XX Domenica ordinario C –Verità e pace

“Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! … Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione.” Sono parole severe quelle che Gesù pronuncia che richiedono da parte nostra una riflessione seria, approfondita per comprenderne bene il significato. Infatti nel vangelo di Giovanni al capitolo 14 leggiamo: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.” Il risorto che viene in mezzo ai suoi saluta con queste parole: “«Pace a voi!” per ben due volte.
Che anche oggi si parli di pace e tutti ne parlino e forse anche straparlino è indubbio, occorre intendersi su cosa si intende per pace.

1. Pace sociale: assenza di guerra, ma la pace può essere compromessa anche da altri conflitti, pensiamo alla fame, all’ accesso all’ acqua potabile e altre innumerevoli ragioni.
2. Pace basata su rapporti di forza con potenziale bellico: arsenali atomici o chimici
3. Pace come benessere economico, senza stare tanto a guardare se si è conquistato onestamente o in altro modo
4. Pace è anche un momento di felicità che ci scalda il cuore, ci rasserena o ci fa semplicemente gioire o piacere senza considerare che è fuggevole
5. Insomma sotto la parola pace tante sfaccettature che possono nascondere egoismo e pigrizie ma che, al momento, possono dare una certa tranquillità. Continue reading

USA Inchiesta-choc: i cattolici non sanno cosa sia l’Eucaristia

Un rapporto del Pew Research Center rivela che solo un terzo dei cattolici americani crede che la comunione sia il Corpo e Sangue di Cristo. Il 69% ritiene invece che pane e vino siano solo simboli, e molti sono anche convinti che questo sia l’insegnamento della Chiesa. Dati inquietanti, che non riguardano soltanto gli Stati Uniti, anzi: ci sono diversi elementi per ritenere che in Europa, e anche in Italia, i risultati sarebbero anche peggiori. È questa la vera emergenza per la Chiesa, di cui dovrebbero preoccuparsi i pastori. Tutto il resto viene molto dopo.

Da qualche anno, pare che il problema numero uno della Chiesa sia fare in modo che tutti, indistintamente, possano fare la comunione, nessuno escluso. D’accordo, ma quanti fedeli sono oggi consapevoli del valore e del significato del sacramento dell’Eucaristia? Ha senso chiederselo dato che già padre Pio di Pietrelcina (1887-1968), presagendo una certa ignoranza al riguardo, aveva a suo tempo sentenziato che, se si sapesse del reale valore della Santa Messa, ci vorrebbero i carabinieri per coordinare le folle che vi accorrerebbero.

Una battuta, quella del santo, che inquadrava una situazione allarmante già decenni or sono, figurarsi oggi. Chi non si è fatto troppi pensieri e ha provato a scrutarla, la situazione odierna, è stato il Pew Research Center che dal 4 al 19 febbraio di quest’anno ha effettuato una rilevazione proprio sulla conoscenza religiosa nel popolo americano, condensando quanto scoperto nelle 70 pagine di un report poi eloquentemente intitolato What Americans Know About Religion (Cosa sanno gli americani della religione). Continue reading

LA TESTIMONIANZA – Famiglia, quella di Wojtyla era una “pastorale integrale”

Le radici dell’Istituto Giovanni Paolo II, ora soppresso, affondano nel cammino che il giovane prete Karol Wojtyla ha fatto insieme alle giovani coppie a lui affidate, condividendo la loro stessa vita. È lì che ha imparato ad “amare l’amore umano”, un confronto continuo fra dottrina e vita, per condurre l’uomo a Dio. La sua pastorale non era la traduzione nella pratica di un progetto elaborato a tavolino, e sono stati proprio gli sposi – lui diceva – ad insegnargli che l’amore puro, l’amore per sempre è possibile. È da questa esperienza feconda, e di fronte agli attacchi al matrimonio e alla famiglia, che nacque l’esigenza di un istituto che aiutasse pastori e laici a realizzare l’insegnamento della Chiesa. E in 39 anni in tanti ne hanno sperimentato l’utilità. Una testimonianza esclusiva.

Pubblichiamo in esclusiva per l’Italia un testo preparato dai professori Stanislaw e Ludmila Grygiel, una testimonianza personale che ben spiega il retroterra culturale ed ecclesiale da cui nascono l’amore e l’impegno di san Giovanni Paolo II per la famiglia. Ed è quindi fondamentale per comprendere il senso che san Giovanni Paolo II ha dato al Ponitificio Istituto per gli studi sul matrimonio e la famiglia, ora rivoluzionato dal nuovo Gran Cancelliere monsignor Vincenzo Paglia, in attuazione del Motu Proprio di papa Francesco Summa Familiae Cura.

Per capire bene l’identità dell’Istituto soppresso bisogna conoscere la sua origine e la sua storia.

L’Istituto è frutto della sollecitudine del suo santo Fondatore per le sorti del matrimonio e della famiglia oggi e domani. La sua genealogia comincia alla fine degli anni ’40 del secolo scorso, quando il giovane sacerdote Karol Wojtyla, nominato il vicario della parrocchia di San Floriano a Cracovia, incontrò dei giovani che gli posero domande fondamentali sull’amore dell’uomo e della donna. Wojtyla, parlando e pregando con loro, ha imparato ad “amare l’amore umano” e così ha elaborato le risposte alle loro domande, risposte che si trovano nel libro “Amore e Responsabilità”, nell’altro libro “Persona e Atto” e poi nei suoi documenti pontifici. Continue reading

La verità su san Giovanni Paolo II

La testimonianza dei coniugi Grygiel che abbiamo pubblicato ieri, permette di spazzare via la grave menzogna sul Magistero di san Giovanni Paolo II. Non era un rigido moralista, che imponeva regole astratte, ma un uomo che fin dai primi anni di sacerdozio è stato profondamente immerso nella realtà delle famiglie, che ha aiutato a scoprire e seguire la loro vocazione. Liquidare l’eredità di san Giovanni Paolo II significa consegnare la famiglia alla cultura dominante.

– QUELLA DI WOJTYLA ERA UNA “PASTORALE INTEGRALE”, di Stanislaw e Ludmila Grygiel

San Giovanni Paolo II
Dobbiamo essere grati a Stanislaw e Ludmila Grygiel per la testimonianza su san Giovanni Paolo II, che abbiamo pubblicato ieri (clicca qui). Anzitutto perché ci ridona un Wojtyla vero, raccontato da chi ha avuto il privilegio di una stretta amicizia con lui, prima a Cracovia, poi a Roma dove i Grygiel furono invitati a trasferirsi, per lavorare, proprio dal neo eletto Giovanni Paolo II. Dunque, non le teorizzazioni del pensiero o del Magistero, ma un Wojtyla in carne ed ossa, che meglio ci fa apprezzare anche il suo pensiero vero.

E qui è l’altro punto fondamentale: il racconto della genesi della grande cura per la famiglia che ha caratterizzato il prete e il vescovo Wojtyla e che, negli anni del Pontificato, ha portato tra l’altro alla fondazione dell’Istituto teologico per gli studi su matrimonio e famiglia, permette di spazzare via la grave menzogna sul Magistero di san Giovanni Paolo II.

Una certa narrazione oggi in voga vorrebbe che prima di Amoris Laetitia, la Chiesa fosse ossessionata con norme astratte di morale, ovviamente molto rigide, imposte alle povere coppie di sposi. Un giogo insostenibile – dimostrato dalla scarsa adesione dei cattolici alla morale insegnata dalla Chiesa – da cui ci avrebbe finalmente liberato l’attuale pontificato, molto più vicino e attento alla realtà delle famiglie. Il tutto dentro una scissione concettuale tra dottrina e pastorale, come fossero due realtà antagoniste. In questo modo si giustifica anche la soppressione del vecchio Istituto Giovanni Paolo II e la sua sostituzione con uno nuovo che di Giovanni Paolo II ha soltanto il nome. Continue reading

15 Agosto Assunzione di Maria in anima e corpo al cielo

In questa bella festa in cui celebriamo Maria Assunta in cielo, cioè vivente in tutta la sua realtà di persona umana per “sempre con Dio e in Dio”, la prima lettura tratta dall’Apocalisse ci rimanda a guardare in alto e in questa “ donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto.”, non è difficile vedere la figura di Maria, come nel drago rosso si può facilmente intuire quello a cui la donna del libro della Genesi schiaccerà il capo.
“Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno” (Genesi 3,15)

Il Vangelo ci rimanda all’ episodio della visitazione in cui Maria partecipe del mistero dell’Incarnazione cioè alla nascita del corpo umano di Cristo si reca, portando in sé Gesù, a visitare la cugina Elisabetta. Proprio per questa sua maternità colei che dà al mondo il Salvatore non poteva conoscere la corruzione. Del resto S. Paolo scrivendo ai Romani ricorda che: “a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, e così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato…”. Maria SS, però è stata preservata dal peccato. Continue reading

XVIII Domenica anno C: “Riposati, mangia, bevi, datti alla gioia

“Riposati, mangia, bevi, datti alla gioia”

Sembra il programma che si predispone quando si va in ferie, ma non solo perché oggi sembrerebbe essere anche il programma di tante persone nella loro vita e che cercano di inseguire e realizzare con ogni mezzo. Sono le parole che pronuncia l’uomo ricco della parabola, dimenticandosi ciò che è fondamentale: ““Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”.

Peguy, questo poeta francese nato nel 1873 e morto nel 1914 scriveva:
“Per la prima volta nella storia del mondo il denaro è padrone di tutto e di tutti: senza limiti, senza pudore. Oggi le stesse persone valgono per quanto possiedono: è un fatto orribile, è un fatto vergognoso perché è una grande menzogna”
Sembra scritto per il nostro attuale contesto, in cui tutto viene deciso in base al potere dell’economia, del denaro, in cui non si esita ad uccidere per una manciata di Euro, e per il denaro si finanziano conflitti, non si esita ad alterare le colture dei paesi e si devasta il mondo. Sentivamo proprio in questi giorni dello scempio che sta sconvolgendo
l’Amazzonia a favore delle multinazionali.

Una vita impostata su: “ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti”, accumula ricchezze è decisamente una vita impostata su un programma incompleto! Perché? Perché non vi è nessun posto per Dio, né per il prossimo che si trova in condizioni di bisogno. Continue reading

Per quelli che… “La preghiera mi sembra una perdita di tempo!”

Certe volte pensiamo: “La preghiera mi sembra una perdita di tempo, fammi fare qualcosa di utile!”. Ma non c’è nulla di più utile che pregare!

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». (Lc 10,38-42)

C’è una grande intraprendenza che va riconosciuta a Marta. Ne parliamo spesso male quando leggiamo la pagina del vangelo di oggi, ma la verità è un’altra. È il suo “fare” che porta Gesù in casa. Né Maria, né tanto meno Lazzaro saranno capaci di questo. Marta si! Detto questo però va subito rimessa al centro la questione principale: “Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti»”. Continue reading

URSULA VON DER LEYEN, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA: LA PEGGIORE SCELTA POSSIBILE La neo presidente della Commissione porterà avanti la parità di genere, l’ambientalismo stile Greta e porte aperte ai migranti (ovviamente il cristianesimo è assente)

Se il buongiorno si vede dal mattino, l’avventura della tedesca Ursula von der Leyen alla guida della Commissione europea non è cominciata molto bene. Non solo perché ha strappato l’approvazione del Parlamento europeo per appena nove voti, con il determinante appoggio del Movimento 5 stelle (quelli del cambiamento che sferzavano il Ppe), non solo perché è stata scelta con «una poco trasparente manovra di palazzo» (Corriere), ma anche perché dalle priorità indicate, e da come le ha esposte, si deduce una «sostanziale assuefazione allo status quo» che «non riavvicina l’Europa ai cittadini» (ancora Corriere).

SE VOTARE CAMBIASSE QUALCOSA NON CE LO LASCEREBBERO FARE
Nella nomina di Vdl, spiega Paolo Lepri sul Corriere, «l’unica innovazione minore partorita negli anni passati, cioè l’indicazione agli elettori dei capilista candidati alla guida della Commissione», è stata sconfessata. Ma rendere il governo dell’Unione Europea più democratico non era uno degli obiettivi? Come sottolineato da Andrea Bonanni su Repubblica, «dietro il pasticciato paradosso di una candidata che non prende tutti i voti dello schieramento in cui si riconosce, e ne prende invece dal fronte teoricamente avverso, c’è il peccato originale della scelta operata dai capi di governo al vertice che l’ha nominata. In quella riunione, i leader hanno di fatto affossato il sistema degli “Spitzenkandidaten”, che riconosceva al Parlamento il diritto di indicare i concorrenti dei vari partiti per la guida della Commissione. Questa scelta ha lasciato ferite profonde».
Il governo italiano si è spaccato sull’elezione di Vdl (M5s ha votato sì, la Lega ha votato no), così come quello tedesco. Speriamo che questa scelta del partito di Matteo Salvini non pregiudichi l’affidamento all’Italia di un commissariato di peso. Di sicuro non fa ben sperare il fatto che Vdl, che nel suo discorso programmatico ha lisciato il pelo a tutti (ma proprio a tutti) gli schieramenti per implorarne i voti, abbia voluto tracciare un’unica linea di demarcazione: quella tra europeisti e populisti. Quelli cioè che, a ragione o a torto, hanno interpretato i timori della maggioranza dei cittadini europei a riguardo di un’Unione troppo fissata sul rapporto deficit/Pil e poco attenta alle esigenze dei singoli paesi. Non è un buon segnale. Continue reading

LE ONG NON SALVANO VITE UMANE, MA LE METTONO APPOSTA IN PERICOLO Lo scopo è solo di favorire l’invasione (ad es. la Sea Watch costa 3 milioni di euro l’anno, ma con questi soldi si potevano mantenere 200 mila africani

Io continuo a pensare che l’impossibilità di confrontare serenamente e razionalmente le opinioni dipenda da Internet. […] È quello che sta succedendo con la vicenda della Sea Watch.
La moltitudine dei difensori della Ong (di tutte le Ong che operano nel Mediterraneo) e del capitano Carola Rackete sostiene questo sillogismo:
a) Premessa maggiore: la vita umana è bene primario.
b) Premessa minore: le Ong salvano vite umane.
c) Conclusione: per salvare vite umane (beni primari) si può violare ogni norma che tuteli beni secondari.
Si tratta in realtà di un paralogismo: la premessa minore è erronea. Le Ong non salvano vite umane. Al contrario le mettono intenzionalmente in pericolo. Quello che vogliono è favorire la migrazione. A questo scopo ogni Ong si è data una struttura economica e operativa.
Fausto Biloslavo su Il Giornale, ha fornito informazioni impressionati: «Sea Watch è costata nel 2018 oltre un milione e mezzo di euro (lavori in cantiere dell’anno prima e due gommoni). Si devono aggiungere 304.069,65 euro per spese equipaggio e personale amministrativo a Berlino e Amburgo. Ancora: viaggi e voli di equipaggi e attivisti: 61.980,36 euro, assicurazione, ormeggi e tasse portuali: 100mila euro, viveri per equipaggio e migranti: 36.456,76 euro, telecomunicazioni: 22.661,23 euro, carburante: 80mila euro, manutenzione: 77mila euro, «fornitori di servizi esterni» (?): 102.172,57 euro, spese burocratiche: 192 mila euro, team italiano (lobbisti): 62.815,17. Ci sono poi due aerei, uno costato 100.000 euro che ha compiuto un’operazione (?) 262.435,00 euro. Carburante e tasse aeroportuali: 162.360,00 euro. Totale, circa 2.700.000 euro, pagati dalla federazione evangelica tedesca.» Continue reading

MÜLLER «Donne diacono? Non nella Chiesa cattolica»

In una dichiarazione diffusa in tre lingue, l’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede torna su uno dei temi di cui si parlerà al Sinodo sull’Amazzonia: nessun sinodo, papa o concilio «potrebbe rendere possibile l’ordinazione delle donne come vescovo, sacerdote o diacono».

Il cardinale Müller con papa Benedetto XVI
Il cardinale Gerhard Müller, già Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha diffuso un documento pubblicato in tre lingue – tedesco, spagnolo e inglese – per controbattere alcune delle idee e delle proposte avanzate da vescovi e teologi in relazione al Sinodo sull’Amazzonia, che si terrà a Roma nell’ottobre prossimo, e che ha già provocato pesanti critiche e perplessità a tutti i livelli nella Chiesa, visto il tono e i contenuti dell’Instrumentum Laboris. Come è noto qualche vescovo, di origine tedesca, ha lanciato l’idea che dal Sinodo possa uscire un’approvazione del diaconato femminile. Müller risponde nel suo testo che nessun sinodo, papa o concilio “potrebbe rendere possibile l’ordinazione delle donne come vescovo, sacerdote o diacono”.

Il testo preparatorio del Sinodo è già stato oggetto di critiche severe da parte del cardinale , ma in questo documento si focalizza soprattutto sul tema dell’ordinazione femminile, sul sacerdozio, e sul fatto che le donne non possono accedervi. “Il Magistero del Papa e dei vescovi non ha alcuna autorità sulla sostanza dei Sacramenti”, afferma il cardinale. “Pertanto, nessun sinodo – con o senza il Papa – e nemmeno nessun Concilio ecumenico, o il solo Papa, se parlasse ex cathedra, potrebbe rendere possibile l’ordinazione delle donne come vescovo, sacerdote o diacono. Sarebbero in contraddizione con la dottrina definita della Chiesa”. E un tale passo di conseguenza “sarebbe invalido”.

Il cardinale Müller ha definito il prossimo Sinodo una “palla da demolizione” che mira a una “ristrutturazione della Chiesa universale”.
La scorsa settimana, il cardinale Müller aveva pubblicato una sua prima valutazione del documento di lavoro del Sinodo dell’Amazzonia, criticandolo per la sua “inversione radicale nell’ermeneutica della teologia cattolica” e per il suo “falso insegnamento”.

Müller pone in questo testo tutta la sua grandissima competenza teologica in difesa del sacerdozio cattolico. Ricorda che “il triplice ufficio – come si è sviluppato storicamente dall’apostolato nella Chiesa primitiva istituito da Cristo – esiste in virtù di una “istituzione divina “(Lumen Gentium 20)”. Questo ufficio è esercitato dai vescovi, presbiteri e diaconi. Continue reading