Avanti cattogay, a colpi di menzogne

Non ci sono soltanto i gay praticanti a far parte di quella lobby che – come dicevamo pochi giorni fa citando l’allora cardinale Ratzinger – ha l’obiettivo di sovvertire l’insegnamento della Chiesa in materia di sessualità. Ci sono anche tanti vescovi e laici che in nome del discernimento e del “non giudicare” favoriscono e favoreggiano i rapporti omosessuali, facendo finta di non approvarli. Di esempi ce ne sono molti anche in Italia, ma in questi giorni ce ne è stato offerto uno dall’arcivescovo di Gorizia, Carlo Alberto Maria Redaelli, spalleggiato dal quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, Avvenire, nella persona dell’ormai irrefrenabile Luciano Moia.

Tutto nasce da quanto accaduto a Staranzano, paesone di 7mila abitanti nella diocesi di Gorizia, dove un educatore scout (Agesci) convola in unione civile con il suo convivente; il parroco lo invita opportunamente a lasciare il suo ruolo di educatore in parrocchia, ma il vice parroco – che è anche l’assistente scout – non è d’accordo e partecipa anche all’unione civile del suddetto. Dopo averci pensato ben 20 giorni, interviene finalmente il vescovo che, dice compiaciuto Avvenire, «spiazza tutti».

E ci credo che spiazza tutti, il vescovo dice il contrario di quanto la Chiesa ha sempre insegnato; al magistero della Chiesa ci aveva già pensato il parroco che, sul bollettino parrocchiale, aveva scritto che ognuno può scegliere di fare quel che vuole secondo le leggi dello Stato, ma «come cristiano devo tener conto di quale sia la volontà di Dio». E siccome sulla famiglia, seguendo Cristo, «la Chiesa annuncia la grandezza e bellezza del matrimonio tra un uomo e una donna», va da sé che il capo scout che celebra nozze omosessuale non testimonia ciò che è vero. Tutti sono accolti nella Chiesa, dice il parroco, ma le responsabilità educative richiedono almeno condividere e credere ciò che la Chiesa crede. Per la cronaca – questo Avvenire ovviamente non ve lo dirà mai – il parroco già da tempo aveva cercato (invano) di coinvolgere il vescovo, visto che le tendenze omosessuali e la convivenza dell’educatore scout erano ben note a tutti.

Fin qui il parroco, ma il vescovo no: lui fa parte della nuova Chiesa del Discernimento, per cui va «alla ricerca della grazia» anche in questa situazione; il che «vuol dire anche individuare la volontà di Dio per la propria vita nella concretezza della situazione in cui si trova». E guai a pretendere «sempre e comunque princìpi chiari, astratti e immodificabili».

Insomma, ci dice la Genesi che Dio creò l’uomo maschio e femmina, ma non si deve usare questo criterio per giudicare le singole situazioni – secondo il vescovo Redaelli e Avvenire – perché pare di capire che sia possibile che Dio si è pentito di aver ispirato quel principio astratto e magari nella situazione concreta vuole che il capo scout si unisca civilmente a un altro uomo. Perciò il diretto interessato, la direzione dell’Agesci, i parrocchiani tutti si devono mettere «in ascolto dello Spirito senza pretendere di trovare ricette preconfezionate nelle Scritture o nella tradizione canonica» (il cardinal Martini docet). «È il grande principio del massimo bene possibile qui ed ora – ci annuncia trionfante Moia – richiamato più volte in Amoris Laetitia».

Evito di dilungarmi ulteriormente sulle varie amenità che costellano articolo e dichiarazioni del vescovo. Tiriamo invece alcune brevi conclusioni che si possono trarre da questa vicenda, conclusioni esemplari che fanno capire su cosa poggi questa neo-Chiesa:

1.

Il bene e il male, in quanto tali, non esistono più. Tutto dipende dalla singola situazione e dalla persona. Ciò che è male per uno, diventa il “massimo bene possibile” per un altro. La legge naturale, le azioni intrinsecamente malvagie, la certezza di ciò che è il bene a cui tendere, tutto spazzato via. È il trionfo del relativismo, la negazione di ciò che la Chiesa insegna da Duemila anni;

2.

Il discernimento è la maschera per coprire le reali intenzioni delle guide della nuova Chiesa. Mai si dice quali siano i criteri del discernimento, né quale sia la meta di un cammino del genere. Non a caso: perché il discernimento è una forma ipocrita per far passare cambiamenti dottrinali senza avere il coraggio di dirlo apertamente. C’è un Catechismo che a proposito degli atti omosessuali parla di disordine intrinseco? E chi se ne frega, noi ignoriamo il Catechismo, parliamo di discernimento ed ecco che gli atti omosessuali – senza aver mai esplicitamente negato la dottrina – diventano accettabili, in alcuni casi addirittura provvidenziali;

3.

Ingrediente fondamentale è la manipolazione delle Scritture, a mo’ di confessione protestante. Ne prendo un pezzo, lo tiro fuori dal contesto, evito di citare passi che possono contraddire quel che voglio affermare e così via. Il vescovo Redaelli, ad esempio, per giustificare la presenza della grazia in una unione omosessuale cita san Paolo nella Lettera ai Romani, dove dice che «tutto concorre al bene di coloro che amano Dio». Ma non solo nel capitolo 8 della Lettera ai Romani San Paolo fa questa affermazione a proposito delle sofferenze del tempo presente – cosa che non c’entra proprio nulla con la vicenda delle unioni gay -; nella stessa Lettera ai Romani, alla fine del primo capitolo san Paolo si era già scagliato contro gli omosessuali. Vale la pena riportare il brano:

«Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s’addiceva al loro traviamento. E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d’una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa» (nota per quelli che vedono omofobi dappertutto: San Paolo non parla di morte corporale ma di morte spirituale).

4.

E questo risponde anche all’altro artificio retorico: affermare che si tratta di confrontarsi con «tematiche inedite che prima non esistevano o finivano sotto silenzio», ci dice Avvenire. Tematiche inedite? San Paolo sembra conoscerle molto bene, ma anche nell’Antico Testamento sono tematiche ben note (Moia, ricordi Sodoma?).

La realtà è che solo un cumulo di menzogne può sostenere certi atteggiamenti e la complicità con l’agenda omosessualista. Ma questo è oggi un pensiero che domina nella Chiesa. Che si sappia.

Riccardo Cascioli
In La NBQ

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