Sette segni distintivi della fede, (conoscere e affidarsi a Dio in Cristo)

  1. La fede è un puro dono che noi riceviamo quando lo domandiamo con fervore.
  2. La fede è la forza soprannaturale di cui abbiamo bisogno in maniera necessaria per raggiungere la nostra salvezza.
  3. La fede richiede il libero arbitrio e la lucidità intellettuale dell’ uomo nel momento in cui egli si affida all’ invito di Dio.
  4. La fede è assolutamente certa, poiché Gesù ne è il garante.
  5. La fede è imperfetta finché non diviene attiva nell’ amore.
  6. La fede cresce quando noi ascoltiamo sempre meglio la parola di Dio e siamo in vivo scambio con Lui mediante la preghiera.
  7. La fede ci dà già adesso un assaggio della gioia celeste.

Da Youcat.

AVVENIRE: L’INFERNO NON E’ ETERNO E ALLA FINE ANCHE IL DIAVOLO SARA’ ACCOLTO IN PARADISO Il quotidiano della CEI rilancia la vecchia idea dell’Apocatastasi di Origene, già condannata dalla Chiesa nel 5° Concilio Ecumenico del 553 (VIDEO: l’inferno non è vuoto)

“Avvenire”, il giornale dei vescovi italiani, in terza pagina, ha dato una notizia clamorosa, da cui si potrebbe perfino evincere che per 2000 anni siamo stati presi per i fondelli: l’Inferno non c’è.
Anzi, precisiamo, l’Inferno c’è, ma è molto simile al nostro mondo, in particolare all’Italia. Difatti i dannati “costruiscono, organizzano e i loro edifici crollano.”
Però non sarà così per sempre. Infatti, dopo questo breve periodo d’infelice apprendistato, ci sarà il via libera. Tutti salvi, Lucifero incluso, come se fossero stati tutti su “Scherzi a parte”.
L’autore dell’articolo Roberto Righetto – per questa sorprendente rivelazione – si rifà ad alcuni passi di un libro del filosofo cattolico Jacques Maritain.
Certo, quella dell’intellettuale francese è solo un’ipotesi, ma esplosiva.
“Poiché l’eternità consuma tutti i tempi,” scrive Maritain, “bisognerà pure che a un certo momento i luoghi bassi dell’Inferno siano svuotati. Se è così, Lucifero senza dubbio sarà l’ultimo a cambiare. (…) E alla fine anche lui sarà restituito al bene.”

UNA ERESIA GIA’ CONDANNATA NEL 553
Meraviglioso. Come non rallegrarsi di una simile notizia che ci libera da tutte le preoccupazioni e le angosce sulla nostra salvezza eterna?
Peccato che tale “ipotesi” somigli così tanto a una vecchia idea di Origene di Alessandria, del terzo secolo dopo Cristo, chiamata “Apocatastasi” e già condannata dalla Chiesa nel Quinto Concilio Ecumenico del 553. Continue reading

5 errori che potreste fare a messa senza neanche saperlo

La messa ha delle liturgie e dei riti ben stabiliti. Ecco i cinque errori più comuni che potreste commettere senza neppure rendervene conto

1. Durante la consacrazione bisogna inginocchiarsi o restare in piedi?
I fedeli «S’inginocchino poi alla consacrazione, a meno che lo impediscano lo stato di salute, la ristrettezza del luogo, o il gran numero dei presenti, o altri ragionevoli motivi. Quelli che non si inginocchiano alla consacrazione, facciano un profondo inchino mentre il sacerdote genuflette dopo la consacrazione»: sta scritto con molta precisione nell’Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR), n. 43. La Chiesa consiglia di restare in ginocchio durante tutta la consacrazione e di alzarsi dopo la risposta: «Proclamiamo la tua morte, Signore; annunciamo la tua resurrezione nell’attesa della tua venuta».

2. Il segno della pace
Per quanto riguarda il segno della pace scambiato tra i fedeli, papa Benedetto XVI ha dichiarato nell’esortazione apostolica Sacramentum Caritatis:

durante il Sinodo dei Vescovi è stata rilevata l’opportunità di moderare questo gesto, che può assumere espressioni eccessive, suscitando qualche confusione nell’assemblea proprio prima della Comunione.

SC 49
In una lettera, il cardinale Cañizares, già prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, afferma che questo gesto non è obbligatorio, precisando:

È legittimo affermare che non si tratta di invitare automaticamente a scambiarsi il segno della pace. Se si prevede che ciò non potrà compiersi in maniera adeguata.

3. «Ma liberaci dal male». Amen.
Sappiamo bene che la regola generale per terminare correttamente una preghiera è pronunciare la parola “Amen”. Allora perché non dobbiamo dirla alla fine del Padre Nostro? La parola ebraica “amen”, traducibile approssimativamente con “così sia”, si pronuncia alla fine di una preghiera; se per il Padre Nostro recitato nei riti di comunione non la si dice è semplicemente perché la preghiera non è ancora terminata.

Dopo che l’assemblea ha concluso dicendo “ma liberaci dal male”, invece di dire “amen” il prete sviluppa quest’ultima domanda fatta a nostro Padre dicendo:

Liberaci, o Signore, da tutti i mali,
concedi la pace ai nostri giorni;
e con l’aiuto della tua misericordia,
vivremo sempre liberi dal peccato e sicuri da ogni turbamento, nell’attesa che si compia la beata speranza,
e venga il nostro Salvatore Gesù Cristo

.
4. «Per Cristo, con Cristo e in Cristo…»
Ci sono preghiere di cui i sacerdoti detengono l’esclusiva. Per esempio, alla fine della preghiera eucaristica, la dossologia “Per Cristo, con Cristo e in Cristo…”. Anche se il celebrante invita dicendo “tutti insieme”, i fedeli dovranno restare in silenzio, immobili, e rispondere solennemente “Amen” (OGMR 151).

I laici non devono neppure recitare la preghiera della pace: «Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”…». Solo il sacerdote pronuncia questa preghiera.

Bisogna distinguere il ruolo del prete e quello del laico, durante la messa:

Si deve evitare il rischio di oscurare la complementarietà tra l’azione dei chierici e quella dei laici, così da sottoporre il ruolo dei laici a una sorta, come si suol dire, di «clericalizzazione», mentre i ministri sacri assumono indebitamente compiti che sono propri della vita e dell’azione dei fedeli laici.[116]

Redemptionis Sacramentum 45

5. Il digiuno eucaristico
La Chiesa, come regola generale, chiede un digiuno eucaristico di un’ora prima della comunione, che consiste nel privarsi di cibo e bevande – ma l’acqua e le medicine sono permesse (Costituzione apostolica Christus Dominus).

Il digiuno comprende anche il divieto di masticare del chewing-gum prima della celebrazione e durante la stessa. La regola è obbligatoria e violarla deliberatamente è considerato dalla Chiesa un sacrilegio. Non infrangerla è segno di profondo rispetto da parte di chi vede nell’Eucaristia la presenza reale di Cristo – nonché la giusta disposizione per prepararsi correttamente a ricevere il Signore.

traduzione dal francese
a cura di Giovanni Marcotullio
in Aleteia

I chiama-angeli sono amuleti cristiani?

Il modo appropriato per invocare l’angelo custode è la preghiera, non un talismano

Da vari anni sono di moda in molti luoghi i cosiddetti “chiama-angeli”, che hanno trovato un loro posto tra gli accessori e la bigiotteria e sono utilizzati da molte persone, soprattutto donne, venendo venduti, comprati e soprattutto regalati.

Gioielli con un “proposito spirituale”

I chiama-angeli in genere sono piccole sfere che si portano appese al collo con una catenina. Nella sfera c’è una pallina metallica che con il movimento produce un dolce tintinnio, come se fosse una campana. Possono essere di diversi materiali e colori, ciascuno con un significato particolare. Continue reading

Ecco perché il sacerdote bacia l’altare a Messa

Questo costume liturgico è uno dei più antichi, risalendo al IV secolo

rima di celebrare ogni Messa, il sacerdote (e il diacono) si avvicina all’altare e lo bacia. A qualcuno questa pratica può sembrare piuttosto singolare, visto che gli altari sono oggetti materiali di pietra o legno e non sembrano richiedere alcuna reverenza particolare.

Qual è il significato dietro questo antico costume? Continue reading

L’antico motivo per cui i santi vengono rappresentati con l’aureola

Sapevate che non tutte le aureole sono circolari? Le forme diverse trasmettono significati differenti

Nella cultura occidentale, le aureole sono uno dei simboli artistici più noti. Se la maggior parte delle persone lo sa, pochi ne conoscono l’origine. L’aspetto affascinante è che la sua storia è sia antica che sorprendentemente secolare.

Nell’Iliade di Omero si descrive che “Atena gli mise [ad Achille] l’egida ornata di nastri intorno alle spalle possenti, intorno alla testa gli effuse una nube dorata la divina tra le dee, e ne fece brillare una fiamma radiosa […]. Così dalla testa d’Achille i raggi si alzavano al cielo”.

Altrove nella letteratura greca si vede una luce dorata che si irradia intorno alla testa degli eroi militari o degli dei.

Questo elemento venne tradotto naturalmente nelle rappresentazioni artistiche della letteratura greca, e i romani portarono avanti questa tradizione, trasformando la luce dorata in un disco che appariva dietro la testa. Continue reading

Perché la Beata Vergine Maria veste sempre di blu?

Questo colore ha molteplici significati spirituali, ciascuno dei quali rivela un attributo diverso della Madre di Dio

Quando si ammira l’arte cristiana degli ultimi mille anni o giù di lì, c’è un colore che è quasi sempre associato alla Beata Vergine Maria: il blu.

Perché? Che significato ha?

Il colore blu ha innanzitutto profonde radici bibliche nell’Antico Testamento. Secondo il dottor R. Jared Staudt, viene menzionato in modo specifico come colore del popolo di Israele nel libro dei Numeri:

Parla agli Israeliti e ordina loro che si facciano, di generazione in generazione, fiocchi agli angoli delle loro vesti e che mettano al fiocco di ogni angolo un cordone di porpora viola. Avrete tali fiocchi e, quando li guarderete, vi ricorderete di tutti i comandi del Signore per metterli in pratica; non andrete vagando dietro il vostro cuore e i vostri occhi, seguendo i quali vi prostituite.
(Numeri 15, 38-39)
Per il popolo di Israele, il blu ricorda la sequela dei comandamenti di Dio in opposizione alla volontà egoista della persona.

Questo è stato esemplificato perfettamente dalla Beata Vergine, che ha detto “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Lei era la fedele “figlia di Sion” che ha realizzato la chiamata all’obbedienza che Dio aveva chiesto agli israeliti.
Il libro dei Numeri indica anche che i leviti “stenderanno sopra [l’Arca dell’Alleanza] un drappo tutto di porpora viola” (4, 6) e “poi stenderanno un drappo di porpora viola sulla tavola dell’offerta” (4, 7).
Tradizionalmente ci si riferisce a Maria come alla nuova Arca dell’Alleanza, visto che ha avuto in sé la Presenza Divina di Dio.

La tradizione bizantina/ortodossa di vestire Maria di blu ha un significato diverso.

Nell’iconografia il blu rappresenta la trascendenza, il mistero e il divino. È il colore del cielo e quindi è considerato un colore celestiale.

Il rosso, invece, è visto come un colore terreno, il colore del sangue.

Nelle icone in genere Gesù viene rappresentato con un abito esterno blu e un abito interno rosso, a simboleggiare come la divinità avvolga la sua umanità.

Maria viene invece rappresentata con un abito esterno rosso e uno interno blu, a rappresentare il fatto che ha portato la divinità (Gesù) nella sua umanità.

Quando Maria è apparsa a San Juan Diego in Messico indossava un manto blu-verde. Secondo i Cavalieri di Colombo, “il mantello blu-verde cosparso di stelle simboleggia il cielo. Il colore del manto indica anche la sua regalità, visto che solo gli imperatori nativi potevano indossare mantelli di quel colore”.

Il blu è quindi un colore di grande importanza nelle tradizioni artistiche della cristianità, e ha un profondo significato spirituale che fa emergere vari attributi della Beata Vergine. È un colore sacro, che ci ricorda la fedeltà a Maria e il suo ruolo privilegiato nella storia della salvezza.

Philip Kosloski
In Aleteia

Adorazione del Santissimo per bambini? Esperienze sorprendenti

Se Dio è un “mistero”, lo è anche l’incontro che un bimbo di 7 anni può avere con Lui in cappella

L’adorazione eucaristica sta tornando ad essere un aspetto centrale della vita cristiana. Dopo decenni in cui era stata messa da parte in molti luoghi, sono moltissime le parrocchie che hanno recuperato l’esposizione pubblica del Santissimo.

Questa diffusione dell’adorazione, che secondo molte testimonianze dà tanti frutti, raggiunge anche i bambini, e viene introdotta sempre più nelle celebrazioni con i piccoli, anche se in modo adattato alla loro età.

Bambini adoratori? Continue reading

Ci si può comunicare male?

La risposta potrebbe sorprendervi…

Discepolo: Padre, una volta che mi ha spiegato in modo mirabile come confessarmi bene e mi ha parlato in modo tanto meraviglioso dell’eccellenza della confessione ben svolta, mi spieghi anche come devo comunicarmi per evitare il pericolo di comunicarmi male.

Maestro: Lo farò con estremo piacere, perché se è importante confessarsi bene, è ancor più importante comunicarsi bene, perché si tratta del più nobile dei sacramenti.

D: Innanzitutto, padre, mi dica: ci sono cristiani che si comunicano male?

M: Purtroppo sì… E ci fa versare tante lacrime il fatto che alcuni – per mancanza di fede, d’amore, di timor di Dio o perfino per indifferenza e malvagità – si comunichino male, commettendo così dei veri sacrilegi. Continue reading

Il purgatorio esiste*

Il variegato mondo protestante e il piccolo ma vivace mondo dei Testimoni di Geova negano la sua esistenza e accusano la Chiesa Cattolica di averlo inventato. Parliamo del Purgatorio, lo stato nel quale le anime dei defunti si purificano prima di essere ammesse – questo insegna la dottrina cattolica – alla visione di Dio, possibile solo nel Paradiso.
Eppure nella Sacra Scrittura se ne parla, ma le divergenze di interpretazione pongono su sponde opposte cattolici e credenti di altre confessioni. Chi ha ragione? Continue reading