenti in lungo e il largo il Paese. L’anno è iniziato esattamente come era finito: diciassette auto incendiate a Göteborg, un appartamento andato in fiamme, aggressioni alle forze di polizia e persino alle ambulanze. In diversi posti di Stoccolma i poliziotti si sono beccati anche dei razzi, e alle 4 e 30 del 1° gennaio un uomo è stato accoltellato a Haninge. La cronaca ha lesinato i commenti senza dare troppe spiegazioni del perché di aggressioni alle autorità.
Intanto, dalla Svezia ci spostiamo in Olanda dove – qui sono stati più precisi – polizia e pompieri sono stati aggrediti al grido di “Allahu Akbar”, e almeno due persone sono morte per gli scontri. Nel vicino Belgio sono stati appiccati diversi incendi, tra cui a un albero di Natale, nel sobborgo di Molenbeek, popolato da immigrati, che ha visto anche disordini e il saccheggio di una farmacia locale. Anche qui i pompieri che sono arrivati sulla scena sono stati bersagliati da fuochi d’artificio. Continue reading

TOLLERENZA Siamo tutti fratelli. Anche i Fratelli Musulmani?

“Siamo tutti fratelli”, ha affermato Papa Francesco nel corso della benedizione natalizia Urbi et Orbi. Anche i terroristi jihadisti? Tutti costoro rientrano, direttamente o indirettamente, sotto un’altra Fratellanza, la Fratellanza Musulmana. È quello il problema che va affrontato se vogliamo pace e vera fratellanza.

“Siamo tutti fratelli”, ha affermato Papa Francesco nel corso della benedizione natalizia Urbi et Orbi, “fratelli in umanità”. Il Pontefice si riferiva in particolare alla questione migranti e all’accoglienza di persone di diversa etnia, cultura e religione. Le sue parole, tuttavia, hanno una valenza più ampia e possono essere applicate ad altri ambiti, incluso l’estremismo. In un primo momento, ammetto di aver provato una forte sensazione di disagio nel sentirmi “sorella” dei terroristi jihadisti, che compiono stragi e tagliano teste, per giunta e impropriamente in nome di Dio.

Costoro sono fuoriusciti dalla famiglia umana oppure ne sono la componente malvagia che vuole sottomettere quella buona, che ama l’amore, la vita, i diritti umani, la democrazia e la libertà, inclusa quella religiosa. Distinguere tra bene e male è dunque d’obbligo, affinché i predicatori dell’odio e della morte, dell’annientamento della dignità delle donne, del fanatismo e dell’intolleranza non prevalgano sui fratelli e le sorelle che vogliono la pace (per tutti), facendo proseliti e distruggendo così la famiglia umana. Il riferimento alla Fratellanza Musulmana e a quei paesi che ne sostengono i progetti di conquista – Qatar e Turchia – non è certamente casuale.

Il decimo Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel Mondo sul tema L’islam, problema politico, pubblicato dall’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ha riproposto al centro dell’attenzione le sfide che l’islam pone attualmente a Europa e Occidente, tra cui la questione dell’estremismo che genera il terrorismo. Lo stesso che ha distrutto e insanguinato “l’amata e martoriata Siria”, per la quale Papa Francesco ha pregato il 25 dicembre. In entrambi i casi, divisioni, discriminazioni e violenze sono da ricondurre a un’unica matrice ideologica, quella della Fratellanza Musulmana, che da quasi un secolo semina la zizzania che ha prodotto il jihadismo globale come raccolto. Continue reading

MAROCCO, OCCIDENTE E L’ISLAM MODERATO CHE NON ESISTE. DICE ERDOGAN

Cari Stilumcuriali, Agostino Nobile ci ha scritto che durante le feste natalizie avrebbe preferito evitare di scrivere su quello che è l’argomento di cui è specialista, e cioè l’islam, soprattutto nei suoi rapporti con l’occidente. Ma lo sgozzamento e la decapitazione delle due turiste scandinave in Marocco, e soprattutto, dice, “la solita ipocrisia dei nostri governi e dei mezzi di comunicazione” lo hanno spinto a esprimere la sua opinione sull’ennesima tragedia a sfondo islamico, e sulla cecità, sincera o interessata dei mass media mainstream. Buona lettura. Vi spiega meglio di qualsiasi altra cosa perché il ritornello “ma mica tutti i musulmani sono
radicali” è un placebo che i giornali ripetono. Nei grandi drammi storici le “maggioranze” tranquille
sono irrilevanti.
Germania nazista, Russia sovietica, Giappone prebellico, Cina comunista e così via ne sono un esempio cristallino.

   L’islam moderato non esiste 

Nel mese di marzo dell’anno scorso il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, rivolgendosi ai musulmani residenti in Europa, ha affermato “Non fate tre figli, ma cinque perché voi siete il futuro dell’Europa”. In un’altra occasione, ha precisato: “Non esiste l’Islam moderato, esiste solo l’Islam”. Il presidente turco sa molto bene che i cosiddetti moderati, come nel mondo cristiano, non sono altro che persone disinteressate alla religione, ma che all’occasione possono rivolgersi alla dottrina e mutare la propria vita a 360º gradi. Quindi una mina vagante, e la cronaca ce lo conferma pressochè tutte le settimane. Erdoğan non è il solito bullo che abbaia senza mordere. In pochi anni ha trasformato la Turchia laica fondata da Mustafa Kemal Atatürk in una polveriera islamista. I paesi musulmani governati da laici e militari vivono o sopravvivono seduti sopra il vulcano islamico, pronto a scoppiare in qualsiasi momento. Nei paesi di cultura cristiana, indù, buddista o confuciana i musulmani, tranne rare eccezioni, non si sono integrati. Il lavaggio cerebrale che ricevono fin dall’infanzia non lascia spazi alla riflessione. Chi pensa di lasciare l’Islam per un’altra religione spesso non lo fa per il terrore di essere ammazzato anche dai propri parenti. Nel mondo laico musulmano anche le donne più disinvolte si sentono profondamente musulmane, confermando di conoscere il Corano come i cattolici adulti conoscono i Vangeli. Continue reading

GERMANIA La giustizia tedesca riconosce nozze minorili

La Corte Federale di Giustizia tedesca ha stabilito che una nuova legge che vieta il matrimonio con minori è incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi i matrimoni infantili contemplati dalla shari’a, sono protetti dalla legge fondamentale tedesca. Un precedente pericoloso.

La Corte federale di giustizia – la  Bundesgerichtshof –  , la più alta corte di giurisdizione civile e penale della Germania, ha da poco stabilito  che una nuova legge che vieta il matrimonio con minori è incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi i matrimoni infantili contemplati dalla shari’a, sono protetti dalla legge fondamentale tedesca Grundgesez.

La vicenda finita poi in tribunale aveva come protagonisti due cugini siriani – lui ventunenne, lei quattordicenne – che nel 2015 avevano raggiunto la Germania attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”. Arrivati in Europa, però, i due ragazzi sono stati separati dall’Ufficio Welfare giovani in custodia e la ragazzina, allora quattordicenne, venne collocata in un istituto di assistenza per rifugiate minorenni non accompagnate. Sostanzialmente il ragazzino pretendeva che gli fosse riconosciuto il diritto di poterle far visita quando voleva in quanto marito e pretendeva che il suo status di coniuge gli venisse riconosciuto anche in Germania. E allora se la legge tedesca decretava “non valido” il matrimonio contratto con un minore che non ha compiuto neanche sedici anni, ci ha pensato la Corte federale, – dopo tre anni passati a far rimbalzare una simile storia in tribunale e che poteva essere liquidata molto tempo prima -, a smentire di fatto una norma di sempre, aprendo, in modo piuttosto efficace,  la porta alla legalizzazione dei matrimoni infantili tanto cari alla shari’a. E diventando l’ennesimo caso firmato da una corte tedesca che involontariamente- o favorevolmente?- sta promuovendo e sostenendo la creazione di un sistema giuridico islamico parallelo nel paese.

La corte ha  stabilito  che il matrimonio era valido perché stipulato precedentemente in Siria, dove, secondo la legge della shari’a, sono concessi.  La sentenza – descritta  come un “corso accelerato nella legge sul matrimonio islamico siriano” – ha innescato una tempesta di critiche. Ovviamente il timore dei tedeschi che si sono rivoltati contro la corte di Bamberg è quello di vedere la società islamica parallela, in ascesa in Germania, sempre più forte al punto da prevalere, con le sue norme, sul diritto europeo.

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