GERMANIA La giustizia tedesca riconosce nozze minorili

La Corte Federale di Giustizia tedesca ha stabilito che una nuova legge che vieta il matrimonio con minori è incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi i matrimoni infantili contemplati dalla shari’a, sono protetti dalla legge fondamentale tedesca. Un precedente pericoloso.

La Corte federale di giustizia – la  Bundesgerichtshof –  , la più alta corte di giurisdizione civile e penale della Germania, ha da poco stabilito  che una nuova legge che vieta il matrimonio con minori è incostituzionale perché tutti i matrimoni, compresi i matrimoni infantili contemplati dalla shari’a, sono protetti dalla legge fondamentale tedesca Grundgesez.

La vicenda finita poi in tribunale aveva come protagonisti due cugini siriani – lui ventunenne, lei quattordicenne – che nel 2015 avevano raggiunto la Germania attraverso la cosiddetta “rotta balcanica”. Arrivati in Europa, però, i due ragazzi sono stati separati dall’Ufficio Welfare giovani in custodia e la ragazzina, allora quattordicenne, venne collocata in un istituto di assistenza per rifugiate minorenni non accompagnate. Sostanzialmente il ragazzino pretendeva che gli fosse riconosciuto il diritto di poterle far visita quando voleva in quanto marito e pretendeva che il suo status di coniuge gli venisse riconosciuto anche in Germania. E allora se la legge tedesca decretava “non valido” il matrimonio contratto con un minore che non ha compiuto neanche sedici anni, ci ha pensato la Corte federale, – dopo tre anni passati a far rimbalzare una simile storia in tribunale e che poteva essere liquidata molto tempo prima -, a smentire di fatto una norma di sempre, aprendo, in modo piuttosto efficace,  la porta alla legalizzazione dei matrimoni infantili tanto cari alla shari’a. E diventando l’ennesimo caso firmato da una corte tedesca che involontariamente- o favorevolmente?- sta promuovendo e sostenendo la creazione di un sistema giuridico islamico parallelo nel paese.

La corte ha  stabilito  che il matrimonio era valido perché stipulato precedentemente in Siria, dove, secondo la legge della shari’a, sono concessi.  La sentenza – descritta  come un “corso accelerato nella legge sul matrimonio islamico siriano” – ha innescato una tempesta di critiche. Ovviamente il timore dei tedeschi che si sono rivoltati contro la corte di Bamberg è quello di vedere la società islamica parallela, in ascesa in Germania, sempre più forte al punto da prevalere, con le sue norme, sul diritto europeo.

“Le giustificazioni religiose o culturali stanno nascondendo la realtà per cui uomini più anziani e perversi stanno abusando delle ragazze giovani”, ha dichiarato  Rainer Wendt, capo del sindacato di polizia tedesco. D’altronde l’alibi culturale è il paravento non solo della politica, ma degli imam stessi sbarcati in Occidente. Come Osama El-Saadi, della moschea di Aarhus, che in un’intervista ad un giornale danese nel 2016 esortò il governo danese ad accettare le spose bambine perché tale pratica fa parte della cultura degli immigrati. Pratica disumana, “no, è cultura” è quindi va resa legale. E’ questa la replica avanzata.

Qualcun altro, come il ministro di giustizia dell’Assia, si domanda come è possibile che i minorenni non possono comprare alcolici ma possono prendere decisioni così importanti come il matrimonio?

Di sicuro, checché se ne dica, siamo dinanzi ad un precedente importante, nel cuore dell’Europa, che presto spingerà alla legalizzazione di altre pratiche islamiche inclusa la poligamia.  Inoltre, insistendo sul fatto che la legittimità dei matrimoni infantili sia esaminata caso per caso, la corte ha aperto le porte alle cosiddette “eccezioni culturali”, già prepotenti nel panorama tedesco. Basti pensare che solo per il caso specifico dei matrimoni con minori, a  settembre 2016, il Ministero degli Interni tedesco, rispondendo a una richiesta del Freedom of Information Act, rendeva noto  che 1.475 bambini sposati – tra cui 361 bambine di età inferiore ai 14 anni – vivevano in Germania dal 31 luglio 2016.

E oggi, sempre più spesso, i tribunali tedeschi si stanno progressivamente rinviando alla legge islamica perché i querelanti o gli imputati sono musulmani. E risulta evidente che i casi riflettono una pericolosa invasione della legge islamica nell’ordinamento giuridico tedesco. Nel novembre 2016, ad esempio, un tribunale di Wuppertal ha stabilito che sette islamisti che hanno costituito una pattuglia vigilante per far rispettare la legge della shari’a nelle strade della città non hanno infranto la legge tedesca, ma hanno semplicemente esercitato il loro diritto alla libertà di parola. L’autoproclamata “shari’a Police” aveva iniziato a scatenare l’indignazione pubblica nel settembre 2014, quando tappezzarono di volantini gialli, che stabilivano le varie “zone controllata dalla shari’a” nel distretto di Elberfeld a Wuppertal. Gli uomini esortavano, con modi non troppo gentili, i passanti a frequentare le moschee e ad astenersi da alcol, sigarette, droghe, giochi d’azzardo, musica, pornografia e prostituzione. Ad attenersi, in breve, al rispetto della legge islamica senza se e senza ma. Solo a gennaio 2018 la Corte federale ha annullato la decisione della Corte di Wuppertal per via di un numero spropositato di reati di cui i sette islamici si erano macchiati e reso illegale la “shari’a police”.

In un’intervista allo Spiegel Online, l’esperto islamico Mathias Roheha difeso l’esistenza di strutture giuridiche parallele in Germania come “espressione della globalizzazione”. Aggiungendo, “applichiamo la legge islamica proprio come facciamo con la legge francese”.

Nel frattempo è in  auge, proprio in Germania, il fenomeno per cui un numero crescente di musulmani sta deliberatamente scavalcando del tutto i tribunali tedeschi e decide di affidare la soluzione di una controversia ai tribunali informali della shari’a, che proliferano in tutto il paese. Si stima che siano circa 500 i giudici che dirimono controversie civili fra i musulmani che vivono in Germania – un dato che indica, come già fatto presente, l’esistenza nel paese di un sistema di giustizia, basato sul diritto islamico, parallelo a quello statale.

Lorenza Formicola in La NBQ

 

 

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