19 Domenica ordinario A 2020- Pregare e credere

“Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo”…. “e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Due temi sono evidenti nel Vangelo di oggi, uno è quello della preghiera, l’altro è quello della fede.

Gesù sale sul monte a pregare. Noi sentiamo spesso frasi come pregare è fare del bene, esercitare la carità, in modo concreto, impegnarsi per gli altri.
Gesù annuncia il Regno di Dio, guarisce, accoglie, si impegna per gli altri, li ha sfamati, ha moltiplicato i pani e i pesci, eppure sente di ritirarsi sul monte a pregare. Evidente non gli basta, anche se la sua vita è una vita di completa donazione, ma occorre qualcosa di più: questo colloquio intimo di amore con il Padre. Qualcuno potrebbe obbiettare, ma non siamo mica dei monaci, la vita è complessa: famiglia, lavoro e tanto altro. Vero non siamo monaci o monache che hanno avuto la chiamata alla vita contemplativa e di preghiera, ma è doveroso adorare e ringraziare Colui che ci ha donato la vita e ci salvati e redenti. Continue reading

Legge omofobia: ancora non c’è, ma è come se ci fosse già

Continua l’esame del disegno di legge Zan presso la Commissione Giustizia della Camera dei deputati. Approvato un emendamento cosiddetto ‘salva-idee”, ma in realtà solo una foglia di fico. In Aula forse solo dal 3 agosto, grazie all’ostruzionismo di Lega e Fratelli d’Italia. Intanto crescono in tutta Italia gli episodi di intolleranza contro chi dissente pubblicamente dalla norma. Un prete con la schiena diritta: don Calogero D’Ugo, parroco a Belmonte Mezzagno (Palermo).

E’ proseguita nei giorni scorsi la discussione in sede di Commissione Giustizia della Camera sul disegno di legge Zan “contro l’omotransfobia”. Gli oltre mille emendamenti presentati in gran parte da Lega e Fratelli d’Italia sono stati drasticamente ridotti su decisione della capigruppo a un massimo di dieci per partito e per articolo (9 gli articoli). E’ una decisione legittima sotto l’aspetto delle norme parlamentari, ma che in ogni caso la dice lunga sulla volontà della nota lobby di mettere in cascina a ogni costo (similmente a quanto accadde per la legge sulle ‘unioni civili’) un risultato positivo. Tuttavia, grazie alla caparbia contrarietà soprattutto di Lega e Fratelli d’Italia, i tempi si sono allungati: invece che domani, 27 luglio 2020, la discussione generale sul disegno di legge liberticida si aprirà in Aula non prima del 3 agosto e il voto decisivo dovrebbe scivolare alla Camera almeno a settembre (poi seguirà il Senato). In quel caso si spera, da parte del mondo pro-family (Difendiamo i nostri figli, Pro Vita&Famiglia, Sentinelle in piedi e molte altre associazioni), di poter organizzare una manifestazione nazionale a Roma di vasta portata (ma siamo ancora a livello di ipotesi, date le pesanti restrizioni – dovute secondo il Governo all’emergenza coronavirus – ad oggi sussistenti per le grandi manifestazioni di massa). Continue reading

SARDEGNA Satanisti devastano chiesa. L’unica legge che serve è sulla Cristianofobia

Satanisti, e non semplici vandali, devastano una chiesetta in riva al mare, disegnano simboli di rituali demoniaci. Poi fanno sesso sull’altare e orinano sulle acquasantiere vuote. Mentre si fa la guerra alle opinioni col Ddl Zan, episodi come quello accaduto in un condominio per vacanze a Porto San Paolo, in Sardegna, sono all’ordine del giorno e vengono denunciati a fatica. Il parroco alla Bussola: «Faremo una Messa di riparazione». E se la legge necessaria fosse quella sulla cristianofobia che punisca i satanisti? 

Si sono scagliati con violenza satanica contro tutto ciò che di sacro hanno trovato. Difficile derubricare a semplice atto di vandalismo la gravissima profanazione ai danni della cappella estiva Madonna del mare di Porto San Paolo, in Sardegna, avvenuta all’inizio del week end scorso. Una violenza che potrebbe essere ascritta alla Cristianofobia montante, se mai esistesse un reato del genere. Sono questi gli atti di violenza ai danni dei cristiani che andrebbero denunciati con un Ddl apposito, che a differenza di quello sull’omotransfobia ci si guarda bene dal disegnare.

Il fatto è che di episodi, anche in assenza di un Ddl che sanzioni e di un’osservatorio che li registri, ce ne sono in continuazione anche in Italia, solo che non fanno notizia.

Per occupare le prime pagine dei giornali, alla compagine Lgbt bastano denunce di respingimenti di gay dagli stabilimenti balneari o di aggressioni di omosessuali, salvo poi scoprire che sono bufale, le violenze ai luoghi di culto dei cristiani invece sono vere e non solo non fanno notizia, ma si fatica persino anche a denunciarle. Continue reading

XVIII Domenica ordinario A – La compassione di Gesù

“Egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.”

Se anche tanti nel mondo soffrono e muoiono a causa della fame è per l’ egoismo e l’ avidità dell’ uomo, non perché il buon Dio non abbia dato all’ uomo di che sfamarsi. Il Signore sa ciò di cui abbiamo bisogno e quello che è necessario: “il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate”, ci dice Gesù.

Vi sono molte fami nel cuore dell’uomo. Quella materiale, è la fame corporale, vi è fame di giustizia, di verità, specie in questo periodo in cui tante certezze, sicurezze, valori sui quali abbiamo fondato le nostre vite non solo vengono messi in discussione, ma frantumati per un salto nel buio che non sappiamo a cosa condurrà. Anche nella comunità ecclesiale. O meglio lo sappiamo se ricordiamo le parabole della zizzania e della rete gettata nel mare che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi.

Vi è fame di libertà e di normalità, specie in questo periodo in cui la nostra libertà è limitata per questa pandemia, ma non per tutti.

Vi è, però, una fame, per l’uomo d’amore: di sentirsi amato e di essere capace di donare amore, vero autentico, di fronte al quale i beni della terra hanno una incolmabilità che non ci soddisfa.

Le folle che sono andate in cerca di Gesù, che si è ritirato in luogo deserto e sono andati a cercarlo chissà quale tipo di fame avevano da soddisfare!

Cercavano solo guarigioni, o cercavano di più di cui la guarigione fosse segno? Non lo sappiamo perché solo il Signore sa quello che vi è nel cuore di ciascuno.
E Gesù sentì compassione per loro.
“Gesù conosce la compassione e vive la tenerezza. È un Dio che ama, che si lascia ferire, turbare, toccare. Compatire significa “sentire con”, “soffrire con”, “trovarsi di fronte a qualcuno che soffre e decidere di entrare nella sua vita, di assumersi il suo dolore come se fosse il nostro”. Questo concetto viene sviscerato attraverso dieci brani evangelici.” (La Compassione di Gesù. Meditazioni Bibliche)

La compassione di Gesù non è solo una compassione verso l’infermità fisica, ma è la compassione verso chi ha perso la strada, i punti di riferimento non sapendo più dove andare. Da questa compassione nasce il sacrificio di Cristo e nasce anche l’Eucaristia che stiamo celebrando in cui ancora si dona per sanare, guarire, rispondere, donare luce e speranza in un mondo che sembra sempre più essere avvolto dalle tenebre per la durezza del cuore degli uomini. Nell’ Eucaristia il Signore continua ad avere compassione per noi volendo stare con noi e in noi.

Dalla compassione di Gesù ci viene donata anche la Chiesa, fatta di uomini che purtroppo tante volte sono incapaci di fare il bene, “eppure Egli vuole che ci si preoccupi di fare quel po’ che si può. La sua grazia è sempre pronta ad intervenire anche in forma eccezionale e straordinaria, ma Egli richiede sempre la libera cooperazione dell’uomo” (Cardinal Giacomo Biffi)

“Voi stessi date loro da mangiare”
Nel vangelo sono i discepoli di Gesù che distribuiscono il pane e i pesci, quindi se questo vale per tutti coloro che esercitano un ministero nella Chiesa, vale per ogni battezzato. Ciascuno di noi deve diventare capace di “compassione” alla maniera di Gesù. Certamente sollevando situazione di povertà e di miseria, ma non dimenticando mai che il primo cibo di cui ha bisogno l’ uomo è Dio, è il Signore Gesù che ci viene a visitare e la sua parola, i sacramenti non riducendo il compito della Chiesa a quello di una ONLUS. Ciascuno di noi ha bisogno del Signore perché senza di Lui non c’è speranza, non c’è amore. Non c’è vita vera.

Vorrei terminare con un pensiero di S. Agostino “La lontananza di Dio equivale allora alla lontananza da se stessi: “Tu infatti – riconosce Agostino (Confessiones, III, 6, 11) rivolgendosi direttamente a Dio – eri all’interno di me più del mio intimo e più in alto della mia parte più alta”, interior intimo meo et superior summo meo; tanto che – aggiunge in un altro passo ricordando il tempo antecedente la conversione – “tu eri davanti a me; e io invece mi ero allontanato da me stesso, e non mi ritrovavo; e ancora meno ritrovavo te”

Questa consapevolezza ci dia la forza. Il coraggio e la speranza per testimoniare la compassione del Signore

Deo gratias, qydiacdon

 

Basta un poco… – Buona domenica! – XVII TEMPO ORDINARIO – Anno B ...

 

XVII Domenica ordinario A – Il vero tesoro …

Anche questa Domenica, il Signore, attraverso tre brevi parabole, in cui, in due, vi è un cercare e un trovare ci parla e vuole descriverci il regno di Dio. Vorrei, allora, come prima cosa che ci ponessimo veramente la domanda c’è in noi questo desiderio di ricerca del Signore, di adempiere e fare la sua volontà, di essere cercatori instancabili di Lui e del Regno? Mettendo davanti a noi la figura del mercante che va in cerca della pietra preziosa.

Io vivo a Spilamberto e prima dell’ epidemia del covid ogni mese vi era quello che veniva definito mercatino dell’ antiquariato … Quello che aveva  merce da offrire arrivava ben prima di giorno, ma nello stesso tempo anche persone in ricerca di questo o quello si aggiravano, ben prima che albeggiasse fra i banchi che si stavano allestendo, in cerca di qualcosa a cui tenevano e speravano di trovare, di un pezzo prezioso e importante per loro. Continue reading

Il Regno di Dio comunque cresce – XVI Domenica ordinario A

Gesù ci parla del regno e lo fa attraverso queste tre parabole: il grano e la zizzania, il granello di senapa, il lievito che fa fermentare la pasta.

La spiegazione della parabola del grano e della zizzania la dà il Signore stesso.
Cosa accomuna queste tre parabole? Vi è qualcosa che cresce. Questo qualcosa non è indefinito, si chiama: Regno di Dio. Nel grande campo del mondo grano e zizzania crescono assieme, ne abbiamo il riscontro ogni giorno. Quanto male è disseminato, ma vi è anche tanto bene. A volte l’erbaccia della zizzania sembra prendere il sopravvento e soffocare il buon grano, eppure tutte e due continuano a crescere fino alla maturazione, fino al tempo della raccolta.

Non guardiamo, però, solo fuori di noi ma anche dentro di noi, dentro il nostro cuore dove grano e zizzania convivono e che generano male nel mondo, nella società, nella Chiesa.
Sì, purtroppo anche nelle comunità cristiane buon grano e erbaccia convivono. Continue reading

DOPO SANTA SOFIA Se Erdogan aspira a restaurare il Califfato

Oggi è toccato a Santa Sofia essere trasformata in moschea, come voleva Erdogan fin dall’inizio della sua carriera. Ma dove porta questa politica? Erdogan non nasconde il suo progetto di restauratore dell’Impero Ottomano. Già si pone come protettore delle moschee di Gerusalemme. E se un domani restaurasse il Califfato?

Se qualcuno nutriva ancora dei dubbi sulle intenzioni restauratrici neo-ottomane del sultano Erdogan, la decisione della Corte suprema turca che spiana la strada alla riconversione in moschea di Hagia Sophia a Istanbul dovrebbe mettere in chiaro una volta per tutte la realtà della minaccia rappresentata dai Fratelli Musulmani. Continue reading

IL CASO Lizzano, un anticipo del regime Lgbt voluto dal Ddl Zan

Chiesa di San Nicola, Lizzano (Taranto), 14 luglio: una semplice veglia di preghiera per chiedere a Dio di fermare l’iter del liberticida Ddl Zan sulla cosiddetta “omotransfobia”. Alcuni attivisti Lgbt tappezzano il sagrato di volantini con slogan arcobaleno offensivi della fede. Il parroco, spaventato, chiama i carabinieri. Ma interviene il sindaco che chiede invano alle forze dell’ordine, gridando, di prendere i nominativi di chi prega in chiesa. Una scena inquietante che mostra l’intolleranza della nuova “religione di Stato” Lgbt e prefigura quel che ci attende in caso di approvazione del Ddl Zan.

Una scena inquietante è quella che si è svolta martedì 14 luglio, a Lizzano, in provincia di Taranto, nello spazio prospiciente la parrocchia di San Nicola, dove era stata organizzata una semplice veglia di preghiera per chiedere l’aiuto divino affinché l’iter del Ddl Zan potesse essere fermato.

Il fattaccio si è verificato subito dopo l’inizio della veglia. Si è trattato di un crescendo, iniziato con l’iniziativa di un gruppo di attivisti Lgbt che hanno pensato bene di circondare la chiesa con bandiere arcobaleno. Alcuni di loro sono anche saliti sul sagrato e hanno tappezzato il colonnato della parrocchia con volantini recanti frasi di questo tenore: “Dio ti insegna a non amare il diverso?”, “Dio ti insegna a discriminare?”. Frasi tendenziose da parte di chi evidentemente finge di non sapere che questo Ddl non gioca in difesa (cercando di prevenire davvero le discriminazioni) ma in attacco (arrivando a punire con il carcere anche le opinioni e finanziando lautamente i corsi gender nelle scuole). Ma si sa, quando si è consapevoli di aver torto in partenza, si giocano le solite due carte estreme: o l’autocommiserazione o la violenza perché, evidentemente, non si ha la forza delle argomentazioni.

In questo caso, anche se non ci sono stati episodi di violenza fisica, tuttavia, il tentativo di censura, avanzato dalle associazioni Lgbt, verso un’iniziativa che rientra nell’ambito della libertà religiosa (che dovrebbe essere considerata una sfera non solo sacra, ma intoccabile), non si può certo definire “liberale” e “democratico”. È stato invece un tentativo di imbavagliamento vero e proprio, quello che, peraltro, da tempo andiamo denunciando e che reca in sé una vera e propria violenza, quella dell’ideologia.

Per questo il parroco, don Giuseppe Zito, colto di sorpresa da una simile reazione e, temendo che la situazione potesse sfuggire di mano, ha chiamato subito i carabinieri che, giunti sul luogo della protesta, hanno fatto semplicemente il loro dovere, chiedendo i nominativi dei manifestanti per identificarli. In realtà non si è trattato nemmeno di un gesto eclatante ma di semplice prassi, dovuta al fatto che la manifestazione non era autorizzata.

Tuttavia, dulcis in fundo, proprio chi avrebbe il dovere di far rispettare le regole, soprattutto quelle civiche, ovvero il sindaco (Antonietta D’Oria), venuto a conoscenza di quanto stava accadendo, si è precipitato sul luogo, ma non per dare solidarietà al parroco (come ci aspetteremmo) di fronte a simili vergognosi tentativi di intimidazione, ma – al contrario – per chiedere alle forze dell’ordine di lasciar perdere i manifestanti e di prendere, piuttosto, i nominativi nientemeno che delle persone che erano in chiesa a pregare (vedi qui; nel fermoimmagine in alto il sindaco D’Oria mentre discute con i carabinieri), come se stessero commettendo chissà quale atto illecito. E tutto questo, per di più, inveendo contro i carabinieri, a loro volta straniti da una simile reazione del sindaco, che ha gridato a gran voce che “Lizzano è un paese democratico”. E menomale…! Evidentemente siamo di fronte ad una forma di democrazia “selettiva”, da parte del sindaco. Fortunatamente, però, i carabinieri hanno risposto picche al primo cittadino e si sono allontanati. Continue reading

15 Domenica ordinario A : Il seme della Parola

“Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava …” davanti a noi questa immagine, legata ad un contesto diverso da quello attuale. Oggi la semina avviene con mezzi meccanici e il seminatore che sparge il seme a mano rischia di rimanere un’immagine del passato, se vogliamo anche un po’ romantica, certamente vintage.

Abbiamo pregato, all’inizio: “Accresci in noi, o Padre, con la potenza del tuo Spirito la disponibilità ad accogliere il germe della tua parola …” Così, attraverso la figura, del seminatore, siamo invitati ad esaminarci su come ci poniamo di fronte alla Parola di Dio, al vangelo, questo seme che viene gettato nella nostra vita e nel mondo dal Signore attraverso il ministero della Chiesa. In altre parole a quale tipo di terreno, siamo.

La prima cosa allora è che la Parola è un seme. Un seme è qualcosa di piccolo, debole che non si sa quale futuro abbia perché può attecchire e crescere, ma può anche morire senza produrre frutto.
Il seme per portare frutto deve morire affidato alla terra.

Allora la Parola del Signore sembra essere sopraffatta tante volte dalle parole umane gridate, imposte, spesso insensate e ingannatrici, ma rimane l’unica realtà vera che può dare risposta alla vita dell’uomo, al mistero come il dolore, la sofferenza, la morte, ma soprattutto della vita stessa. Continue reading

Ddl Zan: “Piano diabolico contro i prof di religione” LIBERTÀ RELIGIOSA11-07-2020 Se passasse il Ddl Zan e un insegnante di religione parlasse a scuola della famiglia naturale come la sola riconosciuta dalla Chiesa, potrebbe essere accusato di “omotransfobia” rischiando pene severe: in questo modo, nonostante il Concordato, si riuscirà a mettere alla porta la fede che ha plasmato l’Italia e a cui tanti genitori desiderano educare i propri figli. Prima del martirio bianco, però, ci è chiesto di combattere. La Nuova Bussola intervista Nicola Incampo. –

 

L’insegnamento della Religione Cattolica è tornato al centro della discussione per via della presentazione in Parlamento della legge sull’”omotransfobia”. Prevedendo il carcere per una non meglio precisata “istigazione all’odio”, il provvedimento sta preoccupando seriamente migliaia di insegnanti di Religione Cattolica. La Nuova Bussola Quotidiana ha intervistato Nicola Incampo, direttore dell’Ufficio Scuola della diocesi di Tricarico (Matera), autore di diversi testi di religione adottati nelle scuole italiane e responsabile dell’area IRC del sito CulturaCattolica.it

Professore, se la legge sull’omotransfobia venisse promulgata, potrebbero esserci delle conseguenze per gli insegnanti di religione?
La ricaduta sulla scuola e sugli IdR in particolare, sarebbe pesantissima.

Ci spieghi.
Già con la legge 107, la cosiddetta “Buona scuola”, l’ideologia gender era entrata nelle scuole dalla porta principale. Con una serie di rimandi, il comma 16 rinviava all’applicazione di un “Piano d’azione straordinario” dal tenore inequivocabile.

Ce lo ricorda?
Al paragrafo 5.2 del “Piano”, ad esempio, si leggeva questo diktat raggelante: «Obiettivo primario deve essere quello di [..] superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa». Più chiaro di così…

Che si tratti di un approccio teso a rimodellare l’identità sessuale a tutte le fasce d’età è abbastanza palese. Ma con la nuova legge cosa cambierebbe?
Tutto. Saremmo di fronte ad un salto di qualità devastante: Se prima un insegnante – di religione o di lettere che sia – facendo da scudo poteva respingere alcuni progetti Lgbtq, sottoponendo magari al Collegio docenti le proprie perplessità in ordine alla finalità, alla ricaduta sugli alunni, alle associazioni proponenti, nella maggior parte dei casi con la nuova legge non sarebbe più autorizzato a farlo.

Nel concreto, se per esempio un IdR parlasse a scuola del valore intrinseco della famiglia fondata da uomo e donna affermando che quello è l’unico modello di famiglia?
Starebbe difendendo un disvalore. Per cui l’autorità alla lunga sarebbe obbligata a metterlo a tacere, ad accompagnarlo alla porta. Sembra assurdo ma è solo consequenziale. Pochissimi l’hanno capito.

Professore, pare un po’ esagerato?
Le racconto una mia esperienza. Recentemente sono stato ad una Tavola rotonda con un direttore regionale del Miur. A un certo punto si parla di famiglia come valore da proteggere e valorizzare, che poi è quello che faccio nelle mie lezioni. Subito il direttore del Miur mi blocca: «Ma la famiglia che sta descrivendo è quella a cui pensa lei, non quella a cui si riferisce la Scuola».

E lei?
Gli ho semplicemente risposto che sono un insegnante di Religione Cattolica e che quindi l’alunno e la famiglia mi hanno scelto non per sapere quello che lo Stato pensa della famiglia. Nel Concordato è scritto che lo Stato offre la possibilità di avvalersi di questa disciplina perché in Italia, piaccia o no, tutto è impregnato di cristianesimo, e di cattolicesimo in particolare. Che l’alunno sappia qual è il valore della famiglia per la Chiesa cattolica (e perché) è esattamente il mio compito, il mio dovere di insegnante di Religione Cattolica. Continue reading