Una famiglia si sgretola: separazione dei genitori

Oggi festa della SS. Trinità, festa della Comunione dell’ amore i miei occhi sono pieni di lacrime, perchè , proprio in questo giorno, una famiglia si è frantumata. I figli hanno appreso che i loro genitori si sarebbero separati. Vedo le lacrime del più piccolo che ha visto frantumarsi il mondo in cui è vissuto fino adesso e io piango con lui! Vedo il pragmatismo del più grande, ormai maggiorenne, ma nessuno sa cosa sia passato nel suo cuore in questo momento.

Vi è un nonno che non ha smesso di piangere affidandosi al Signore che può guarire la ferita del cuore e donare consolazione e speranza!

Chiedo al Signore che abbia misericordia per chi ha procurato questa divisione, di cui dovrà rispondere perchè ha procurato tanta sofferenza e ha sconvolto la vita di due ragazzi con un trauma che si porteranno dietro per la vita.

Chiedo preghiere perchè il Signore aiuti, sostenga, lenisca le ferite dei cuori e non faccia perdere la speranza! Soprattutto sia vicino a questi ragazzi perchè non si perdono nel lungo cammino della vita e possano sperimentare la vicinanza del Signore, che “anche se una madre si scorda del suo bambino” Egli non si scorderà mai di ciascuno di noi!

Chiedo preghiere, qydiacdon!

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SS. Trinità : Dio è amore

Quale Dio? Potrebbe essere la domanda che ci poniamo oggi che celebriamo la festa della SS. Trinità. Tanti dicono di credere in Dio, se parliamo con loro, poi se approfondiamo non è difficile che ci si renda conto che non è il Dio che ci viene fatto conoscere nella Rivelazione, il Dio che ci ha fatto conoscere Gesù. Tanti, anche cristiani, parlano di Dio in modo vago, quasi fosse qualcosa di freddo, di astratto lontano dall’ uomo, come fosse chiuso in sé stesso. Si sono create varie caratterizzazioni su Dio, come il Dio dei filosofi, il Dio delle religioni per arrivare anche al Dio della fede.

Il Dio della fede, della nostra fede è il Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. È qualcosa che professiamo in continuazione! Il segno della croce con cui abbiamo iniziato la Messa, che ci facciamo quando entriamo in Chiesa, che apre e chiude la preghiera, il gesto con il quale veniamo benedetti è tutto un dire e professare la Trinità. Così facciamo nella professione di fede, il Credo. Nel Battesimo con cui siamo diventati cristiani, siamo stati battezzati “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. La liturgia è sempre orientata alla Trinità. Continue reading

Con quale amore amiamo Gesù Cristo?

Non basta parlare di Lui, fare delle cose per Lui, vestirci di Lui per poter anche dire che lo amiamo. È la tenerezza con cui viviamo che dice che non siamo aceto, ma acqua che disseta.
In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala.
Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. (Gv 19,25-34) Continue reading

L’ARCIVESCOVO CREPALDI “Il gay pride ha colpito e sporcato la fede del popolo”

“Si è colpito al cuore il nucleo più prezioso della nostra fede nel Cristo Signore e la nostra devozione. Ecco la necessità di riparare quello che è stato rotto e di pulire quello che è stato sporcato, che, da Gesù Cristo in poi, costituisce la missione propria della Chiesa e di noi cristiani”. L’appello dell’arcivescovo Crepaldi sulla necessità di riparare dopo i gay pride.

Di seguito l’omelia pronunciata dal vescovo di Trieste Giampaolo Crepaldi nel corso della quale ha giustficato la necessità di una preghiera di riparazione a seguito dei fatti del Pride FVG della scorsa settimana. Continue reading

Attaccano pure la Pentecoste: comizio nelle chiese per i migranti invece che testimoni di Resurrezione. Protesta dei fedeli che vogliono restare cattolici.

“Servire i poveri è nel Vangelo, non è comunismo”, ha detto ieri papa Bergoglio per rispondere ai suoi critici. Dimenticando di dire che il comunismo è stato il peggior nemico dei poveri. E dimenticando che nel Vangelo c’è scritto che anzitutto bisogna servire Dio.

Gesù non vara un partito, non si occupa di elezioni e di politica, ma del Regno dei Cieli. Dei poveri Cristo parla in modo diametralmente opposto a Marx e Lenin, che non a caso detestavano il cristianesimo. Il magistero bergogliano è confusionario e genera confusione.

Secondo una ricerca della Doxa negli ultimi cinque anni, che corrispondono al pontificato di Francesco, il numero di fedeli cattolici in Italia è crollato di quasi otto punti percentuali (il 7,7 per cento).

Ma papa Bergoglio non sembra preoccupato di questa catastrofe spirituale (anzi, continua a colpire duramente gli ordini religiosi più ferventi e con più vocazioni cosicché si aggraverà tale crollo).

Ciò che lo preoccupa sembra essere il crollo del numero di migranti da quando al Viminale è arrivato Matteo Salvini , il quale peraltro sottolinea che la fine delle partenze dei barconi, significa il quasi azzeramento del numero di morti nel Mediterraneo. Continue reading

“La chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità”( 1 Tim 3,15) Dichiarazione sulle verità riguardanti alcune degli errori più comuni nella vita della Chiesa nel nostro tempo

I fondamenti della fede

1. Il senso corretto delle espressioni “tradizione vivente”, “Magistero vivente”, “ermeneutica della continuità” e “sviluppo della dottrina” include la verità che qualunque nuova comprensione del deposito della fede non può essere contraria a quanto la Chiesa ha sempre proposto nello stesso dogma, nello stesso senso e nello stesso significato (cfr. Concilio Vaticano I, Dei Filius, 3, cap. 4, “in eodem dogmate, eodem sensu, eademque sententia“).

2. Il significato delle formule dogmatiche nella Chiesa “rimane sempre vero e coerente, anche quando è maggiormente chiarito e meglio compreso”. Quindi è sbagliato sostenere: primo, “che le formule dogmatiche (o qualche categoria di esse) non possono manifestare la verità determinatamente, ma solo delle sue approssimazioni cangianti, che sono, in certa maniera, deformazioni e alterazioni della medesima”; secondo, “che le stesse formule, inoltre, manifestano soltanto in modo indefinito la verità, la quale deve essere continuamente cercata attraverso quelle approssimazioni”. Quindi, “chi la pensasse così, non sfuggirebbe al relativismo dogmatico e falsificherebbe il concetto d’infallibilità della Chiesa, relativo alla verità da insegnare e ritenere in modo determinato” (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione Mysterium Ecclesiae circa la dottrina cattolica sulla Chiesa per difenderla da alcuni errori d’oggi, 5).

Il Credo

3. “Il Regno di Dio, cominciato quaggiù nella Chiesa di Cristo, non è di questo mondo, la cui figura passa; e la sua vera crescita non può esser confusa con il progresso della civiltà, della scienza e della tecnica umane, ma consiste nel conoscere sempre più profondamente le imperscrutabili ricchezze di Cristo, nello sperare sempre più fortemente i beni eterni, nel rispondere sempre più ardentemente all’amore di Dio, e nel dispensare sempre più abbondantemente la grazia e la santità tra gli uomini. (…) L’intensa sollecitudine della Chiesa, Sposa di Cristo, per le necessità degli uomini, per le loro gioie e le loro speranze, i loro sforzi e i loro travagli, non è quindi altra cosa che il suo grande desiderio di esser loro presente per illuminarli con la luce di Cristo e adunarli tutti in Lui, unico loro Salvatore. Tale sollecitudine non può mai significare che la Chiesa conformi sé stessa alle cose di questo mondo, o che diminuisca l’ardore dell’attesa del suo Signore e del Regno eterno” (Paolo VI, Lettera apostolica Solemni hac liturgia -Credo del Popolo di Dio-, 27). È quindi erronea l’opinione di chi afferma che Dio è glorificato principalmente dal progresso delle condizioni temporali e terrene dell’umanità. Continue reading

Pentecoste 2019

Si realizza oggi e ci viene descritto quello che il Signore Gesù aveva detto ai suoi e che sentivamo anche Domenica scorsa: “Ed ecco io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’ alto”. Questa potenza dall’alto è il dono dello Spirito santo. Descritto nella Bibbia come afferrabile e inafferrabile insieme, invisibile e tuttavia potente, carico di energia prorompente come il vento della tempesta, lieve come la brezza della sera che accompagna e ristora i passi del pellegrino, vitale come l’aria che si respira soggiogante nonché libero e fonte di libertà. (Mannucci)

Nel libro degli Atti l’evangelista Luca fa questa annotazione cronologica: “Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste”. È la festa ebraica Continue reading

Meditazione: Ascensione del Signore anno C: Guardare al cielo per annunciare alla Terra

Grande festa di speranza quella della Ascensione del Signore Gesù, il cui significato di quello che la Chiesa celebra in questo giorno è già annunciato e pregato nella colletta: “Poiché nel tuo Figlio asceso al cielo
la nostra umanità è innalzata accanto a te,
e noi, membra del suo corpo,
viviamo nella speranza
di raggiungere Cristo,
nostro capo, nella gloria.”

“La nostra umanità è innalzata accanto a te nella gloria …” forse noi non ci rendiamo conto appieno di quello che significano queste parole… Significano che tutta la nostra persona con tutta la sua umanità nel Signore Gesù, anche nella sua dimensione fisica è già nella beata eternità di Dio! Ma questo non è quanto noi desideriamo, cerchiamo agogniamo, per noi e per le persone che amiamo.

Se questa festa ci innalza con lo sguardo in alto verso il cielo, le letture che abbiamo ascoltato ci invitano a guardare in due direzioni. Certamente in alto per contemplare quella che è il nostro fine, la realtà finale che ci attende, che non è quella dell’annientamento, ma quella di una vita piena perfetta in Cristo. Ci invitano a guardare al Paradiso, ci invitano a pensare a una vita che non è a termine, ma senza fine, dove non esiste prima o dopo, ma solo l’eternità Invitati a guardare al Cielo nello stesso tempo non possiamo disinteressarci di guardare alla terra: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Continue reading

Sul “Modena pride” e sulla “processione di pubblica riparazione” Il parere del Vescovo Erio Castellucci

Interpellato da diverse parti per un parere circa la manifestazione del “Modena pride” e la processione di “pubblica riparazione”, entrambe previste per sabato 1 giugno 2019, lo esprimo il più brevemente possibile, rinunciando al linguaggio ufficiale e adottandone piuttosto uno quasi confidenziale.

Prima di tutto confermo la mia adesione alla visione antropologica cattolica, espressa costantemente dal magistero del Concilio Vaticano II e condensata nel magistero dei pontefici, specialmente nella Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II, nel Catechismo della Chiesa cattolica e nella Amoris Laetitia di papa Francesco. Credo che il matrimonio sia una comunità di vita e di amore tra un uomo e una donna, connotata da complementarità, reciprocità e generatività, e come tale rientri nel progetto stabilito da Dio creatore e confermato da Cristo redentore. Contemporaneamente, insieme allo stesso magistero del Concilio Vaticano II e dei pontefici, credo che ogni persona vada accolta e accompagnata e quindi, per quanto mi è possibile, rifiuto gli atteggiamenti discriminatori verso coloro che non condividono l’antropologia cattolica e che, rimanendo entro la legalità, decidono di manifestare pubblicamente le proprie idee. La distinzione di San Giovanni XXIII tra “errante” ed “errore” resta uno dei capisaldi dello stile evangelico assunto dalla Chiesa, che cerca sempre la sintesi tra verità e carità. Continue reading