Paura e coraggio – meditazione con i ragazzi, VI Domenica di Pasqua C

 

Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Volevo chiedervi ragazzi, voi avete mai provato paura nella vostra vita?
Molti bambini hanno paura di essere abbandonati dai loro genitori, i ragazzi che terminano le medie hanno timore delle nuove scuole che dovranno affrontare … i giovani a volte hanno paura del loro futuro. Oggi i grandi hanno paura di perdere il lavoro altri di non trovarlo.

Oggi vi voglio parlare di un prete, un po’ particolare, grande e grosso un omone, si chiamava Camillo, ed era tanto amico di Gesù che Gesù spesso parlava con lui….
Era già sera tarda e don Camillo stava dandosi da fare nella chiesa deserta. Aveva rizzata una scaletta sull’ultimo gradino dell’altare. Nel legno di un braccio della croce si era aperta una crepa, lungo la venatura, e don Camillo, stuccata la crepa, stava ora tingendo con un po’ di vernice il gesso bianco della stuccatura. Ad un tratto sospirò, e il Cristo gli parlò sommesso.
“Cos’hai, don Camillo? Da qualche giorno mi sembri affaticato. Ti senti poco bene? Che sia un po’ d’influenza?”
“No, Gesù”, confessò senza alzare la testa don Camillo. “È paura.” “Tu hai paura? E di che mai?”
“Non lo so: se sapessi di che cosa ho paura non avrei più paura” rispose don Camillo. “C’è qualcosa che non va, qualcosa sospeso nell’aria, qualcosa da cui non posso difendermi. Venti uomini che mi aggrediscono con lo schioppo in pugno non mi fanno paura: mi seccano perché sono venti e io sono solo e senza schioppo. Se io mi trovo in mezzo al mare e non so nuotare penso: fra un minuto affogherò come un pulcino. E allora, mi dispiace molto, ma non provo paura. Quando su un pericolo si può ragionare non si prova paura. La paura è per i pericoli che si sentono ma non si conoscono. È come se camminassi a occhi bendati su una strada sconosciuta. Brutta faccenda.”
“Non hai più fede nel tuo Dio, don Camillo?”
 L’anima è di Dio, i corpi sono della terra. La fede è grande, ma questa è una paura fisica. La mia fede può essere immensa, ma se sto dieci giorni senza bere, ho sete. La fede consiste nel sopportare questa sete accettandola a cuore sereno come una prova impostaci da Dio. Gesù, io sono pronto a sopportare mille paure come questa per amor vostro. Però ho paura.”
Il Cristo sorrise. “Mi disprezzate?”
“No, don Camillo, se tu non avessi paura, che valore avrebbe il tuo coraggio?”
[Giovannino Guareschi, La paura continua in Id., Mondo piccolo. Don Camillo, Milano, Rizzoli & C., marzo 1948, pp. 312-313]

Anche i discepoli di Gesù hanno paura, paura di rimanere soli, abbandonati, non capiscono quello che Gesù gli sta dicendo, non hanno capito ancora che nel mondo è entrata una novità grande: questa novità è grande, perché è la persona stessa di Gesù.

Don Camillo di fronte a Gesù che gli parla non ha più paura … e noi? Anche a noi Gesù parla, e continua a parlarci oggi. Ci dice che non ci lascerà soli, ma anche di più. “ Non abbiate timore, non sia turbato il vostro cuore” e, ancora, “vi lascio la pace vi do la mia pace” e che se noi osserveremo la sua Parola lui abiterà in noi, ma non solo Lui anche il Padre. Pensate noi siamo il luogo dove Dio abita, dove Dio vuole stare Provate a pensare l’ enormità: Dio che i cieli dei cieli non possono contenere viene in me così piccolo, così limitato, tutto questo per l’ azione e l’ opera dello Spirito Santo. Lo faremo trovare a suo agio o lo faremo stare male, ascoltandolo ora si ora no, o addirittura lo butteremo fuori o non gli apriremo neppure la porta?

Di fronte alla nostra paura Gesù vuole rassicurare i suoi e anche noi dicendo che ci manderà “ un altro consolatore”, lo Spirito Santo. Già perché Dio non ci molla in mezzo al guado, in mezzo alle tempeste della vita.

“ Un fatto. La famiglia Mauri, di Como, muore a Bologna nell’ attentato del 1980 alla stazione: muoiono padre, madre e bambino. Sei mesi dopo muore il padre del giovane sposo resta solo la signora Giuseppina Mauri di anni 60. ( Noi avremmo subito detto o pensato, ma cosa sta facendo Dio, oppure, ma cosa ha fatto di male quella famiglia lì, la nostra fede avrebbe un po’ vacillato). Entra nella clausura della Visitazione a Como. Intervistata da un giornalista risponde: “ scriva solo che sono serena”. Perché nella luce di Cristo aveva trovato la pace e la liberazione da ogni paura: anche la liberazione della paura della morte” ( Testimonianza riportata dal card. A. Comastri in: Una buona notizia per te ciclo C)

Gesù oggi nel Vangelo ci dice che ci lascia la sua pace, ci dona la sua pace, ma non come la dà il mondo.

Ma che pace è questa?

È quella pace che nasce dalla certezza che Gesù ci ama e non ci abbandona, quella pace che ci permette di essere sereni anche nei momenti brutti della nostra vita, che ci permette di essere dei veri operatori di pace. È la pace che nasce dalla fede e dall’ abbandono al Signore certi che egli conduce la nostra vita, la nostra storia e quella del mondo. Una pace che il mondo non può dare fatica a comprendere.
È la pace del cuore che il mondo non può dare e che vince anche il timore della morte.
Dal momento che siamo all’ inizio del mese di Maggio vorrei invocare la pace del cuore attraverso l’ intercessione di Maria, per noi e per il mondo intero con queste parole:

Santa Maria donaci la certezza che le lacrime saranno presto prosciugate come la brina al sole della primavera
strappaci dal volto il sudario della disperazione e arrotola per sempre in un angolo le bende del peccato(…)
Donaci un po’ di pace
e regalaci la speranza che quando verrà il momento decisivo
Tu ci sarai accanto
per annunciarci la nostra vittoria…
la Risurrezione e la vita eterna …
( Tonino Bello – Maria donna del terzo giorno)
Soli Deo gloria, qydiacdon

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